Beppe Severgnini contro il matrimonio gay e le adozioni per gli omosessuali

beppe severgnini italians

Si pensa che, solitamente, chi è esperto di satira e di cultura, viaggi e società, non sia ancorato a pensieri e riflessioni un po' borghesi. Stupisce, quindi, la risposta di Beppe Severgnini quando un ascoltare radio ammette di essere rimasto sorpreso di averlo sentito dichiararsi contrario alle adozioni gay ("Il suo pensiero limitato, sintetico e chiuso trova appoggio negli integralisti islamici, nei leghisti, nei seguaci della Chiesa. È in buona compagnia, ma non credo ne sia orgoglioso. Mi stupisce ciò che ha detto. Proprio lei, uomo di mondo e di viaggi."). E cosa fa l'uomo? Si spiega e giustifica? Assolutamente no, ribadisce il concetto e rilancia ancora:

"Non sono favorevole all'adozione e, prima ancora, al matrimonio, che è per definizione l'unione di un uomo e di una donna. Non accetta il mio argomento? Provi a seguirmi. Perché, allora, il matrimonio non può essere fra tre persone? O fra quattro? O fra tre uomini, due donne e un avatar? Se la sua risposta fosse «Eh no, bisogna essere in due!», vuol dire che anche per lei esiste una definizione di matrimonio, basata su una categoria: il numero. Per me ce n'è un'altra: la differenza di sesso. Non lo chiede solo la religione cattolica; lo suggeriscono il buon senso, la storia e la natura (che punta, implacabile, alla procreazione e alla conservazione della specie)."

Inoltre tira in ballo anche Elton John e il figlio avuto con il compagno David Furnish:

"Aggiungo: l'adozione da parte di coppie omosessuali mi lascia perplesso; molto perplesso quando ha risvolti pubblici e mondani, come nel caso di Elton John. Un bambino ha bisogno di mamma e papà, figure diverse e complementari. Può accadere che debba crescere solo con una o solo con l'altro. Ma svantaggiarlo da subito mi sembra ingiusto. Solo nel caso di adolescenti, la cui l'adozione si rivelasse difficile, sono pronto a rivedere il mio parere."

La solita storia: una figura femminile e una figura maschile. Un brutto verbo: svantaggiare. Ci sono studi, libri, documenti che dimostrano come bimbi adottati da coppie gay siano integrati, felici e sereni. Non sentono di essere in svantaggio anche perché, forse, la società e l'ambiente in cui vivono non ha al suo interno persone che pensano sia quasi un difetto, una mancanza, avere due genitori dello stesso sesso. E poi, il pensiero finale:

"Questo fa di me un troglodita politico? Non credo. Forse, in parte, un conservatore. Credo infatti che qualcosa da conservare ci sia, nella tradizione e nella fabbrica sociale degli uomini. Molto altro, invece, si può e si deve cambiare. E in Italia non lo facciamo, porca miseria."

Eh, sì. Però sarebbe bello che le cose cambiassero e potessero riguardare gli argomenti e i temi di tutti. Perché di gay in Italia che vogliono essere riconosciuti come coppia e stanchi di essere nell'ombra ce ne sono tanti. Dovrebbero essere semplicemente guardati e non solo 'visti.

E in Italia non lo facciamo, porca miseria.


Qui la replica dell'Arcigay
, con la voce del suo Presidente Paolo Patanè.

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