Slovenia, vittoria schiacciante del NO al referendum sul matrimonio gay

I cittadini sloveni hanno deciso: col 63% dei voti contrari, il Paese non introdurrà i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

21.45 - I risultati definitivi ci confermano le percentuali che ripetiamo ormai da ore. A chiedere l’abrogazione della legge passata all’inizio dell’anno sono stati oltre 392 mila cittadini sloveni (il 63,48% del totale), a fronte di appena 225 mila elettori (il 36,52%).

I cittadini sloveni si sono espressi e per la seconda volta hanno detto no, chissà se ascoltando o meno l’appello di mercoledì scorso di Papa Francesco, e hanno perso un’ottima occasione per far fare al proprio Paese un salto nel presente.

21.05 - Ormai è soltanto questione di conoscere le percentuali finali. Col 98% delle schede scrutinate, i voti a favore sono fermi al 36,71%, mentre quelli contrari sono saliti al 63,29%.

20.40 - A poche centinaia di voti alla fine (93,40% del totale) il risultato è ben chiaro e deludente: solo il 36,98% dei voti è andato a favore della legge che rivoluziona il concetto di matrimonio e lo estende a tutti indipendentemente dal sesso. A votare contro, invece, è stato il 63,02% degli elettori che si sono recati ai seggi.

Mettendo da parte le percentuali, su un totale di 561.717 voti ritenuti validi (2.116 sono stati dichiarati nulli), solo 207.713 elettori si sono espressi a favore della legge.

20.20 - Nessuna variazione con il 79,48% delle schede conteggiate: 37,49% dei voti a favore e 62,51% di voti contrari.

20.10 - Col 65,07% delle schede conteggiate, il risultato appare sempre più drammatico. A votare a favore della legge che introduce i matrimoni gay nel Paese è stato il 37,89% del totale a fronte di un 62,11% di voti contrari.

20.00 - I seggi sono chiusi in tutta la Slovenia e la conta dei voti è già iniziata. Le prime previsioni, purtroppo, sono negative: con circa un terzo dei 441,598 voti già conteggiati, a vincere sarebbe il no con il 60% del totale.

Deludenti anche i dati relativi all’affluenza: a votare per decidere sui matrimoni tra persone dello stesso sesso è stato soltanto il 24,99% degli aventi diritti, poco sopra quel 20% necessario per la validità del referendum.

Lo spoglio delle schede prosegue, ma le speranze che la Slovenia arrivi a riconoscere le uomini omosessuali sono davvero scarse.

20 dicembre 2015 - Il grande giorno è arrivato. Da stamattina i cittadini sloveni sono chiamati al voto per decidere se introdurre nel Paese le unioni tra persone dello stesso sesso, come disposto dalla legge approvata nel marzo scorso che ha ridefinito il concetto di matrimonio.

Non più “unione tra uomo e donna”, ma “unione tra due persone”. La legge è pronta, spetta ai cittadini dire l’ultima parola e far diventare la Slovenia il primo Paese europeo ex comunista a riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso.

Il risultato è tutt’altro che scontato. Secondo gli ultimi sondaggi, il No sarebbe in vantaggio (55,5%), ma ovviamente non è ancora detta l’ultima parola. Un altro interrogativo è rappresentato dall’affluenza: si teme che in pochi si recheranno a votare, ma affinché il risultato sia vincolante è necessario che lo faccia almeno il 20% degli aventi diritto.

Slovenia, domenica il referendum sul matrimonio gay

Ci siamo quasi. Domenica 20 dicembre i cittadini sloveni saranno chiamati alle urne per decidere se restare ancorati nel passato omofobo o se dare finalmente il via all’equiparazione tra l’unione omosessuale e quella eterosessuale.

La legge c’è già, il Parlamento sloveno l’ha approvata nel marzo dello scorso anno, ma ora, su richiesta delle forze più conservatrici presenti nel Paese, saranno i cittadini a dover prendere una decisione, recandosi a votare per il referendum fissato lo scorso ottobre dalla Corte Costituzionale.

I promotori del referendum si sono detti certi che i cittadini voteranno per bloccare la legge, forti del risultato già ottenuto nel 2012, quando il popolo sloveno disse no ai matrimoni gay, col 55,22% di voti contrari e 44,78% di favorevoli a fronte di un’affluenza ai minimi storici, appena il 29,6% degli aventi diritto.

Domenica ci si riprova e se è vero che molte cose sono cambiate in questi tre anni, il risultato del referendum non è affatto scontato.

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