Il giornale parla di untori trans a Milano e Arcigay risponde

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Il Giornale ha pubblicato un articolo in cui si parla della situazione drammatica, a Milano, in merito al virus dell'Hiv. Nella capitale della Lombardia ci sarebbero più di 7000 persone a rischio Aids. I dati sarebbero il numero annuale dei clienti di due trans brasiliane, che andrebbero a letto con circa 300 persone a testa al mese. Tutto questo avviene in una zona poco distante della stazione centrale di Milano.

L'articolo sottolinea spesso il tema dei transessuali in città che si prostituiscono e che sono disposti a fare sesso senza protezione, come chiesto, soventemente, dai clienti stessi. Il giornale non ci pensa due volte ad usare il termine 'untori', parlando della piaga del virus Hiv ma prendendo ad esempio principalmente il caso delle transessuali, indagate ma ancora non arrestate (e gridando allo scandalo). Viene anche riportato il caso di una povera donna 74enne, nonna e malata di Hiv per via delle scappatelle del marito:

"Ed ecco che l’allarme Aids si fa serio, soprattutto se si considera che i clienti nel frattempo hanno avuto altri rapporti sessuali non protetti: con altre partner, con le mogli. Una donna di 74 anni, pensionata e nonna già da un pezzo, si è trovata così malata di Hiv a causa di una scappatella del marito."

Vengono dati anche i dati anagrafici delle trans: brasiliane, 26 anni l'una, 38 anni l'altra, con mandato di espulsione dalla questura di Rimini. La zona in cui si prostituiscono l'abbiamo detta già prima. Un identikit, praticamente. E anche alcune considerazioni personali:

"C’è da dire, per la verità, che i due trans sono seguiti da due ospedali milanesi nelle terapie per i malati di Aids, ma con tutta probabilità i due brasiliani non si prendevano certo la briga di mettere in guardia dal virus i clienti. E, zitti zitti, si intascavano qualcosa come 250mila euro all’anno in due."

Infine, i dati finali generici (ma con ennesimo riferimento ai trans):

"A Milano cresce la paura per il contagio. Su undici persone che contraggono il virus dell’Aids in Italia, due vivono in città. Inoltre risulta sieropositiva una prostituta su due. Idem per i transessuali"

Paolo Patanè non ha retto all'ennesimo attacco e ha deciso di mandare un comunicato stampa di indignazione in merito alla vicenda, accusando la testata di dare apparente maggiore responsabilità solo alle trans, non ai clienti, senza concentrarsi anche sulla prostituzione generale:

"E’ intollerabile che i giornalisti si facciano megafono dello stigma alle persone sieropositive, e non ha alcun senso cercare di addossare eventuali responsabilità nella diffusione del virus a prostitute e prostituti. Spesso è il cliente a pretendere rapporti non protetti e lo stesso Ministero della Sanità ha candidamente ammesso all’OMS che non esiste alcuna strategia di prevenzione all’hiv-aids per i sex workers. La responsabilità delle istituzioni nell’eludere la prevenzione all’hiv-aids è evidente, ma Il giornale sembra più interessato a diffondere odio per i transessuali. Ai sieropositivi e alle sieropositive italiane, ai transessuali e alle transessuali, va tutta la nostra vicinanza e solidarietà per uno tra i peggiori esempi di disinformazione sul tema (e ne abbiamo letti davvero tanti) mai pubblicato. Contrariamente a quanto pensano gli intellettuali illuminati de "il Giornale", il sesso si fa in due ed è responsabilità di ognuno assumere tutte le precauzioni e atteggiamenti utili per evitare il contagio. Con questo inqualificabile articolo, ancora una volta, si vuol far passare le vittime di un sistema crudele per carnefici (...)"

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