In Polonia lesbiche e trans sfidano il divieto al matrimonio gay


Tra i Paesi che fanno parte dell'Unione Europea, tre sono quelli che più di tutti si sono dichiarati, nei fatti, avversi ai diritti delle coppie di fatto omosessuali: l'Italia, la Grecia e la Polonia. In mezzo, un clero che difende con ogni mezzo il matrimonio tra un uomo e una donna compiendo spesso un atto di prevaricazione contro la sovranità degli Stati in materia di leggi e diritti. Ora, nella cattolicissima Polonia, una coppia gay è riuscita a celebrare pubblicamente la loro unione, aggirando il divieto nella maniera più semplice e senza infrangere la legge.

Si tratta di due donne, Greta e Ania. La prima ha 37 anni ed è conosciuta come attivista del movimento di liberazione sessuale. Ha alle spalle una relazione durata dieci anni con un'altra donna. Ania invece ha 37 anni ed è ingegnere. Alcuni anni fa ha fatto coming out e intrapreso l'iter per il cambio di sesso. La cerimonia nuziale non ha trovato ostacoli perché all'anagrafe, Ania risulta ancora di sesso maschile.

Dal punto di vista biologico sono uomo - ha dichiarato al quotidiano Gazeta Wyborcza - ma mi sento donna psichicamente e così vivo fra i due sessi. Sposandoci in modo formale volevamo richiamare l’attenzione sul fatto che anche in Polonia il matrimonio è riservato solo alle coppie eterosessuali.

La funzione, con rito civile, si è tenuta a a Zelazowa Wola (città natale di Chopin). Entrambe le spose indossavano pantaloni bianchi e giacca viola. Pare abbia creato una certa ilarità tra gli invitati, quando l'officiante si è rivolto verso Ania continuando a chiamarlo al maschile.

Lo scorso anno, un istituto di ricerca polacco, svolse una indagine per conto di un quotidiano conservatore, per sapere se i polacchi erano pro o contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Uno su quattro si dichiarò favorevole alla legalizzazione delle unioni civili gay. Un buon segnale per una terra intrisa di integralismo cattolico.

Si ha anche notizia di un altro matrimonio tra donne, avvenuto ai primi di agosto, celebrato con rito umanistico, grazie all'Associazione dei Razionalisti polacca (omologa più o meno della UAAR).

Durante la cerimonia, una delle due donne ha detto:

Sin dall’inizio della nostra relazione abbiamo cercato di formalizzare il nostro rapporto, per dimostrare, attraverso il matrimonio, che eravamo una famiglia. Con il matrimonio, volevamo sottolineare un cambiamento avvenuto quando decidemmo di stare insieme. È un cambiamento molto importante nelle nostre vite, e volevamo mostrarlo agli altri per essere percepite come famiglia e non più come singole persone. Il matrimonio umanistico, che ha preceduto quello religioso, ci ha dato oggi questa opportunità. Il nostro desiderio è di essere trattate come una coppia regolarmente sposata.

Auspichiamo che questo desiderio sia esaudito al più presto, magari anche da noi, ma a differenza di Greta e Ania, l'unione tra le due donne non avrà gli stessi effetti e diritti sanciti dalla legge polacca.

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