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Nuove mete di vacanze gay. Dalle isole Vergini al Massachusetts, passando per Tel Aviv

pubblicato da mario cirrito in: Nozze e dintorni Famiglie Mondo Vacanze

Poco importa se avete già scelto le mete dove andare a trascorrere le vacanze natalizie e di fine anno; di certo ci sono luoghi dove sarà possibile andare in un futuro prossimo, da soli o il lieta compagnia. Partire è l’inizio di nuovi sogni, di nuove conoscenze e incontri, probabilmente un amore o una passione fugace o semplici amici che entrano nei nostri affetti più cari. Viaggia la popolazione gay e lesbica; parecchio in quelle nazioni che hanno saputo dare risposte legislative ai diritti; luoghi dove il divertimento gay notturno è sfavillante o dove la comunità glbt ha un suo alveolo di rappresentanza nella democrazia delle istituzioni. La Spagna ne è un esempio, ma anche l’Olanda, la Danimarca, la Svezia, l’Austria, la Francia. Più in là gli States, il Canada, il Brasile e persino il Sudafrica.

È così vero che gay, lesbiche, transessuali e bisessuali amino viaggiare che questo particolare segmento è diventato da qualche anno molto appetibile per le agenzie di viaggi e i tours operator come per gli Enti del Turismo che hanno un settore parecchio vivace che si occupa proprio del mercato vacanziero glbt. Sono loro a studiare offerte sempre più mirate, disporre di servizi di una certa qualità, alberghi e strutture capaci di esaudire le “folli” richieste del cliente omosessuale. Nei paesi dove tutto questo avviene, il cliente glbt usufruisce delle stesse attenzioni riservate alle coppie tradizionali, così se due uomini si presentano alla reception di un hotel riceveranno una matrimoniale senza altre stupide e imbarazzanti domande.

Una interessante realtà, molto giovane per questo mercato in espansione è Quiiky, tour operators capace di esaudire ogni richiesta che arriva dai suoi clienti glbt: dalla vacanza più lussuosa a quella low profile, capace di gareggiare con chi oggi, online, ha prezzi con pochi zeri. Per aiutare le agenzie di viaggio a confrontarsi meglio con i loro clienti glbt, si sono riuniti in seminario a Roma e Milano, creando un certo interesse tra gli operatori del settore poco avvezzi al mercato gay. Loro lo slogan “Libero di viaggiare come sei“.

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Arkansas: a 10 anni Will non giurerà fino a quando i gay non avranno gli stessi diritti di tutti

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Cronaca Mondo

Arkansas: a 10 anni Will non giurerà fino a quando i gay non avranno gli stessi dirittiArriva dall’Arkansas una storia che sembra più l’incipit di un film surreale o di una favola. Tutto è iniziato circa un mese fa, quando Will, un bambino di dieci anni, insieme ai suoi compagni di classe della West Fork, doveva alzarsi in piedi per prestare giuramento sulla bandiera americana. Tutti l’hanno fatto. Lui no. I giorni passavano ma il suo rifiuto restava tale. E quando l’insegnante, dopo l’ennesimo tentativo, ha perso la pazienza, Will, con flemma, gli ha risposto: “Con tutto il rispetto… vada e si butti dal ponte”.

Chiamata la madre e costretto a scrivere un tema come punizione, in cui spiegare il motivo di tale comportamento, il bambino alla fine si è spiegato, parlando anche con l’Arkansas Times. Ha ammesso di essere cresciuto in una famiglia etero, ma di aver partecipato a molti eventi di orgoglio gay e di avere molti amici di famiglia gay. E ha intenzione di giurare sulla bandiera, solo quando gay e lesbiche avranno gli stessi diritti di tutti:

“Non penso che oggi ci siano libertà e giustizia per tutti. Libertà di parola. Libertà di non essere d’accordo. Penso che essere americani voglia dire questo”.

