Teologi cattolici di lingua tedesca chiedono la fine dell'ostracismo verso le coppie gay

diaconi cattolici

Importante “manifesto” quello che hanno firmato (a ora) 179 teologi cattolici di lingua tedesca (circa un terzo del totale) in favore di una profonda riforma della chiesa che includa, tra molte altre misure, la fine di quel “rigorismo morale” che condanna all'ostracismo all'interno della chiesa stessa le coppie dello stesso sesso o i divorziati risposati. Questo gruppo di teologi ha deciso di muoversi dopo lo scandalo di suore e preti pedofili che per anni sono stati coperti dalla chiesa stessa.

Il documento - dal titolo Chiesa 2011: una svolta necessaria – è stato stilato da un gruppo di otto teologi, che sono rimasti sorpresi dall'ampio sostegno ricevuto: gli estensori speravano di raggiungere almeno cinquanta firme, invece ne hanno raccolte 179, oltre ad alcuni teologi che hanno dato il loro sostegno a voce, ma non se la sentono di sottoscrivere per “non rovinarsi la carriera”· Si tratta di nomi illustri quelli che hanno firmato, come, per esempio, il profesor Michael Albus di Friburgo, Reinhold Zwick dell'Università di Münster, Peter Hünermann e Dietmar Mieth di Tubinga, Heinrich Missalla (Essen) e Friedhelm Hengsbach (Francoforte). Non mancano anche teologi conservatori, come Eberhard Schockenhoff.

Il testo è cauto, tocca diversi aspetti e invita i vescovi a un dialogo aperto. Invocando la cessazione del rigorismo morale nei confronti del matrimonio, il documento sottolinea che l'elevata importanza che la chiesa cattolica attribuisce al matrimonio e al celibato non suppone l'esclusione di quanti vivono responsabilmente l'amore, la fedeltà e la muta assistenza sia che si tratti di una coppia dello stesso sesso che di una coppia di divorziati risposati.

Smuoverà qualcosa? Non credo, almeno per ora. Basti pensare che nel fine settimana, durante l'ordinazione di nuovi vescovi, Ratzinger ha detto che il vescovo “non deve essere una canna di palude che si piega secondo il soffio del vento” ma “un albero che ha radici profonde nelle quali sta saldo e ben fondato. Ciò non ha niente a che fare con la rigidità o l’inflessibilità. Solo dove c’è stabilità c’è anche crescita”. Quasi a sottolineare, come afferma il vaticanista Andrea Tornielli, che si tratta di vecchie proposte già ascoltate da decenni, che molti teologi ripetono ciclicamente nonostante i ripetuti pronunciamenti del magistero.

Foto | Sueddeutsche

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