Bambino contro i gay costretto a scrivere cento volte “sono un deficiente”


Nel 2006 una donna ha insegnato alla scuola media statale di Palermo “Silvio Boccone”. G.V., queste sono le sue iniziali, oggi non lavora più. Ha 59 anni ed è in pensione. Nelle ultime ore la cronaca si sta occupando di lei poiché cinque anni fa costrinse un suo alunno a scrivere cento volte: “Sono un deficiente”.

Il bambino non aveva permesso ad un coetaneo di entrare nel bagno dei maschi. Per lui era troppo femminuccia e gay. Secondo quanto raccontato dal padre, il castigo deciso dall’insegnante avrebbe provocato dei danni psicologici al figlio. Per tutelare il minore il genitore si è rivolto al tribunale che in secondo grado ha condannato la donna ad un anno di carcere. La pena è stata sospesa. L’insegnante ha già fatto sapere di portare la propria storia alla Cassazione.

Prendere le difese dell’insegnante solo perché ha provato a correggere gli atteggiamenti omofobi di un bambino è sbagliato. La donna avrebbe dovuto far capire al minore i propri errori con altri strumenti. Scrivere cento volte “Sono deficiente” non aiuta nessun ignorante a colmare le proprie lacune. L’omofobia la si cura solo con la conoscenza. Peggio della donna sono riusciti a fare solo i genitori del minore coinvolto. Invece di spiegare al bambino che a volte i grandi sbagliano hanno preferito fare la guerra.

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