Pavia. Mons. Giudici incontra Arcigay Pavia. Il confronto è davvero necessario?


Giovanni Giudici è un vescovo, amministra la diocesi di Pavia. L’uomo ha accettato l’invito dell’Arcigay locale. Nelle prossime settimane si confronterà con una rappresentanza dell’associazione. L’incontro non avverrà in pubblico. La riservatezza del confronto stata l’unica condizione che Giudici ha posto ad Arcigay. Ad Asca, agenzia di stampa, il monsignore ha dichiarato:

“Dal superamento di steccati di natura ideologica è possibile costruire una società realmente più giusta, libera e rispettosa. La proposta di un incontro è utile per aprire un dialogo fra posizioni ora lontane. Mi auguro inoltre che non ci siano discriminazioni. Io stesso, con tutta la comunità cristiana, sono disponibile ad una lettura più attenta del problema”.

Sull’incontro tra Mons. Giudici e Arcigay Pavia bisogna fare almeno due riflessioni. La prima riguarda la posizione del prelato. Dalle parole del religioso si deduce che il confronto non sarà alla pari. Giudici parla di problema e non di occasione per conoscere meglio i propri interlocutori.

Arcigay Pavia non fa comunque una figura migliore di Giudici. Così come altre associazioni omosessuali discrimina gli interlocutori religiosi non affiliati a Benedetto XVI. La chiesa cattolica non è l’unica realtà religiosa omofoba. Se proprio è necessaria un’opera di evangelizzazione, per me non lo è, forse sarebbe meglio dialogare con tutti.

Se la Chiesa in Italia non rimane al suo posto la colpa è anche di gay e lesbiche. Da molti anni alcuni omosessuali combattono solo contro i preti omofobi. E le istituzioni? Di quelle ci si ricorda solo quando fa più. Mons. Giudici potrà mai impegnarsi con Arcigay Pavia per introdurre anche in Italia una legge contro l’omofobia? No.

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