Monza: uccide il figlio gay, libero dopo due giorni

Capito l'antifona? In Italia puoi uccidere un gay e dopo due giorni sei di nuovo a casa. Anche se l'uomo che hai ucciso è tuo figlio e dunque hai l'aggravante del legame familiare. È quello che è successo a Monza, dove Flavio Vescovini un 57enne in pensione ha ucciso con 12 colpi di revolver (solo due andati a segno) il figlio Gabriele di 29 anni. Lo ha inseguito per tutta la casa, lo ha raggiunto in bagno e gli ha sparato nella doccia. Dopo due giorni, nonostante una richiesta di custodia cautelare avanzata dal pm, il gip lo ha scarcerato perché non è più pericoloso. Forse il giudice ha pensato che ha altri figli, ma probabilmente non sono omosessuali.

L'assassinio risale a domenica e in un primo momento sembrava che il padre avesse ucciso il figlio per liberare la famiglia da un incubo, si parlava di "figlio malato", "figlio difficile", tanto che su alcuni giornali sembrava quasi che la vittima di tutta la vicenda fosse "il povero padre". Eppure da subito era emerso che il giovane non aveva mai aggredito fisicamente i genitori.

Adesso gli psicologi e i medici che avevano avuto in cura il ragazzo hanno chiarito che per lui erano stati esclusi problemi psichiatrici: l'unico problema era il rapporto difficile con il padre, cui Gabriele non riusciva a rivelare la propria omosessualità. Omofobia subita oppure omofobia interiorizzata, forse non lo sapremo mai.

Altro che "malato", comunque, o "difficile": questa ragazzo non riusciva a vivere la propria vita serenamente. Quello che mi chiedo è perché tornasse a casa dai genitori e non se ne andasse a vivere per conto proprio.

Adesso per di più l'assassino è stato scarcerato; e la moglie se lo è ripreso in casa. Come dicono alcuni? Meglio morto che frocio. Ecco.