Brunei, passo indietro sulla pena di morte per gli omosessuali

Il Sultano del Brunei Hassanal Bolkiah ha fatto marcia indietro, almeno in apparenza, sull'applicazione della sharia per gli omosessuali e gli adulteri, che a partire dal 3 aprile scorso potevano essere lapidati dopo l'entrata in vigore di una nuova legge anticipata da diversi anni tra mille polemiche.

Nonostante i ripetuti appelli, però, il Sultanato del Brunei è andato avanti per la propria strada e ha fatto entrare in vigore la sharia, prevedendo la lapidazione per i cittadini omosessuali, in passato già puniti con fino a 10 anni di carcere. Le proteste, però, si sono intensificate e alcune celebrità si sono farti portavoce del boicottaggio non soltanto del Sultanato, ma di alcuni delle proprietà riconducibili al Brunei sparse per il Mondo, inclusa una serie di hotel che George Clooney e Elton John hanno invitato a non visitare.

Dopo aver difeso l'inasprimento delle pene per sodomia, adulterio e furto, il Sultano del Brunei ha annunciato un dietro-front, spiegando in un discorso pubblico che la criticata legge introdotta nel nuovo codice penale (SPCO) entrato in vigore lo scorso aprile non sarà applicata, almeno per ora.

Sono consapevole che ci sono molte domande e idee sbagliate sull'implementazione del codice penale di sharia. Ritengo che una volta che questi aspetti siano chiariti, il merito della legge sarà eventi.

Hassanal Bolkiah non è entrato nello specifico dell'omosessualità, ma ha spiegato che il Sultanato da oltre 20 anni applica una moratoria sull'esecuzione della pena di morte per i casi per cui era già prevista. Questa moratoria, secondo il Sultano, verrà estesa anche ai nuovi casi previsti dalla sharia.

Il Sultanato non prevede quindi di eseguire condanne a morte nel prossimo, ma ritiene opportuno che la pena di morte sia comunque prevista nel codice penale appena modificato. Considerando però le difficoltà che le associazioni e le ONG che si occupano di diritti civili hanno per verificare quanto sostenuto da Bolkiah, è impossibile parlare di una vittoria.

Il rischio, non soltanto per gli omosessuali, ma anche per gli adulteri, resta più che concreto. E se è vero che le persone LGBT non saranno condannate a morte, è altrettanto vero che finiranno comunque dietro le sbarre e saranno oggetto di violenze e persecuzioni.

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