Inizia martedì 20 luglio, su Mtv, un nuovo programma dal titolo “Diversi da chi”. Come si può immaginare, “quelli che non sono diversi” siamo noi, il popolo Lgbt. Per quanto non possa essere originale il titolo (Barbara d’Urso c’ha campato per diverse puntate di Pomeriggio e Domenica 5 quando parlava di omofobia), la formula, in questo caso, sembra essere interessante. A parlare sono i ragazzi e le ragazze gay, senza vanesi esperti di sociologia, psicologia e qualunque altra materia di studio.
Nella prima puntata, a parlare è Giulia, ragazza lesbica, nata ad Assisi, credente, e trasferitasi a Bologna: divide casa con altre ragazze e parla della sua vita, affrontata a testa alta. Inizialmente si è sentita “sbagliata” ma poi coraggiosa a sufficienza per dire “basta” a quella sensazione sgradevole di inadeguatezza ed errore della natura. Giulia non si sente in contrasto con la religione, bensì attribuisce la responsabilità di tutto al Vaticano che strumentalizza il pensiero cattolico: perchè alla base di tutto, nella religione, c’è l’amore e il rispetto.
E una coinquilina di Giulia ribadisce il concetto che divide i gay di tutta Italia, per quanto riguarda il Gay Pride:

Matteo Maffucci (a destra), componente degli Zero Assoluto, ha una rubrica fissa su “Vanity Fair” (motivo mio personale di invidia) nella quale esprime la sua opinione sui vari fatti di cronaca e attualità in Italia. E questa settimana, ha parlato del famoso coming out di Ricky Martin, esprimendo il proprio appoggio ma anche il proprio disgusto sulla situazione dei diritti gay nel nostro Paese:
“Mi sono reso conto che sul tema dell’omosessualità stiamo ancora discutendo se è giusto o no che due persone possano condividere insieme una vita anche di fronte allo Stato. Ma vi sembra normale? A me no, anche perché in Italia non si può fare. E allora mi chiedo per quale motivo non avvenga un’insurrezione popolare. Non di uomini e donne gay, di tutti. È una questione di giustizia ovvia, di rispetto e di civiltà. È deprimente accorgersi di vivere in un Paese che con l’alibi della “vicinanza” al Vaticano ancora cincischia intorno a un problema così importante”
Parola sante a cui segue un’ammissione di “colpa” del cantante stesso che chiede scusa pubblicamente:
“Mi metto in prima fila e mi cospargo il capo di cenere e chiedo scusa anche perché non ho mai fatto nulla per migliorare le cose: è sempre stato quell’atteggiamento che porta a pensare che ‘ci penserà chi di dovere’ a pulirmi la coscienza. Stronzate! Se c’è una cosa che sto capendo, crescendo, è che far finta di niente è accettare lo status quo. Ma come facciamo a definirci un Paese moderno? Siamo gli ultimi degli ultimi. Svegliamoci. A chi dà fastidio se i gay hanno una possibilità in più per essere felici?”
Foto | Divertimento

Qualcuno dovrà fare da capro espiatorio. E se non qualcuno, una intera categoria di persone. Sembra pensarla così il cardinale, segretario di Stato vaticano, monsignor Tarcisio Bertone. La categoria da mettere sotto accusa, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, è quella degli omosessuali, ahinoi, rei di essere così sporcaccioni da infangare l’illibatezza dei minori, magari sotto talari spoglie. L’improbabile e antisociale equazione omosessualità uguale pedofilia, di oscurantista memoria, è tornata in auge per bocca di uno dei maggiori responsabili della gestione politica e religiosa dello Stato del Vaticano. Una facile equazione, quanto terribile e anacronistica. Pensavamo finora ad una Chiesa lontana e dimentica del suo periodo inquisitorio, e invece monsignor Bertone, ricaccia indietro nei secoli, una modernità e una realtà pare mai accettata da loro.
“È stato dimostrato da molti psicologi e psichiatri - dice il segretario di Stato Vaticano - che non c’è legame tra celibato e pedofilia. Abbiamo statistiche dell’Onu e dell’Unicef relative a migliaia di casi riguardanti tutte le categorie e che non parlano solo della Chiesa cattolica, perché - ha aggiunto - è una percentuale minima. È ora di finirla con questi attacchi sempre solo alla Chiesa cattolica. Molti altri studiosi hanno invece dimostrato un legame tra omosessualità e pedofilia”.
