Il coming out "Sono gay!": scelta evitabile o inevitabile?

coming out mine vaganti

Uno degli argomenti più spinosi per il mondo Lgbt è il dover affrontare il coming out. Ormai sembra essere diventato un'esigenza: quando dire al mondo intero che si è gay? Quando e come confidarlo ad amici e parenti? Viene dipinta quasi come una tassa, un passaggio obbligatorio nella vita di ciascuno di noi, ma è veramente così?

Conosco amici che si sono dichiarati spontaneamente alla propria famiglia, agli amici e sul lavoro Mi hanno detto che non vogliono dimostrare nulla, nè imporre la conoscenza dei propri gusti a nessuno, ma parlano della cosa come un affrontare la propria vita senza doversi nascondere o mentire a chi li circonda. Coraggioso? Necessario? A volte ci sono i genitori che, invece, magari capiscono, non vogliono metterti alle strette con domande dirette ma, ogni tanto, ti buttano lì una frase che può far intendere che hanno capito e non sono proprio scemi.

Conosco, allo stesso modo, persone che, invece, non ne sentono la necessità. Non per mancanza di amore per i genitori o fiducia verso gli amici ma per una questione di riservatezza personale.

Uno dei motivi del timore di dichiararsi gay è anche quello di poter deludere la propria famiglia o quello di essere visti in un altro modo dai propri amici e conoscenti. La paura, il timore del giudizio e l'imbarazzo di toccare questo argomento, a volte, fa vivere la propria vita sotto uno schermo di mistero. Ma fino a che punto tutto questo potrà durare? Da giovani o da ragazzi è possibile essere riservati, ma intorno ai 30, 40 anni, tutto questo non viene automaticamente visto come un silenzioso coming out? Nessuno chiederà mai se hai il fidanzato o la compagna? E al matrimonio tanto desiderato dalla famiglia cosa si potrà rispondere, per sempre?

  • shares
  • Mail
17 commenti Aggiorna
Ordina: