Il caso Giliberti, una passione gay nell'Italia degli anni '50

La pista di un'amicizia particolare condusse la polizia di Torino ad un giovane e ricco bergamasco che Mario Giliberti aveva conosciuto durante il periodo di ferma.

L'omicidio di Mario Mario Giliberti

L’omicidio di Mario Giliberti a Torino nel febbraio del 1958 fece clamore. Le allusioni ad un’amicizia particolare del giovane con un ex commilitone di Bergamo aggiunsero benzina sul fuoco, anche se la parola omosessualità, in quegli anni Cinquanta bigotti e chiusi, ma avviati al boom economico, non poteva ancora essere pronunciata. Le cronache tuttavia ci raccontano che il corpo senza vita di Giliberti, giovane operaio Fiat, venne ritrovato nel retrobottega in cui viveva con la testa avvolta in un lenzuolo ed il corpo martoriato da ben 18 accoltellate. Nella tasca della sua giacca venne scoperta anche una vecchia fotografia che ritraeva Giliberti con un compagno d’armi a cui però era stato tagliato via il volto.

Dopo l’omicidio, la polizia di Torino cominciò a ricevere lettere firmate da un certo Diabolich (sarà proprio lui a ispirare la nascita del celebre Diabolik delle sorelle Giussani). Lettere in cui l’assassino di Mario Giliberti rivelava particolari, criptava messaggi segreti, giocava con le forze dell’ordine. Il misterioso Diabolich parlava ogni volta di amicizia, divise e tradimento.

Le indagini portarono nel giro di poche settimane all’arresto di un giovane bergamasco di ottima famiglia. L’uomo ex compagno d’armi dell’assassinato, venne arrestato, processato e prosciolto, prima per insufficienza di prove, poi per non aver commesso il fatto. Il vero assassino di Mario Giliberti non venne mai individuato.

Via | Mole24.it

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