Capita spesso che ci sia enorme confusione tra matrimoni civili – sia etero che gay –, religiosi, civil partnership, PaCS, DiCo, DiDoRe, unioni civili e via dicendo. Per cercare di fare un po’ di chiarezza abbiamo chiesto all’avvocato Francesco Bilotta, co-fondatore di Rete Lenford, impegnato in prima linea nella lotta per i diritti delle coppie gay.
Quando si parla di unione fra persone dello stesso sesso spesso si fa confusione: c’è chi parte subito con il discorso matrimonio religioso, chi si batte per quello civile, chi vuole le unioni civili all’inglese, chi lotta per i PaCS e via dicendo. Potresti spiegarci le differenze principali tra i vari istituti?
Possiamo per semplicità dividere in due grandi insiemi i modi per regolare la vita di una coppia: il matrimonio e gli strumenti alternativi al matrimonio.
Nel nostro Paese dobbiamo distinguere il matrimonio regolato dal diritto civile da quello regolato dal diritto canonico (dello Stato Città del Vaticano) che in base al Concordato con la Chiesa cattolica ha effetti anche per lo Stato italiano a certe condizioni. Anche altre confessioni religiose hanno stipulato accordi simili con il nostro Paese, ma non sono questi matrimoni che ci interessano.
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Sono passate tre settimane dalla legge che ha reso legali e riconosciuti i matrimoni gay nel New Hampshire. E gli oppositori si stanno già dando da fare per annullare il tutto, con misure pensate e finalizzare proprio per questo scopo.
L’idea sarebbe quella di restringere il campo del matrimonio solo ad un uomo ed una donna. E quale modo migliore (e sopratutto originale…) per farlo se non con un referendum della popolazione? Poichè, sebbene cinque Stati americani permettano le nozze gay, non è stato garantito dai votanti e questo è ciò su cui puntano gli oppositori. David Bates sta portando avanti una campagna per un referendum sulla questione.
Ha infatti raccontato che le petizioni ora stanno già iniziando a circolare nelle città, col tentativo di persuadere i cittadini a pretendere una legislazione che permetta solo matrimoni eterosessuali. Sanno anche che i Democratici, ora al potere, difficilmente concorderanno ma la speranza è che i Repubblicani possano tornare a governare a novembre di quest’anno.
E lì, tutto potrebbe diventare molto più fattibile…
Foto | Donklephant
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Dopo il flop ottenuto l’altra sera per la manifestazione a sostegno della coppia gay Manuel e Francesco, in sciopero della fame per ottenere risposte sulla regolarizzazione delle coppie gay, questa volta ad entrare in campo è Ignazio Marino. In merito alla protesta dei due uomini, ha infatti ammesso la necessità di dover lavorare celermente affinché i diritti possano essere riconosciuti. E non solo promessi.
“Non possiamo permettere che si arrivi a decisioni estreme quali lo sciopero della fame e far finta di nulla. Come al solito su questi temi siamo il fanalino di coda in Europa. Chiedo da tempo che si riparta alla Camera dal disegno di legge Concia sulle unioni civili che ormai sembra essere stato completamente dimenticato. L’esistenza di famiglie omosessuali in Italia e la nostra arretratezza sull’affermazione dei loro diritti - ha proseguito Marino - sono purtroppo un dato di fatto. Dobbiamo lavorare per accelerare i tempi nel riconoscere i loro diritti. È il momento che il Partito Democratico assuma una leadership forte e riconoscibile in tema di diritti civili: dobbiamo impegnarci con maggiore incisività e determinazione anche per dimostrare la capacità di comprendere i cambiamenti sociali e rispondere tempestivamente ai bisogno dei cittadini, che è la ragione stessa dell’esistenza del Pd”
Le parole di Marino sono stato ben accolte anche da Imma Battaglia che, però, non si vuole accontentare della dichiarazione pubblica del senatore del Pd e intende andare ben oltre:
“Faccio appello allo stesso Ignazio Marino perché si faccia promotore con le associazioni lgbt e altri parlamentari di un incontro istituzionale tra i due giovani in digiuno e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un incontro che potrebbe rappresentare un primo e autorevole riconoscimento verso un’iniziativa che tutti noi ci auguriamo possa trovare una risposta adeguata”
