Iva Zanicchi contro il libro sull'amore gay letto al Giulio Cesare di Roma

Sono durissime le parole di Iva Zanicchi nei confronti dei docenti del liceo Giulio Cesare di Roma in merito alla questione “gay” del libro di Melania Mazzucco.

Iva Zanicchi (sì, proprio lei che ha ricevuto il Pegaso d’Oro, premio che “Arcigay offre a una personalità del 
mondo dello spettacolo che con dichiarazioni, atti pubblici o interviste, si è distinta nel sostegno della dignità delle persone 
omosessuali, bisessuali e transgender”) è entrata nel merito della questione del brano del libro Sei come sei di Melania Mazzucco letto al liceo Giulio Cesare di Roma e ha avuto parole molto dure. A La Zanzara su Radio 24, Iva Zanicchi (europarlamentare di Forza Italia e ricandidata alle Europee di quest’anno), ha detto:

Gli insegnanti che hanno introdotto il libro della Mazzucco al Giulio Cesare devono essere licenziati, devono fare la fame. Li prenderei a calci nel culo per tutta la piazza del Vaticano.

Sintomatico quanto detto da Iva Zanicchi: la signora ha palesato l’intenzione di punire fisicamente chi ha proposto la lettura (che, per inciso, è “un percorso di lettura ben noto agli studenti e alle famiglie”, come scrive la preside del liceo in una lettera aperta) in piazza San Pietro, perché, si sa, leggere queste cose non piace al papa (che si chiami Francesco o Benedetto o Giovanni Paolo o altro ancora). Che poi, a parole, l'Italia sia un paese laico, che volete che importi a certi politici.

E poi, facendo ricorso a una violenza verbale molto intensa, ha continuato indirzzandosi a una professoressa di quel liceo:

Vergognati, schifosa: far leggere a ragazzi di tredicici-quattordi anni certe cose. Per fortuna che non c’era mia nipote, sennò quella lì la sistemavo io. La testa gliela mettevo… So io dove. Avete presente i tori? Così le passava la voglia di parlare di sesso ai ragazzini. Quella cosa dolciastra [il riferimento è a questo passo del libro: “[Giose] ficcò la testa fra le gambe di Mariani e si infilò il suo uccello in bocca. Aveva un odore penetrante di urina, e un sapore dolce”] gliela vomiterei in bocca. E poi gliela farei ingoiare. Insieme al mio vomito.

Noblesse oblige.


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Via | Gaynews

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