Scusi, Eminenza, quali altri studiosi, chi? Faccia i nomi per, quanto meno, dialogare con loro e constatare noi stessi come e dove poter estirpare questa insana equazione. La leggerezza, invece, con cui Ella afferma questo strano binomio, è a dir poco grave e anche pericoloso verso una categoria di persone di cui mi onoro far parte e alle quali mi unisce un forte legame di civiltà e di battaglie sui diritti civili che la sua Chiesa combatte a volte con incomprensibile ferocia.
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Un passo avanti verso la serenità delle donne lesbiche. Così il Comune di Bolzano ha deciso l’approvazione di un protocollo di intesa con l’associazione Centaurus per trasferire “Linea lesbica” negli uffici di piazza Parrocchia che ospita il Centro delle Donne. Non tutto è filato liscio durante la discussione nell’aula consiliare ma, grazie ad una buona mediazione della Verde Trincanato, le cose sono tornate a posto. A dichiararsi inizialmente contrari, manco a dirlo, quelli dell’Udc e qualche esponente dell’Svp che, a loro dire, non ritenevano prioritaria la questione, come se i problemi delle lesbiche non fossero problemi di tutta la comunità bolzanina. Ma, alla fine, la ragione ha avuto la meglio.
Linea lesbica è attiva da sette anni offrendo consulenza a donne e ragazze che dovevano vedersela con la propria sessualità; che avevano problemi di ordine pratico, medico, sociale, giuridico, terapeutico. Un lavoro enorme e lodevole che il Comune ha riconosciuto come valore per tutta la città. Così sarà proprio il Comune ad aiutare Linea lesbica accollandosi le spese vive della gestione della nuova sede. Nel nuovo centro sono già attive altre tre associazioni: Donne Nissà, Girls Power e Rete donne.
Restando nella stessa città, il vescovo di Bolzano-Bressanone Karl Golser, ospite di Lilli Gruber su La 7 si è parecchio smarcato sul pensiero dominante all’interno delle istituzioni ecclesiastiche. Di certo non è il solo, ma fa bene alla democrazia e al dialogo trovare uomini di chiesa così illuminati. Golser, prendendo spunto dai recenti e ancora non sopiti scandali pedofili che hanno investito con furia il Vaticano, ha detto che il celibato dei preti non è un dogma e quindi di possibile discussione.
Ci deve essere una ruota impazzita, che gira per suo conto e, nel frattempo, spara bordate contro tutti: ebrei, omosessuali, massoni. Si fa persino fatica a capire come possa succedere a uomini venerati e venerandi della curia cattolica che dal seminario al loro apostolato dovrebbero avere come segno indistinto la carità, l’umanità, la comprensione, il perdono e tante altre virtù tali da aspirare alla santità. Invece, l’uomo di chiesa diventa a volte l’apostolo delle censure, delle condanne senza appello e di qualche inevitabile strafalcione sui giudizi. È ricapitato a monsignor Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto che è tornato ad attaccare prima gli ebrei, rei, secondo lui, di un attacco senza pari verso la chiesa cattolica per via di una banale inezia: la pedofilia di tanti sacerdoti. Poi, quasi non sazio di tanto antisemitismo, monsignore riprende il suo livore antiomosessuale con una violenza da far rabbrividire.
Intervistato dal sito Pontifex - anche se è arrivata regolare smentita - il vescovo Babini si scaglia contro la lobby ebrea e massonica, dichiarando che l’attacco di queste settimane alla chiesa di Roma altro non è che
“un attacco sionista, vista la potenza e la raffinatezza: loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo, storicamente parlando, i giudei sono deicidi. (…) L’olocausto fu una vergogna per l’intera umanità, ma adesso occorre guardare senza retorica e con occhi attenti – dichiara l’alto prelato -. Non crediate che Hitler fosse solo pazzo. La verità è che il furore criminale nazista si scatenò per gli eccessi e le malversazioni economiche degli ebrei che strozzarono l’economia tedesca”.