Foto | Wordwrite

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Matrimoni gay? Bill Clinton dice si

pubblicato da francesco in: Nozze e dintorni Citizen Gay Famiglie Mondo

Cambiare idea è salutare. Se a farlo pubblicamente, soprattutto in riferimento a temi sensibili, è un personaggio chiave della politica e una voce autorevole che contribuisce a formare l’opinione pubblica, tutto questo può essere prezioso. Interrogato da Anderson Cooper, in un’intervista in onda sull’emittente Cnn, a proposito del suo recente cambiamento di opinione riguardo il riconoscimento negli Stati Uniti d’America del matrimonio tra persone dello stesso sesso, Bill Clinton ha dichiarato:

Io ero contrario all’emendamento costituzionale del divieto dei matrimoni gay su scala nazionale e penso tuttora che gli americani possano sostenere questa posizione contraria nei dibattiti. Ma per quello che riguarda me personalmente, ho cambiato opinione. Non sono più contrario. Penso che se qualcuno vuole assumersi un impegno coniugale che duri una vita intera, dovrebbe essere libero di farlo. Io ho a lungo sostenuto il diritto di coppie omosessuali ad adottare dei bambini.

Raggiungendo l’elementare quanto preziosa consapevolezza che i tempi cambiano e con essi i costumi e le esigenze della società, il sessantenne ex presidente Usa si trova a rinnovare i suoi criteri di giudizio sulle questioni gay e racconta con coraggio di aver cambiato idea su cose che in passato non riusciva a concepire. Sul tema delle adozioni spiega:

Ci sono tanti bambini in cerca di una casa. E il criterio che guida ogni adozione è fare l’interesse del bambino. In un gran numero di casi, fare la cosa migliore per un bambino è permettere a una coppia gay di adottarlo e accoglierlo in una casa amorevole.

Fonte | newslgbt.blogspot.com

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Stu Rasmussen: per i suoi concittadini troppo scoperta!

pubblicato da andrew in: Citizen Gay Attraversamenti di genere Mondo

Vi ricorderete certamente di Stu Rasmussen, il primo sindaco transgender della storia statunitense di cui vi avevamo parlato lo scorso autunno dopo la sua elezione a Silverton in Oregon.

Oltre al fatto che dovremo aspettare evidentemente un bel po’ prima di avre un sindaco transgender dalle nostre parti, all’epoca qualcuno di voi fece notare che l’elezione di Rasmussen, di cui tutti i concittadini conoscevano bene la storia, era un chiaro effetto della democrazia americana, la “più evoluta e partecipata del pianeta”. A questa descrizione aggiungerei che è un peccato che questa evolta democrazia a volte si inceppi su delle questioni di dubbio interesse pubblico. Il sindaco transgender è infatti tornato questi giorni al centro delle cronache non per la sua attività di sindaco ma per una banalissima questione di “buoncostume”: si sarebbe presentato troppo poco vestito ad un meeting pubblico tenutosi qualche giorno fa, con l’aggravante che all’incontro sarebbero stati presenti anche dei bambini.

Stu si difende chiamando in causa il caldo, i 90°F (circa 32°C) ed il 50 % di umidità della giornata. Risponde inoltre a chi lo accusa affermando di pretendere che il sindaco sia al primo a rispettare le stesse regole imposte a tutti gli altri cittadini soprattutto in occasione di eventi pubblici, affermando che il Council Dress Code sia una pezzo di legislazione inutile ed invadente nei confronti del cittadino su cui sarebbe necessario metter le mani. Sicuramente l’esistenza di certe leggi che in certi angoli di questa ” prograssiva” società americana suggeriscono caldamente come vestirsi e comportarsi senza che fra l’altro il cittadino sia responsabilizzato ed autonomo in merito farà forse riflettere qualcuno che ne vorrebbe abbracciare ad occhi chiusi il modello. Certo un dubbio rimane: se al posto di Stu la persona vestita inappropriatamente fosse stata una bellla donna eterosessuale a Silverton a quest’ora ci sarebbe stata la stessa polemica?

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District of Columbia estende i diritti ai genitori gay

pubblicato da andrew in: Citizen Gay Famiglie Mondo

Mentre il governo federale discute sull’estensione del Matthew Shepard Act, in diversi dei singoli stati USA non si ferma la corsa per l’estensione dei diritti delle persone LGBT.

