A Budapest vietato il pride, a Minsk permesso. A Lima, invece, niente baci gay

A Budapest vietato il pride, a Minsk permesso, a Lima, invece, niente baci gay

Repressione due, accoglienza uno. A leggere le notizie che giungono da varie parti del mondo, infatti, potrebbe essere questo il risultato della partita per i diritti lgbt.

A Budapest la polizia ha vietato il Pride, nonostante il permesso concesso. A renderlo noto è Fondazione Rainbow Mission, organizzatrice della marcia. La sfilata doveva svolgersi dinanzi al Parlamento con il dichiarato intento di protestate contro la legge sulla libertà di stampa. La polizia aveva prima accordato il permesso e poi improvvisamente ha deciso di revocarlo, perché la manifestazione avrebbe arrecato gravi problemi al traffico cittadino.

Lo scorso fine settimana, invece, a Lima in Perù, sempre la polizia ha represso con brutalità un gruppo di persone che si era riunito sotto lo slogan Baci contro l'omofobia. Si trattava di un pacifico bacio collettivo che, approfittando della festa degli innamorati, desiderava portare all'attenzione di tutta la comunità che “l'amore è uguali per tutti”. Secondo alcuni dietro l'arrivo della polizia ci sarebbe una denuncia da parte della chiesa cattolica.

Tornando in Europa, invece, la comunità gay della Bielorussia ha ottenuto l'ok per un evento pubblico nel centro di Minsk. Unica clausola è che la manifestazione non superi il numero di quindici partecipanti. Non sono permesse bandiere rainbow, ma Sergey Androsenko, leader della comunità omosessuale (“non registrata” come si affrettano a spiegare dalla Capitale) ha detto che “avremo striscioni per chiedere la registrazione di questo simbolo del movimento gay a livello mondiale”. Solo quindici persone, non di più. Si tratta, in ogni caso di un sì storico, visto che fino ad ora era sempre stata vietata qualunque manifestazione.

Foto | Flickr

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