Durante la presentazione del suo nuovo album in uscita, Miguel Bosè ha parlato anche della situazione gay in Italia, esprimendo in prima persona il suo punto di vista in merito:
“Il motivo principale è che l’Italia e’ troppo vicina al Vaticano e poi dovete votare meno Berlusconi. Una moderna democrazia deve dare tutte le alternative possibili per tutti i cittadini. In Spagna culturalmente, da sempre, non gliene frega niente a nessuno della sessualità delle persone e tutto è vissuto in modo molto più naturale. Coppie di gay, lesbiche e anche trans partecipano a tutte le trasmissioni televisive”
E subito mi vengono in mente le varie rubriche nei contenitori di Domenica Cinque e Pomeriggio Cinque ( con sempre il solito titolo riciclato “Diverso da chi” nello sfondo dello studio). Fortunatamente (un po’ di ottimismo ci vuole) è convinto che le cose debbano cambiare per forza:
Di militanza per combattere l’omofobia, per affermare i diritti lgbtq, ne ha fatta tanta. Tutta sotto i vessilli del Partito Radicale. Torinese, Sergio Rovasio, a 16 anni è entrato nei Radicali per battersi contro il nucleare, per le libertà delle minoranze sessuali. È tra i fondatori della Lega Antiproibizionista e nel 2006 diventa segretario del gruppo Radicale alla Camera. Dal marzo 2008 diventa segretario dell’Associazione “Certi Diritti” aprendo importanti spiragli per i diritti delle coppie conviventi omosessuali. Sua, insieme a Rete Lenford, la battaglia aperta nei Tribunali e poi alla Consulta, per il matrimonio omosessuale. Ora, Sergio, intende estendere la sua battaglia in Regione Lazio, dove è candidato nella lista di Emma Bonino. Un militante gay diverso, Sergio Rovasio, per ostinazione e cultura. E per la concreta onestà di essere sempre e comunque al servizio delle rivendicazioni delle persone lgbtq. Mai ha detto no quando è stato sollecitato a intervenire sul Parlamento e altrove per proteggere le persone omosessuali e transessuali.
Sergio, la maturazione di “Certi Diritti” sta nelle grandi battaglie che siete riusciti a imporre non solo al Movimento lgbt ma anche alla società civile. Quali sono stati i maggiori impedimenti, le difficoltà, il dialogo con il Movimento lgbtq?
Difficoltà ce ne sono da quando siamo nati, credo dipenda per lo più da diffidenze e timori che abbiamo subito cercato di eliminare mettendoci al lavoro insieme ad altre realtà del movimento lgbt. Abbiamo costruito una credibilità forte perché tutti hanno capito che non ci interessano le polemiche ma il raggiungimento degli obiettivi che ci vedono impegnati sullo stesso fronte: superamento delle disuguaglianze e lotte per i diritti.
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Che fantasia certi religiosi; quale infausta prosopopea quando intendono darsi di ragione attaccando gratuitamente quelli che per loro sono i nemici. La tanto predicata misericordia vine calpestata ed esorcizzata a propria ragione ed uso. Dicono che i cattolici della chiesa di Roma si occupano dell’anima dei loro fedeli, mai del corpo, men che meno della politica. Falso e con una buona dose di ipocrisia. Sul sito cattolico Pontifex, pare sia un esercizio quotidiano sbeffeggiare omosessuali, transessuali e chi afferma i loro diritti. Intervistato da Bruno Volpe ex vicedirettore di un altro sito cattolico, Petrus, l’arcivescovo emerito di Cosenza, Monsignor Giuseppe Agostino (in foto), sembra un antico Torquemada dei giorni nostri che, se potesse, saetterebbe fulmini e flagelli su noi e su chi osa prendere posizioni positive sugli omosessuali. Domanda Bruno Volpe all’alto prelato:
Va di moda oggi, per divorziati risposati, conviventi e omosessuali praticanti, definirli irregolari, non ritiene che questa definizione abbia attenuato pericolosamente il senso del peccato?
Lo credo. Bisognerebbe chiamare le cose col loro nome e ritengo che questi siano pubblici peccatori. Il medico pietoso fa la piaga verminosa ed oggi si sente la necessità di rimarcare il senso del peccato che abbiamo smarrito.
