Apre a San Francisco il primo museo gay degli USA

Apre a San Francisco il primo museo gay degli USA

Ha aperto a San Francisco il primo museo gay degli USA. Dopo quello di Berlino, in Germania, è il secondo museo al mondo che racconta la storia degli omosessuali e gli ostacoli che hanno dovuto affrontare e superare. La sede è un locale di 150 metri quadrati nel quartiere di Castro. Alle pareti, una frase tratta da un pamphlet del 1978 del Progetto di Storia Gay di San Francisco:

Hanno bruciato le nostre lettere, hanno cancellato i nostri nomi, hanno censurato i nostri libri, hanno dichiarato inqualificabile il nostro amore e hanno negato la nostra stessa esistenza.

Tra i vari reperti figurano gli occhiali da sole rosa di Harvey Milk – il primo politico apertamente gay della California –, manoscritti di attivisti come anche sex toys.

Paul Boneberg, direttore della Società Storica GLBT di San Francisco – ente che da diversi anni porta avanti l'idea di un tale museo – ha detto:

Abbiamo fatto del nostro meglio per creare un museo così ricco, diverso e sorprendente come è la stessa comunità lgbt. Chiunque visiterà il museo – gay, lesbiche, bisessuali, transgender o etero che sia – è certo che si commuoverà, imparerà e capirà.

L'apertura del museo è stata preceduta da una mostra durata undici mesi e aperta nel 2008, poco dopo il film Milk ed è servita come cartina al tornasole per valutare la fattibilità del museo. Al momento attuale il museo ha due esposizioni in corso: una sul “nostro passato gay” e una che raccogliere la collezione della Società Storica GLBT di San Francisco, ma col tempo il museo intende ampliarsi per avere una personalità propria.

L'importanza di questo museo – oltre all'indubbio valore di memoria – è stata espressa da uno dei responsabili, Gerard Koskovich:

Quando le istituzioni generaliste, pur con buone intenzioni, cercano di raccontare le nostre storie, lo fanno secondo le loro categorie. Qui, invece, raccontiamo la storia secondo il nostro punto di vista e senza bisogno di dover chiedere “scusa”.

Foto | Flickr

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