Intervista. Maria Grazia Sangalli spiega a Queerblog come possono tutelarsi le famiglie gay


Negli ultimi tempi in molti si sono occupati dei genitori omosessuali. Qui il commento di Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, sulla scelta di Elton John di diventare padre. Chi ragiona delle famiglie arcobaleno, qui l’intervista a Giuseppina La Delfa presidente dell’associazione omonima, non tiene conto dell’attualità. Sempre più omosessuali decidono di diventare genitori. Poco importa se la legge non è pronta per loro. Da questo dato di fatto dovrebbe partire il dibattito. Con l’avvocato Maria Grazia Sangalli, che abbiamo già intervistato qui per capire cosa devono fare le persone transgender per tutelarsi, abbiamo provato a fare un punto sui mezzi legali che hanno a disposizione i genitori gay per difendere le proprie famiglie.

Famiglie arcobaleno, associazione di genitori gay, ha una sezione legale. Lei ne fa parte. Quanti avvocati, oltre a lei, collaborano con l’associazione?

Il gruppo legale di FA conta una decina di avvocati, la maggior parte dei quali ha deciso di aderire alla rete di giuristi che si occupa del riconoscimento e della tutela dei diritti LGBT, Rete Lenford. Questo ci consente un efficace scambio di esperienze, informativa e prassi, oltre ad una comunanza di obiettivi.

Perché Famiglie arcobaleno deve collaborare con un gruppo di avvocati?
Per una ragione molto semplice. I nuclei omogenitoriali presenti in Italia oramai in numero rilevante non costituiscono oggetto di alcuna attenzione da parte del legislatore. Questa condizione richiede necessariamente l’analisi e l’adozione di strumenti giuridici per garantire un minimo di tutela dei rapporti, ma anche per risolvere piccoli e grandi problemi che si pongono nella quotidianità. Le coppie omosessuali che decidono di avere figli sono in generale molto più consapevoli e motivate, anche perché l’impossibilità di accedere all’adozione e le limitazioni della legge sulla procreazione assistita le costringono spesso a percorsi molto lunghi e faticosi per realizzare il desiderio di genitorialità. In questo percorso, in cui nulla è lasciato al caso, si chiede all’avvocato di predisporre ogni possibile strumento di tutela per il figlio e per i rapporti familiari che si andranno ad instaurare, il ché non è sempre facile dato che si tratta di districarsi tra istituti del diritto che sono stati concepiti per disciplinare altre e non sempre equiparabili situazioni.

In Italia le unioni omosessuali non sono riconosciute davanti alla legge. Malgrado ciò sempre più gay decidono di diventare genitori. Lo Stato tutela il loro desiderio di famiglia?
Come dicevo i nuclei omogenitoriali non assumono alcuna rilevanza per la legge. L’ordinamento consente in alcune limitate ipotesi di configurare una seppur minima regolamentazione, ma è certo poca cosa rispetto a ciò che avviene in quei paesi nei quali non solo è riconosciuto il matrimonio omosessuale, ma anche il rapporto di filiazione gode di una specifica tutela. Il paradosso è che se una coppia di mamme o di papà, riconosciuti all’estero come legittimi genitori di un minore, arriva in Italia, non viene riconosciuta come famiglia. Non credo che questa situazione possa reggere ancora per molto, specie nell’ambito di uno spazio UE ove vige il principio della libertà di circolazione.

Quali sono i principali problemi che gay e lesbiche devono affrontare quando decidono di diventare una famiglia?
I problemi possono essere di diversa natura e non così dissimili da quelli che deve affrontare qualsiasi coppia. Tuttavia una coppia di persone dello stesso sesso non può ricorrere agli strumenti normativi di cui possono disporre le coppie di persone di sesso diverso, a cominciare dalla possibilità di dare una regolamentazione al rapporto e magari di accedere al matrimonio con tutti i benefici che possono derivare, tra l’altro, anche in tema di filiazione. Penso alla possibilità di richiedere in adozione un minore o alla possibilità di adottare il figlio del partner, ma anche alla possibilità per il genitore non biologico di godere dei congedi parentali o dei permessi di lavoro per assistere il figlio in caso di malattia. L’elenco sarebbe purtroppo lungo.

