I cattolici riformisti chiedono a papa Francesco di non tacere più sull’omofobia

Accorato appello a papa Francesco del movimento Noi Siamo Chiesa per chiedergli di iniziare un cammino di ascolto e accoglienza delle persone omosessuali.

I cattolici riformisti chiedono a papa Francesco di non tacere più sull’omofobia

Fabio Perroni a nome del nodo romano di Noi Siamo Chiesa – sezione italiana del movimento cattolico progressista International Movement We Are Church – ha rivolto un accorato appello a papa Francesco a seguito del suicidio di Roberto, il quattordicenne romano.

Come popolo di Dio, come fratelli a cui Roberto era stato affidato, dobbiamo interrogarci sulla sua morte! Non possiamo più tacere, non possiamo più essere complici di questa violenza che testimoniano solo la sconfitta del messaggio di accoglienza e di attenzione agli “ultimi” della nostra città. Ogni vita persa, ogni suicidio è una sconfitta per noi tutti. La solitudine di Roberto è una solitudine che uccide, uccide il tessuto umano della nostra città, uccide il tessuto di amore della nostra comunità di fede.

Continua l’appello:

È ora di dire basta! Come pastore soprattutto di questi fratelli e di queste sorelle che maggiormente oggi soffrono per un orientamento che è ai più giudizio e condanna, Francesco, ti chiediamo un segno forte, evangelico, di amore e accoglienza. È giunto il momento di aprire un dialogo vero nelle nostre chiese, nelle nostre comunità. Aprirsi a un dialogo profondo perché il suicidio di Roberto sia davvero l’ultimo. O almeno sia ultimo con il nostro silenzio complice. La comunità deve iniziare un percorso per andare incontro, per conoscere i vissuti, per abbracciare e condividere le sofferenze e le diversità, e accoglierle nella ricchezza del nuovo che vivono.

Il movimento Noi Siamo Chiesa rivolge delle ben precise richieste al papa:

Come Noi Siamo Chiesa, nodo romano ti chiediamo di iniziare questo cammino di ascolto, dialogo, accoglienza verso i nostri fratelli e le nostre sorelle omosessuali che vivono e soffrono l’emarginazione proprio nella comunità dei figli e delle figlie di Dio quotidianamente, perché la morte di Roberto non si vana.

E poi si rivolge alle comunità cattoliche di tutta la chiesa:

Chiediamo a tutta la chiesa di Roma di chiedere perdono nelle prossime celebrazioni comunitarie domenicale per questa morte, per il silenzio e la solitudine di Roberto perché tutti siamo responsabili di questa morte. E chiedere perdono è ricominciare da dove si è fallito perché nessuno viva più la solitudine, la sofferenza e il dolore di Roberto. Ma soprattutto per non dimenticare.

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