Che la chiesa cattolica ci ritenga oramai peccatori irredenti è appurato ed è meglio per noi tutti metterci il cuore in pace. Troppo poche e flebili le voci dei distinguo e quelli che credono diversamente dal monsignore cosentino. Ad essere feroci, ma non troppo, ci verrebbe da dire che chiedono a noi una castità per essere accettati che dentro la chiesa sono in molti a non osservare. Tralasciando anche gli squallidi episodi di pedofilia che nei decenni scorsi ha macchiato diverse diocesi che prima hanno negato, poi ammesso ma senza voler dare soddisfazione alla legge degli uomini, e infine sono stati costretti ad aiutare la giustizia umana, a risarcire migliaia di fedeli violati e fare un mea culpa che mai avrebbero voluto recitare.
Seminaristi e immigrati in cerca di un permesso di soggiorno, sarebbero stati messi a disposizione per rapporti omosessuali ad Angelo Balducci, l’uomo finito sotto la scure dei giudici per gli appalti dei Grandi Eventi, insieme ad altri altolocati della finanza e della politica. Un triangolo degenerativo che, manco a farlo apposta, ha finito col toccare il Vaticano. L’ipotesi è che Balducci intrattenesse rapporti sessuali a pagamento con maschi seminaristi e con immigrati a caccia di permessi di soggiorno regolari, con la benevolenza e l’aiuto di due soggetti, di cui uno indicato come “religioso”. Scrivono gli investigatori del ROS:
“È emerso che l’ingegner Angelo Balducci, per organizzare incontri occasionali di tipo sessuale, si avvale dell’intermediazione di due soggetti che si ritiene possano far parte di una rete organizzata, operante soprattutto nella capitale, di sfruttatori o comunque favoreggiatori della prostituzione maschile”.
A dare dettagli su questo giro di prostituzione è oggi il sito diRepubblica che fa nome e cognomi dei procacciatori sessuali per conto di Balducci e che allo stesso, in molte telefonate al vaglio degli inquirenti, segnalano doviziosamente peso, colore degli occhi, corporatura, carnagione e preferenze sessuali del soggetto con cui l’ingegnere potrà intrattenersi intimamente.
Passato il Congresso nazionale Arcigay di Perugia e passate le consegne al nuovo presidente Paolo Patanè, Aurelio Mancuso aveva una sola cosa in testa: raggiungere il suo compagno e stare qualche giorno in casa con lui a riposarsi e pensare a come continuare ad essere utile alla comunità LGBT. Il triennio da presidente, immagino, ha pesato molto con tutte le critiche e gli errori che hanno investito tutto il gruppo dirigente in Arcigay. Mancuso ora lancia una sfida, credo importante per tutti. In un editoriale che sarà pubblicato venerdì su Gli altri, l’ex presidente chiede a tutta la comunità omosessuale di aprire un tavolo di confronto con le gerarchie ecclesiastiche e i cattolici.
Non con il Vaticano – precisa Aurelio – ma con la chiesa, soggetto religioso e sociale che gioca un ruolo dirompente rispetto alla cultura politica del Paese. Dobbiamo muoverci. Non possiamo essere timorosi nel proporre una sfida positiva ai vertici della CEI e a tutta la chiesa, aprendo un confronto franco e diretto, magari partendo dalle considerazioni della Commissione di Bioetica dei Gesuiti pubblicate due estati fa dal mensile “Argomenti sociali”.
Su come possa avvenire questo confronto, Mancuso lo dice chiaramente: attraverso convegni, riflessioni, incontri fra le esperienze più avanzate della comunità lgbt e le gerarchie, le diocesi, gli ordini religiosi, le parrocchie. Certo i dubbi sono tanti sul se e come verrà accolta la proposta da parte dei cattolici e da parte del movimento LGBT. Gli scontri, in questi anni, sono stati duri, a volte feroci, da una parte e dall’altra. Ne è uscito sempre penalizzato il movimento che non possedeva armi di contrasto ai mille no della chiesa cattolica che abiura le coppie di fatto, la fecondazione assistita e tutti quei finti dogmi che sembrano essere stati creati per offendere la dignità e la cittadinanza degli omosessuali.
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