Gay non discriminati sul lavoro? Così aumenta la pedofilia

Un punto di vista molto "particolare", quello di Luca Volontè sulla lotta alle discriminazioni gay nel mondo del lavoro

Cercheremo di non commentare troppo le parole di Luca Volonté, direttore della Fondazione Novae Terrae, in merito alla legge che vieta la discriminazione degli omosessuali sui luoghi di lavoro, legge approvata negli Stati Uniti d'America proprio recentemente (e giustamente, per quanto in Italia anche i più colti, quindi di norma i più aperti alle novità, fatichino a comprendere).

"Le norme sulla non discriminazione sui luoghi di lavoro in base all'orientamento sessuale - ha dichiarato Volontè - introducono un elemento non giuridico nell'ordinamento legislativo. Nessuno infatti può provare scientificamente di essere o meno omosessuale nel corso di un colloquio di lavoro".

Tutto questo - precisa poi - potrebbe ledere la libertà religiosa: non abbiamo capito in che termini, ma il suo discorso non è stato inventato; le parole sono le sue e il ragionamento anche. E se pensate che sia finita qui, vi sbagliate di grosso: intervistato dal sito Il Sussidiario.net, Volonté ha infatti dato a intendere che questa legge mette in seria difficoltà il datore di lavoro che, qualora non dovesse assumere o dovesse licenziare qualcuno che non ha dichiarato il suo orientamento, potrebbe correre seri rischi: chi gli assicura, infatti, che il presunto malcapitato non inventi tutto?

Leggiamo assieme:

"La direttiva Ue, attraverso il criterio della non discriminazione sul mondo del lavoro, di fatto crea delle categorie di ineguaglianza nei confronti di chi non ritiene di dover dichiarare la sua sessualità nel momento dell'assunzione. Introduce cioè principi giuridici poco consoni al procedimento civile. Il datore di lavoro si trova nelle condizioni di dover affrontare un contenzioso nei confronti di chi dichiarasse di non essere stato assunto in quanto omosessuale. Per cautelarsi di fronte a queste situazioni, in molti casi il datore di lavoro sarà costretto a chiedere al candidato i suoi orientamenti sessuali nel corso del colloquio. In questo modo però, anziché tutelare maggiormente la riservatezza delle scelte sessuali, queste ultime finiscono per essere esposte in pubblico".

Detto vuole che "fatta la legge, trovato l'inganno": quindi ogni legge andrebbe fatta morire sul nascere? E, poi, se proprio fosse come Volontè dice, una disposizione può essere modificata, a seconda di reagisce la società in cui è inserita e proprio in virtù di questi presunti furboni (purché non si prenda esempio dal modo in cui il parlamento italiano ha trattato finora certe questioni...).
Omosessualità uguale pedofilia ancora una volta
Non è finita qui, no no: è arrivato ancora una volta, seppur indirettamente, il paragone omosessualità/pedofilia:
"L'orientamento sessuale finisce per essere non solamente quello dell'omosessuale o dell'eterosessuale, ma anche del transgender e perché no del pedofilo. L'associazione degli psichiatri americani da alcuni giorni ha dichiarato che la pedofilia può a sua volta essere intesa come un orientamento sessuale. La direttiva Ue, così come la legge Usa, si basa quindi su un linguaggio indefinibile dal punto di vista giuridico. Un conto è la non discriminazione nei confronti degli uomini o delle donne, un altro ciò che riguarda un fantomatico orientamento sessuale che può comprendere tutto e il contrario di tutto".

Se queste presunte persone fanno rientrare la pedofilia nell'orientamento sessuale, caro Volonté, non è mica colpa dell'Unione Europea, che intende la discriminazione sul lavoro come va realmente intesa, e cioè come allontanamento di chi non ha un orientamento adeguato a quello della maggioranza: nient'altro...

Quali altre dichiarazioni dovremo aspettarci dai cattolici?

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