A Rio de Janeiro si celebra rito collettivo di unioni gay

Si sono dati appuntamento in 132 al Palazzo di Giustizia. Unioni civili che, malgrado non garantiscano pari diritti di quelle etero, hanno assoluta validità.

Manifestare apertamente il proprio amore, come forma, creativa, di protesta, succede a Rio de Janeiro, la città del carnevale, del Samba, dei corpi esibiti, dalla sensualità sfrontata, ma anche, dall'altro lato della medaglia: il più grande Paese cattolico al mondo. Erano ben 132 le coppie gay che si sono date appuntamento al Palazzo di Giustizia di Rio per unirsi civilmente. Malgrado le limitazioni in materia di eredità, e altre garanzie che rimangono esclusivo appannaggio delle coppie eterosessuali, a maggio il Consiglio Nazionale di Giustizia del Brasile (CNJ) ha legalizzato le unioni civili fra persone omosessuali.

La gioia delle coppie, era amplificata da una decina tra amici e parenti che assistevano alla cerimonia, le unioni, suggellata dal più classico dei gesti, lo scambio degli anelli, si sono concluse con uno scenografico bacio collettivo.

Fra i presente al maxi matrimonio - organizzato dal programma "Rio senza omofobia" il ministero per l'Assistenza sociale e i Diritti Umani, la Corte di Giustizia di Rio e altre associazioni - Claudio dell'Orto, attuale presidente dell'Associazione dei giudici di Stato di Rio de Janeiro, che ha sottolineato la distanza fra realtà e legge, ribadendo l'importanza istituzionale del rito:

È facile inserire nella Costituzione che tutti i brasiliani sono uguali, è molto più difficile farlo nella realtà le unioni di oggi posso solo definirsi come matrimoni, non hanno altri nomi.

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