Salita a Montevergine. La polemica di Vladimir Luxuria è stata inutile. L’omofobia di don Paluzzi non è una notizia

La scorsa settimana qui e qui vi abbiamo raccontato la presunta polemica scoppiata attorno alla tradizionale juta dei femminielli di Avellino. Ogni anno un gruppo di persone glbtq fanno un pellegrinaggio verso il Santuario di Montevergine. Ieri, 29 gennaio, la vicenda si è conclusa. Don Beda Paluzzi, abate di Montevergine, non si opporrà a questo momento di preghiera:

“Per entrare nel Santuario di Montevergine non chiediamo la carta d´identità. Siamo pronti ad accogliere tutti, a patto che ci sia decoro e rispetto per il luogo sacro”.

Al Corriere del Mezzogiorno Paluzzi aveva precisato che la presenza di Vladimir Luxuria e degli altri gay non era gradita. Questa affermazione, che non è in contrasto con quelle più recenti, ha creato una polemica inutile.

Fin da subito il sacerdote non ha negato lo svolgimento della juta. Il suo intervento è stato letto male. Al quotidiano ha precisato che ci sono credenti migliori di altri. Esprimere una preferenza, seppur omofoba, è un suo diritto. A chi la legge trarre le giuste conclusioni.

La juta è una tradizione importante. Molti dei sui dettagli servono a capire le difficoltà dei gay credenti. Lo svolgimento di questo pellegrinaggio poteva, o forse doveva, essere l’ennesima occasione per confrontarci su dei tempi importanti.

Questo confronto non c’è stato. La polemica di Vladimir Luxuria contro Paluzzi si è rivelata essere un contorno vacuo ad una non notizia creata e alimentata per far scoppiare un caso, l’ennesimo, inutile.

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