Stati Uniti. L’abrogazione del “don’t ask, don’t tell” non ha aiutato i militari gay

Il “don’t ask, don’t tell”, il provvedimento che vietava ai gay di fare coming out, è stato applicato per quasi vent’anni prima di essere abrogato. La politica è stata incolpata di questo. Le associazioni statunitensi glbtq hanno chiesto a George W. Bush, prima, e Barack Obama, dopo, di tutelare i militari gay.

Per loro ha fatto qualcosa solo l’attuale presidente degli Stati Uniti. Prima di agire Obama si è informato. Dal 2004 al 2009 il “don’t ask, don’t tell” è costato 193 milioni di dollari. Una spesa impossibile da sostenere in tempi di crisi.

Se l’economia degli Stati Uniti fosse stata più forte probabilmente il coming out sarebbe ancora vietato ai militari gay. L’abrogazione del “don’t ask, don’t tell” non ha aiutato i soldati omosessuali.

Per combattere l’omofobia che ancora esiste nell’esercito Robert Gates, segretario alla Difesa, sta studiando un programma di formazione per i responsabili dei militari gay. Secondo Gates il progetto dovrebbe portare i risultati che non stati raggiunti con l’abrogazione del “don’t ask, don’ tell”.

La politica ha delle colpe ma non è l’unica che ha sbagliato con i militari gay. Se il “don’t ask, don’t tell” è rimasto in vigore per molto tempo la colpa è anche dei superiori omofobi. Anche con loro avrebbero dovuto lavorare le associazioni. I cambiamenti che partono dal basso sono più efficaci di quelli che arrivano dall’alto in ritardo.

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