Napoli. Un anno dopo il Pride il Comune discrimina i genitori gay


Lo scorso autunno vi abbiamo raccontato del Forum della Famiglia di Milano. All’appuntamento furono escluse le famiglie arcobaleno. All’appuntamento non partecipò nemmeno Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio.

Secondo gli organizzatori il capo del Governo non è il rappresentante migliore della famiglia tradizionale. Qui trovate l’intervista che ci ha rilasciato Giuseppina La Delfa, presidente dell’associazione Famiglie arcobaleno, dopo il Forum della Famiglia di Milano.

Fino a sabato prossimo, 22 gennaio, Napoli ospiterà un appuntamento analogo. Anche a Napoli le famiglie arcobaleno sono state escluse dai dibattiti pubblici. Secondo l’associazione Iken Onlus il disguido è stato provocato da Graziella Pagano.

La donna è l’assessore alle Pari Opportunità del Comune di Napoli per il Partito Democratico, il partito che attraverso Paola Concia ha condannato l’omofobia del Forum della Famiglia di Milano.

L’esclusione delle famiglie gay non è piaciuta anche a Francesco Nicodemo, consigliere comunale del Pd:

“Nella città in cui il Gay Pride della primavera scorsa è stata la più grande manifestazione democratica e partecipata del 2010 patrocinata dall’Amministrazione comunale di Napoli, desta grande stupore che tra i temi che saranno affrontati in questi giorni dai Forum della Famiglia siano completamente negate la visibilità e la partecipazione alle persone lgbt”.

Gli esponenti politici come Graziella Pagano non hanno ancora capito un concetto semplice. Ai gay italiani non serve un Pride o uno spot contro l’omofobia, unico progetto gay-friendly attuato da Mara Carfagna, ministro per le Pari Opportunità.

Ai gay servono leggi e provvedimenti concreti che risolvano i problemi quotidiani. Escludere le famiglie arcobaleno da ogni dibattito pubblico vuol dire non affrontare la realtà. Troppo comodo pensare agli omosessuali un giorno all’anno.

Ai politici che praticano questa finta filosofia gay-friendly bisognerebbe proporle uno scambio di ruoli. Probabilmente anche a loro non farebbe piacere essere considerati cittadini solo per poche ore all’anno.

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