Foto | Setino
Il governo socialista di José Socrates ha approvato un disegno di legge che renderebbe possibili i matrimoni gay. Le resistenze di chi è contrario a questa possibilità sono molto alte e concrete, ma c’è buona possibilità che la legge possa essere approvata. Nulla di realizzabile invece per quanto riguarda le adozioni, diversamente dalla vicina Spagna: resta vietato adottare bambini per coppie gay. Così si è espresso un deputato conservatore:
“La nostra proposta prevede di salvaguardare i diritti fondamentali per un tipo di relazione di questo genere ma che non sarà comunque equiparabile a un matrimonio”
Ma la sinistra che appoggia questa legge, si dimostra contraria anche al divieto d’adozione, motivandolo:
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Bruce Springsteen, nato nel New Jersey, ha rilasciato un messaggio di supporto per i matrimoni gay nello stato: sta seguendo il corso della legge che permetterebbe il diritto alle nozze:
“Come molti di voi che vivete nel New Jersey, sto interessandomi al processo che permetterebbe l’uguaglianza del matrimonio nella legislazione. Ci ho sempre creduto e ho sempre speso parole per i diritti per le coppie dello stesso sesso. Inoltre concordo pienamente con il governatore Corzine, che ha detto “L’uguaglianza delle nozze dovrebbe essere riconosciuta per ciò che realmente è, ovvero i pari diritti che ogni cittadino dovrebbe avere ed essergli riconosciuti per la legge”. Non potrei essere più favorevole e concorde per chi richiede un trattamento uguale per gay e lesbiche, nostri fratelli e sorelle, e per permettere ad ognuno di loro di far ascoltare le loro parole”
Il governatore Jon Corzine supporterà il matrimonio omosessuale, nonostante l’eletto Chris Christie (fan dichiarato di Springsteen) abbia preso ufficio lo scorso mese e abbia messo il veto alla legge.
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Probabilmente la notizia farà ingelosire un tantino anche la popstar Elton John, ma le cose nel regno di Sua Maestà Elisabetta cambiano molto in fretta e nel segno della civiltà. Di certo la coppia di cui ci occupiamo non potrà coronare il sogno di potersi sposare nella splendida cappella del 14 secolo situata all’interno del palazzo di Westminster, sede del Parlamento del regno; cappella che resta comunque off limits per le celebrazioni delle unioni gay. Ma i due uomini innamorati, Chris Bryant e il suo partner Jared Cranney, avranno il privilegio e il primato di potersi unire in partenariato, all’interno delle mura del Parlamento.
Lo speaker della Camera, Sir John Bercow, ha infatti dato il suo benestare e a marzo prossimo i due potranno festeggiare con amici e parenti la loro unione civile in una delle fastose sale della residenza ufficiale di Bercow, la Speaker’s House, che fa parte della struttura del Parlamento inglese. La sala, in un prossimo futuro, potrà essere a disposizione dei parlamentari omosessuali che volessero celebrare le loro nozze civili.
Chris Bryant, oggi sottosegretario per l’Europa, classe 1962, deputato laburista dal 2001, ministro di Stato per l’Europa, da ex cappellano aveva chiesto qualche mese fa, agli alti vertici della chiesa anglicana di volersi aprire alle nuove leggi del Regno e in particolar modo alle unioni civili permettendo a chi lo desiderasse di poter celebrare le nozze anche in chiesa.
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Ce l’avevano fatta: erano riusciti , in Italia, a contrarre regolare matrimonio. Poi, ad uno degli sposi è venuta voglia di “autodenunciarsi” e, in un certo senso, di far emergere tutta quella ipocrisia di cui è intrisa la nostra odevole società. Protagonisti della storia, un bancario di 36 anni di nazionalità italiana e un consulente aziendale francese. I due erano corsi in California qualche mese prima che venisse fuori la storia del referendum abrogativo e si erano pacsati in Francia. Non restava che cambiare lo stato civile in Italia. Così fanno: mandano tutto l’incartamento al Consolato italiano in California che timbra e spedisce tutto al nostro Ministero degli Esteri che mette altri timbri e trasmette i documenti al comune dove l’italiano risulta come residente al’estero.