Una famiglia è composta da genitori e figli. Per la legge essere figlio di un omosessuale è un problema?
È forse utile premettere che tutte le ricerche sociologiche e psicologiche fino ad oggi condotte non segnalano alcun problema nello sviluppo della personalità di un figlio nato da un genitore o da una coppia di genitori omosessuali. Ciò che è paradossale è che, se vogliamo semplificare, per la legge non c’è alcun problema ad essere figlio di una persona omosessuale, ma diventa un problema esserlo di una coppia omosessuale. In questo caso l’unico genitore che può vantare prerogative genitoriali di carattere legale è quello biologico, mentre l’altro, nonostante abbia condiviso il progetto di genitorialità e contribuito materialmente, moralmente ed affettivamente alla crescita del figlio non avrà alcun diritto, ma neppure alcun dovere nei confronti del questo.
Pensiamo a quello che potrebbe accadere nel caso di decesso del genitore legale: un Giudice potrebbe decidere per l’adozione da parte di un parente. O ancora, in caso di separazione il genitore biologico potrebbe vietare all’altro di vedere il minore, oppure lo stesso genitore elettivo rifiutarsi di contribuire al mantenimento del figlio. Noi lavoriamo perché situazioni di questo genere possano risolversi positivamente nell’interesse del minore, mediante gli strumenti giuridici che il nostro ordinamento offre.

In Italia solo ora si comincia ad occuparsi delle Famiglie arcobaleno. I media raccontano soprattutto delle storie felici. La sezione legale dell’associazione si è già occupata di separazioni o divorzi?
FA è costituita non solo da famiglie di prima costituzione, cioè da coppie che hanno condiviso un progetto di genitorialità, ma anche da tanti genitori che hanno concepito un bambino o una bambina all’intero di una relazione eterosessuale e che successivamente hanno costituito una nuova relazione con una persona dello stesso sesso. I problemi che da un punto di vista giuridico emergono, in questi casi, sono relativi all’affidamento e al diritto di visita. La giurisprudenza ha espresso un orientamento consolidato, ribadendo che l’omosessualità non è un motivo sufficiente per negare al genitore omosessuale il diritto all’affidamento condiviso, mentre può incidere negativamente sulla decisione del giudice l’omofobia di uno dei due genitori. Quello che rileva, in sostanza, è il comportamento che tengono in concreto i genitori, che deve essere orientato a favorire lo sviluppo equilibrato della prole. Certo è che, sulla base di questi rilievi giuridici, desta sorpresa la contrarietà di taluno alla possibilità, per gay e lesbiche, di accedere all’adozione.

C’è una storia, tra le tante di cui si è occupata, che l’ha colpita?
Non vorrei parlare di casi specifici. Ho assistito e seguito il percorso di diverse coppie omosessuali, e mi colpisce sempre molto la determinazione, il coraggio ma anche il grado di responsabilità e consapevolezza che accompagna gay e lesbiche che decidono di diventare genitori. Non è un caso che, a fronte della totale indifferenza mostrata dal legislatore, e dunque dell’assenza di regole e tutele, Famiglie arcobaleno si sia dotata di una carta etica, cioè di principi valoriali condivisi per realizzare, in qualsiasi contesto e dunque anche nel caso di separazione della coppia genitoriale, l’interesse del minore. Ovviamente non ha alcuna valenza giuridica ma è certamente rilevante sotto l’aspetto simbolico: le famiglie omogenitoriali sono pronte ad assumersi le responsabilità che la legge pone a carico di qualsiasi genitore; il legislatore, purtroppo, mostra di essere intollerabilmente in ritardo.

Un genitore omosessuale, o aspirante tale, che legge questa intervista come può mettersi in contatto con lei? Quali sono i consigli pratici che si sente di dargli?
Il consiglio è naturalmente quello di attivare degli strumenti di tutela giuridici appropriati, che andranno valutati, caso per caso, in relazione alla singole situazioni, con l’ausilio di un legale. Non è assolutamente da sottovalutare l’aspetto tecnico perché ogni atto, ogni scrittura, deve rivestire una certa forma giuridica per poter essere efficace e vincolante. E, naturalmente, contattare me e gli altri colleghi del gruppo legale di FA tramite info@famigliearcobaleno.org o sos@retelenford.it.

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