Brasile. Nel 2010 sono stati uccisi 250 gay


Nel 2010 sono state uccise 250 persone glbt in Brasile. Una ogni 36 ore. Il dato allarmante è stato divulgato da Luiz Mott, fondatore di Grupo Gay de Bahia, un’associazione omosessuale brasiliana. Nel 2009 le vittime dell’omofobia sono state 198. Una ogni 44 ore.

“Il Brasile”, precisa Mott, “ha organizzato più di 150 cortei gay e ospita la più grande associazione di lesbiche, gay, bisessuali e transgender in America Latina, ma al tempo stesso, è il leader mondiale delle morti causate tra questa fetta della società. Lo Stato adotta pene molto più severe di quelle in maggior parte dei paesi omofobi in tutto il mondo”.

Nelle ultime settimane i mass media italiani hanno ricominciato ad occuparsi del Brasile. Lula, presidente uscente, non ha consegnato all’Italia Cesare Battisti, ex terrorista. Alcuni giornalisti italiani si occupano dell’estero solo se c’è qualcosa da criticare.

Nel nostro paese i crimini omofobi sono in aumento, qui il post sull’ultima aggressione a Roma, e non ancora puniti, qui il post sulla pena inflitta a Svastichella. Chi ha scritto di queste vicende non ha raccontato agli italiani come gli altri paesi provano a ridurre gli episodi omofobi.

Del Brasile si può scrivere. Sarebbe meglio farlo anche quando il protagonista dell’attualità non è un criminale fuggito all’estero. Gli italiani potranno insegnare ai brasiliani come è giusto giudicare Battisti. Dai cittadini di Lula c’è anche da imparare. A differenza del Governo italiano qualcosa ha provato a farlo per ridurre il numero delle vittime gay. Adesso però è necessario raggiungere i risultati sperati. Un omosessuale non può essere ucciso ogni 36 ore.

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