Entro l’anno il District of Columbia permetterà ai cittadini gay e lesbiche di sposarsi e riconoscerà i matrimoni contratti in altri stati. Ma non è finita qui: grazie ad una legge entrata in vigore sabato scorso nello stato della capitale federale, le madri lesbiche non dovranno chiedere più il consenso scritto delle loro partner per legalizzare l’adozione dei figli nati dalle loro compagne tramite inseminazione artificiale. Una legge simile entrerà in vigore in New Mexico a partire dal 1 Gennaio 2010, ma il District of Columbia si è aggiudicato il titolo di primo stato a garantire un’accurata regolamentazione per la registrazione dei figli nati da coppie omosessuali tramite fecondazione artificiale ma anche per i figli di coppie etero avuti al di fuori del matrimonio.

Certo verrebbe da dire che, nonostante garantisca immediatamente al bambino due tutori legali e due persone che possono dargli tutte le cure, l’amore e l’attenzione che merita, questa legge qualche imperfezione ancora ce l’ha. Non si capisce infatti perchè la mamma lesbica che non partorisce il figlio sia chiamata ad una vera e propria adozione mentre questo non succede per il papà di una qualsiasi coppia etero, sposata o non, che abbia fatto parimenti ricorso alla fecondazione artificiale. L’importante per ora è comunque che tanti bambini potranno avere sin dalla loro nascita dell’affetto e della sicurezza economica garantita a qualsiasi figlio di una coppia eterosessuale avuto tramite feccondazione artificiale.

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Usa: il Senato discute l'estensione della protezione alle persone transgender

pubblicato da andrew in: Citizen Gay Attraversamenti di genere Mondo

Festeggiano gli attivisti transgender degli Stati Uniti: Dwight DeLee, 20 anni, arrestato per aver ucciso lo scorso Novembre Lateisha Green all’uscita di una festa, è stato condannato a scontare dai 10 ai 25 anni di carcere. Il clamore è dovuto al fatto che DeLee è solo la seconda persona negli USA, dopo un unico recentissimo precedente dello scorso aprile, a cui è stata imputata l’aggravante di “crimini d’odio” per l’assassionio di una persona transgender.

Lateisha, al momento del suo assassinio, si trovava in macchina con il fratello quando DeLee le è piombato addosso sparandole con la sua calibro 22.
Lo stato di New York, dove si è svolto l’episodio, come più della metà degli stati USA prevede la protezione delle potenziali vittime di crimini d’odio includendo fra di esse quelle potenzialmente prese di mira per il proprio orientamento sessuale ma non per l’identità di genere riconosciuta solo in 11 stati. L’originaria legge sui crimini d’odio, datata 1968 dopo l’assassinio di Martin Luther King Jr. , prevdeva che le categorie a rischio fossero i discriminati in base alla razza, il colore della pelle, la religione e la nazionalità. Per inserire in gran parte degli stati, ma non ancora nella legge federale, come movente l’orientamento sessuale si è dovuto aspettare il 1998 con il celebre e tragico assassinio di Matthew Shepard che scosse gli animi degli americani.

Giovedì il Senato ha però discusso l’estensione della protezione federale prevista per le potenziali vittime dei “crimini d’odio” anche alle persone esposte ed attacate per questioni di sesso, identità di genere, orientamento sessuale e disabilità. Queto significa che, se la proposta di legge terminerà positivamente il suo iter di approvazione, la protezione delle persone omo e transessuali esposte ai crimini d’odio non riguarderà più i singoli stati ma sarà regolata dall’estensione della legge federale approvata in prima istanza nel 1968. Un gran bello scarto con il nostro paese dove abbiamo dovuto sentire di Senatori che chiedono al Signore che non vengano inserite norme antiomofobia nel pacchetto sicurezza, vi pare?

