27 gennaio è il giorno della Shoah. La memoria è diventato un alibi


Il 27 gennaio è la giornata della memoria. Il 27 gennaio si ricorda la Shoah. Durante l’olocausto non morirono solo gli ebrei. Hitler se la prese con tutti. Ogni persona diversa non si meritava di vivere. Durante l’olocausto morirono moltissimi gay. Oggi l’omocausto si ricorda con un triangolo rosa.

La prima volta che mi sono occupato della Shoah per lavoro ero poco più che maggiorenne. Da allora sono quasi 10 anni. Ogni 27 gennaio leggo gli stessi articoli, visito gli stessi siti internet, guardo gli stessi film. Dall’inizio del millennio il mondo è cambiato. La storia ci ha fatti cambiare.

Sulla memoria, in particolare quella della Shoah, mi sembra che non sia cambiato niente. Eppure anche oggi, nel mondo, molte persone diverse sono uccise, come, per esempio, David Kato Kisule, l’attivista omosessuale trovato morto in Uganda.

La memoria, in particolare quella della Shoah, mi sembra che sia diventato un alibi. Il 27 gennaio di ogni anno ci occupiamo, giustamente, delle vittime dell’olocausto. Ci occupiamo di loro solo per 24 ore. Ogni anno. Di loro però ci dimentichiamo il giorno dopo.

La memoria è diventato un alibi, una scusa per metterci la coscienza apposto. Se davvero rispettassimo le storie di chi è stato ucciso perché diverso ci impegneremmo ogni giorno per garantire al prossimo un futuro. Garantire a tutti un domani è il modo migliore per ricordare quanto è accaduto ieri.

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