Essere gay in Egitto


Cito Francesco Costa, giornalista del Post. In Egitto sta accadendo la Storia. Confrontare questa rivoluzione con l’attualità degli altri paesi, l’Italia in primis, ha poco senso. Da quando è iniziata la rivolta popolare Queerblog non si è mai occupata del paese. Le notizie dell’Egitto sono grandi. Riguardano tutti i cittadini. Non solo quelli GLBTQ.

Oggi facciamo un’eccezione. Antonino Pingue per mariomieli.org ha intervistato un egiziano gay che vive in Germania. Il ragazzo ha raccontato a Pingue il suo paese e cosa significhi essere omosessuale in Egitto. Di seguito vi riportiamo un estratto dell’intervista che trovate qui.

“Non abbiamo mai avuto locali gay, ma abbiamo di fatto luoghi o posti d’incontro: alcuni pub e caffè, e alcune zone di cruising. Internet rimane comunque il principale canale per incontrare altre persone. Ogni volta che vado a un incontro e sono in Egitto, so che c’è un alto rischio che possa essere un agente di polizia.

Tutti sappiamo che molti gay sono stati arrestati così. Anche se l’omosessualità non è ufficialmente un reato, i poliziotti possono incriminarti per produzione di materiale pornografico o per vilipendio alla religione. Io sono musulmano, ma so anche che sono gay; non devo perdere per questo il mio credo. Io credo in Dio, la religione per me vuol dire essere un cittadino dignitoso”.

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