Spagna: il Pp diviso sul futuro del matrimonio gay


Il matrimonio per tutti in Spagna potrebbe essere messo a rischio da una vittoria elettorale del Pp? Prima di entrare nel merito dobbiamo tenere presente un fatto: in tema di diritti è sempre molto più semplice ostacolare l'introduzione di un diritto piuttosto che cancellare diritti già esistenti. Persino i governi Berlusconi, tra i più reazionari e clericali in Italia, hanno sì introdotto leggi (o disegni di legge) restrittive sulla fecondazione assistita e sul testamento biologico, ma non hanno neppure provato a cancellare l'interruzione volontaria di gravidanza.

In ogni caso nessuna legge è mai del tutto al sicuro e sul matrimonio per tutti (matrimonio "gay" come si dice spesso impropriamente) il rischio è concreto, dopo le parole ambigue di Mariano Rajoy, leader dell'opposizione di destra in Spagna, in un'intervista al quotidiano El Paìs. Si impegna a non toccare la legge sul matrimonio gay, se il Tribunale costituzionale lo dichiarerà legittimo? No, risponde Rajoy, lasciando aperta la porta a un voto contrario, se cambierà la maggioranza in Parlamento.

Non tutti, però, dentro il Pp, principale forza della destra, sono della stessa opinione, a partire dal sindaco di Madrid, Alberto Ruiz-Gallardón, che mantiene una posizione più cauta e spiega che rispetterebbe la decisione del Costituzionale.

Una posizione, questa, che non lo ha salvato dall'accusa di ipocrisia e cinismo da parte del partito socialista, che chiede all'ala centrista del Pp di prendere posizione per i diritti. In ogni caso si può imparare una lezione da questa vicenda: i diritti non sono mai conquistati una volta per tutti, come abbiamo imparato amaramente con la Proposition 8 in California. Bisogna sempre vigilare, anche se è più semplice difenderli che promuoverne di nuovi.