Fatta! Senonché , al ragazzo italiano viene la voglia di “svelare” il micidiale stratagemma e scrive a Repubblica.it, narrando tutta la vicenda. Apriti cielo. Quella stessa burocrazia che impiega anni per accontentare i suoi cittadini, fa lesto lesto a dissolvere il “matrimonio” dei due ragazzi che, comunque vadano le cose, seppur brevemente resterà il primo matrimonio gay riconosciuto.
“Inizialmente il mio compagno era titubante - dice a Repubblica uno degli “sposi” - io invece lo desideravo perché volevo sentirmi finalmente una persona ‘normale’, non più di serie B. Pensavo inoltre che la domanda di trascrizione in Italia mi sarebbe stata rifiutata: volevo ricorrere alla Corte europea dei Diritti del’Uomo, combattere una battaglia di civiltà“.
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La Microsoft Corporation ha donato 100.000 $ per le campagne che si terranno a Washington. Il prossimo mese, lo stato promuoverà un referendum per capire se alle coppie gay dovrebbero essere concessi i medesimi privilegi compresi invece nei “partnership domestic”, le unioni civili “famigliari” etero.
E’ la più ingente donazione a favore di una campagna gay mai rilasciata da un singolo ente o individuo. Il referendum avverrà il 3 novembre e se i votanti dello stato lo approveranno permetterà alle coppie gay di equiparare quelle eterosessuali per quanto riguarda i diritti nelle unioni, tra i quali l’adozione. Fino ad ora, la legge in vigore infatti permette solo alcuni dei benefici dati alle coppie sposate etero: la Washington Families Standing Together ha raccolto circa 780,000 $ e ne ha spesi circa 200.000 $.
La fronda avversaria, i Protect Marriage Washington, ha invece racimolato circa 60,000 $ e spesi solamente 35,000 $. E alla data fatidica mancano circa tre settimane.
Foto | BlogRunner
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Da ieri, centinaia di coppie gay sono diventate ufficialmente coppie civili. La legge che permetteva le unioni è stata approvata a giugno ma non è stata effettiva prima di ieri,1 ottobre. Circa 700 coppie si sono registrate prima del 24 settembre: era l’ultimo giorno disponibile per poter ufficializzare il proprio legame nel primo giorno del nuovo mandato legislativo.
Le legge fu proibita dal governatore Jim Gibbons ma la sua decisione fu annullata dall’Assemblea e dal Senato del Nevada. Assicurerà a coppie etero e gay le stesse responsabilità come coppie sposate, per quanto riguarda le proprietà e i debiti, e inoltre in questo modo li proteggerà dalle discriminazioni.
La legge non prevede cerimonie solenne, ma una semplice firma nel registro dell’ufficio del segretario di Stato e il versamento di una quota per il contratto famigliare che offre gli stessi diritti e doveri delle coppie sposate.
Purtroppo però non è richiesto ai datori di lavoro di offrire l’assicurazione sanitaria o altri benefici alle coppie unite civilmente in questi “contratti di famiglia”. Infatti nel 2002, il Nevada ha votato per un emandamento che specifica il riconoscimento di matrimonio solo tra una donna e un uomo. Si può gioire in questo caso o è solo “assecondare” le minime richieste, parlando di uguali diritti e doveri, per poi ammettere differenza abissali già a partire dalla sanità?
Foto | NevadaGayRealStateAgents
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Antonio Garullo e Mario Ottocento, residenti a Latina, si sono sposati (ovviamente all’estero, in Olanda) e sono stati tra i primi a farlo. E’ Antonio a raccontarlo in una breve intervista su Vanity Fair (n°40), nella quale racconta i commenti in famiglia dopo la loro scelta di unirsi in nozze il 1 giugno 2002. Come ha reagito la famiglia?
“Mia madre, 77 anni, mi ha detto ‘Ora che ho sposato anche l’ultimo figlio, posso andarmene tranquilla’ ”
Diversa la reazione della Procura che li ha definiti “folkloristici” e gli ha negato qualsiasi riconoscimento giuridico. E gli altri?
” La gente ci fece gli auguri”
E infine, quando l’intervistatore chiede alla coppia se hanno altro di cui sentono la mancanza o l’esigenza, la risposta arriva sincera:
Continua a leggere: Antonio & Mario sposi in Olanda nel 2002... ed ora vorrebbero un figlio