Enrico Oliari risponde alle parole di Francesco Zanardi: "Lo sciopero della fame non porta da nessuna parte ed è solo protagonismo"


Enrico Oliari era stato citato da Francesco Zanardi nell'intervista esclusiva che Queerblog ha voluto pubblicare per voi lettori. Come tante altre associazioni, era stato "accusato" di aver usato indifferenza e non aver appoggiato la decisione dello sciopero della fame della coppia gay. E ora, lui risponde alle provocazioni, cercando di spiegare il proprio punto di vista e ribadendo la sua contrarietà ad una simile scelta:

"Vi è la protesta di Francesco Zanardi, Manuel Incorvaia e “Cris Gi Bari”, fatta di un mix di scioperi della fame, comparse televisive, denuncie di immobilismo rivolte alle associazioni e molta ingenuità, ovvero un’azione estremamente violenta sotto il profilo culturale, ma che di certo non rappresenta il guadagno di nemmeno un centimetro sulla strada verso la meta"

Oliari non condivide e non concorda sulla scelta dei due, nemmeno per la loro decisione individuale d'agire:

"Un modo di fare che personalmente non condivido, dove neppure la richiesta che ciascuno vada avanti con il suo dio viene esaudita"

Poi, porta alle luce alcuni esempi di questa gestione, a suo parere insensata, nel programmare incontri o manifestazioni che poi, sottolinea, si sono concluse in un sonoro flop:

"Lui già dal primo momento ha sempre imposto a tutto e a tutti le sue scelte di lotta, caratterizzate però dall’impossibilità di essere seguite: un giorno, di martedì, chiedeva il supporto delle associazioni per recarsi a Roma ad abbracciare il Parlamento per il giorno dopo (forse qualcuno lavora…) e chi non andava era invitato ad organizzare identiche forme di lotta attorno ai Comuni delle proprie città; ovviamente la manifestazione romana si era risolta in un flop, disertata persino dai due protagonisti…; un altro giorno, un giovedì, era per andare di lì a due giorni in cento di GayLib a Savona, mentre dalle finestre delle case d’Italia sarebbero dovuti sventolare drappi blu; alla conferenza stampa da lui organizzata a Roma, altro flop, era possibile andare, ma senza la possibilità di intervenire (abito a 600 chilometri dalla capitale…)."

Ed evidenzia come sia "facile" responsabilizzare le associazioni di qualcosa:

"Se un obiettivo è centrato, è merito suo, se è mancato, è colpa delle associazioni che non lo hanno sostenuto."

E in merito alla censura di cui Francesco Zanardi ha accusato la stampa italiana (e non quella estera), le motivazioni per Oliari sono chiare e semplici:

"Zanardi si stupisce del fatto che il suo gesto non viene raccontato dai media principali e non raccoglie l’interesse del Parlamento… forse non sa che in questo preciso momento sono centinaia le persone in Italia che per i più disparati motivi stanno portando avanti quella forma di lotta: precari che hanno perso il posto di lavoro, sfrattati, carcerati... a Trieste Maurizio Fogar, del Circolo Miani, per denunciare la mancata chiusura della Ferriera di Servola e si potrebbe continuare a lungo"

Infine, è certo che anche lo stesso Zanardi sappia che la sua azione di sciopero della fame non porti assolutamente a nulla. E ricorda a tutti che esiste il trattamento sanitario obbligatorio. E pone un dubbio anche sul bollettino medico reso pubblico dall'uomo:

"No, non credo ne’ nello sciopero della fame di Francesco Zanardi (in Italia esiste il trattamento sanitario obbligatorio), né in quella forma di lotta che lo ha visto diffondere urbi et orbi una certificato di ricorso al Pronto soccorso incollato su un’e-mail intitolata “Bollettino medico del terzo giorno rilasciato a causa di un malore durante la notte”: ingenuamente qualche media aveva inteso un malore conseguente all’astensione dai pasti, ma parlava di una reazione allergica alle graminacee… (che sfiga, in inverno!). Io penso che Francesco Zanardi meglio di tutti sappia che lo sciopero della fame non porterà a nulla, per questo sono convinto che la sua energia e la sua voglia di fare siano meritevoli, solo vadano convogliate verso progetti più organizzati e, se pur non guasta, non portati al protagonismo esasperato."

E chiude la risposta, citando la famosa carbonara che tanto aveva infastidito anche voi lettori. Non nega la cosa e la riporta come metodo di incontro e di dialogo:

"Ci sono tante piccole battaglie da fare, libertà e diritti da costruire: nella lotta c’è spazio per tutti, anche ragionando dopo una carbonara."

Foto | Oliari