Foto | Apbailey

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Quando i politici sono omofobi di giorno e gay di notte

pubblicato da mario cirrito in: Cinemalandia LGBT Mondo


Che ci siano, anche nel nostro Parlamento, fior fiore di omosessuali che nascondono le loro tendenze sessuali; che si nascondano; è argomento che in un recente passato ha prelibato militanti gay come Grillini e la stessa Paola Concia. Il silenzio, a quanto pare è quello il motivo e non ne vedo altri, li protegge da eventuali omofobie che veleggiano nei Palazzi, a scapito di verità e, in un certo senso, ad arrestare un consenso legislativo sulle leggi di diritto GLBT.

Questo paradosso, ha aperto un vaso di pandora in America, svelando come molti politici nell’ipocrisia più piena, si battevano contro ogni rivendicazione delle organizzazioni GLBT e al calar della notte indossavano i panni di libertini omosessuali. Qualcuno ha sgarrato così tanto da farsi arrestare. È capitato l’11 giugno del 2007, al senatore repubblicano Larry Craig, che cercò di fare avance ad un poliziotto nella toilette dell’aeroporto di Minneapolis. Craig, prima di essere messo da parte dal suo stesso partito, era stato un accesso sostenitore del divieto ai matrimoni tra persone dello stesso sesso e aveva votato contro una legge che voleva punire i crimini omofobi.

In questi cocci di vaso ad alto tasso di omofobia, ci stavano dentro personaggi politici di ogni tipo, finché un regista, produttore, pluripremiato ai festival cinematografici, tale Kirby Dick, non si è occupato di questi scandali, sfornando un celeberrimo documentario che arriverà a giorni anche in Europa: Outrage - Do Ask. Do Tell. Ad aiutarlo alla realizzazione della pellicola anche un blogger famosissimo, Mike Rogers. I due, hanno cominciato a scavare tra pubblico e privato sulla vita di tanti politici americani, indomiti assertori di una linea antigay nelle istituzioni e che pare, la notte, il loro scopo era quello di darsi alle pazze gioie con persone dello stesso sesso. Quando Kirby Dick presentò il suo documentario disse: «per alcuni è semplice opportunismo politico, tattica per sviare i sospetti. Ma per molti altri è un modo per combattere sulla scena politica una battaglia privata, contro una sessualità che non riescono ad accettare».

Del perché i diretti interessati, a quanto è dato conoscere, non abbiano intrapreso la strada del tribunale, è quasi scontato, dovendo poi far venire fuori cose che magari diventerebbero parecchio imbarazzanti. Mi vien da ridere a pensare ad una cosa del genere, nel nostro patrio suol!

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Tennessee: due scuole querelate per aver bloccato l'accesso a siti gay

pubblicato da andrew in: Mondo Internet

L’American Civil Liberies Union ha denunciato, su segnalazione del bibliotecario e di alcuni studenti, due scuole dello stato del Tennessee per aver bloccato l’accesso a siti internet a tematica LGBT. L’associazione ha dato alle due scuole trenta giorni per risolvere l’inconveniente ed ha poi proceduto con la denuncia.

Queste scuole usano un filtro che blocca il contenuto di siti potenzialmente inappropriati come quelli a contenuto sessuale. Fin qui niente di strano se non fosse che chi ha impostato il filtro ha ritenuto di dover bloccare tutti i siti che contenegnono nell’URL la parola “gay” bloccando così anche portali di informazione, di intrattenimento, siti di associazioni e persino blog!

La ACLU ha però commentato con ironia il fatto che stranamente il filtro permette tranquillamente l’accesso ai siti “ex-gay” che parlano delle cosidette terapie riparative ed è proprio a questa differenza di trattamento che l’associazione si è potuta appigliare per denunciare una violazione del Primo Emendamento che, nella costituzione USA, garantisce a tutti pari libertà d’espressione. Certo è che il fatto che diversi siti di area LGBT vengano identificati come porno anche se con la pornografia non hanno assolutamente nulla a che fare non è un problema solo americano e succede spesso, al di là del loro reale contenuto, anche dalle nostre parti. A voi è mai capitato di non poter accedere ad un sito dal contenuto palesemente softcore ma che aveva l’unica pecca di contenere qualche parola che non era propriamente simpatica al vostro datore di lavoro?

Foto | Notionscapital

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Denver: a nove anni organizza una manifestazione per i diritti LGBT

pubblicato da andrew in: Movimento Mondo

Sente i suoi compagni pronunciare insulti omofobici e si schiera dalla parte delle persone gay e lesbiche. Questa lezione di vita, che ancora oggi dobbiamo purtroppo definire sorprendente, è arrivata da Ethan McNamee, un bambino di Denver che a soli 9 anni, dopo aver saputo fra l’altro che le due mamme di uno dei suoi amici non possono sposarsi, ha organizzato con l’aiuto dei genitori e della sua insegnante, una piccola manifestazione in favore dei diritti delle persone omosessuali.

La notizia è circolata molto velocemente ed alla manifestazione dello scorso sabato si potevano contare più di duecento persone, non poche se pensiamo che l’iniziativa è partita grazie alle idee di un bambino e che i numeri sono tranquillamente rapportabili ad alcune manifestazioni analoghe organizzate da associazioni a cui mi è capitato di partecipare a Roma.La maestra, una dei principali artefici del raduno, ha tenuto a dichiarare ai giornalisti incuriositi che l’iniziativa è stata autenticamente di Ethan e che lo studente non sarebbe stato minimamente influenzato dalle sue idee. Insomma, sarebbe quasi il caso di dire “Piccoli Milk crescono”!

Non so a voi ma certo è che, ripensando alla mia esperienza scolastica e conoscendo più in generale la cultura e le fortissime influenze a cui i piccoli italiani vengono sottoposti, a me rimane davvero difficile pensare che una cosa simile possa succedere in una delle nostre scuole. Ovviamente nessuno può mettere la mano sul fuoco sul fatto che l’iniziativa sia veramente tutta farina del sacco di Ethan ma c’è da dire che, nella “peggiore” delle ipotesi, sentendolo parlare si ha veramente l’impressione che qualcuno abbia almeno impiegato del tempo ad insegnargli il rispetto per il prossimo. E di questi tempi…scusate se è poco!
Dopo il salto potete vedere il video del discorso di Ethan McNamee.

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South Park: Kanye West è un..."gay fish"

pubblicato da andrew in: Tv

I dissacranti cartoni americani tornano periodicamente al centro dell’attenzione per le battute riguardanti il mondo omosessuale. Poco tempo, in un post dedicato ai Griffin, molti dei commentatori eleggevano altre serie animate a esempi di satira ben confezionata. Fra le serie citate come migliori c’era South Park che, come ben sappiamo, non guarda davvero in faccia a nessuno. Stavolta la vittima del serial americano è Kanye West, cantante R’n'B di cui vi avevamo già parlato qualche mese fa.

La puntata di South Park trasmessa in America lo scorso mercoledì ha visto il cantante vittima di uno scherzo che solo il suo personaggio non capiva. Dopo la domanda di Cartman “Ti piacciono i bastoncini di pesce?”, ad una risposa affermativa della parodia di West veniva fatta seguire la risposta “Then you’re a gay fish!”. Ma mentre tutti percepivano immediatamente lo scherzo e lo trovavano divertente, la versione cartoon del cantante prendeva le parole di Cartman sul serio tanto da iniziare un viaggio alla ricerca di un suo eventuale compagno acquatico poi individuato, alla fine dell’episodio, in una carpa.

West, quello vero, nell’ultimo anno ha parlato diverse volte dell’argomento omosessualità, rispondendo fra l’altro a chi metteva in evidenza il suo abbigliamento definendolo “gay” affermando che veste solo in maniera creativa e che la parola “gay” non dovrebbe essere usata come un insulto. Questa parodia sembra l’ennesimo episodio che, se da una parte fa tornare al centro dell’attenzione il probema dell’uso improprio di alcuni termini legati al mondo LGBT, riaccende contemporaneamente il dibattito fra queste serie animate, decisamente pensate per un pubblico adulto o comunque ad esso più adatte, e dei temi come quelli dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, di cui, al di là del registro usato, rimane ancora parecchio difficile parlare senza cadere in banalità e luoghi comuni.

Dopo il salto potete vedere un estratto della parte finale dell’episodio interamente visibile tramite il sito di South Park: l’amore fra West e la carpa!

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