
Già abbiamo sottolineato come l’Uganda stia meditando di rendere attive leggi che condannino i gay al carcere a vita oppure addiritura alla pena capitale. Del resto, la non lontana Nigeria permette ancora la lapidazione in quei casi e persino il paese musulmano dell’Iran accetta la pena di morte come condanna capitale. Ultimamente sembra che, spaventato dal non ottenere appoggi economici dagli altri Stati, il governo ugandese stia facendo qualche passo indietro, ma ancora non è confermato nulla.
La cosa che sorprende (e che personalmente mi disgusta molto) è la tempistica che ha seguito l’Uganda nell’infiammare e dare vita a così violente e dure leggi contro gli omosessuali. E si viene a scoprire che, circa un mese prima dell’inizio di questa nuova china più omofobica che mai, in quello Stato, tre cristiani evangelici americani hanno tenuto un corso (gratuito e di informazione aperto a tutti) dal titolo “Il piano gay, il programma oscuro e segreto“.
Il senso del seminario? Illuminare le menti dei presenti sulla minaccia che gli omosessuali rappresentano per i valori biblici e la tradizionale famiglia africana. I tre, che si sono falsamente presentati come esperti di omosessualità, hanno incantato persino poliziotti, esponenti politici, migliaia e migliaia di persone. Ripetendo loro come il movimento gay sia un’istituzione malefica, di come sodomizzino spesso teenager indifesi e che lo scopo principale è distruggere la società basata sulla famiglia e sul matrimonio per condurla alla promiscuità totale. E ora che si è aperto “il caso” e che questa loro visita in Uganda viene collegata ai moti omofobici che hanno iniziato ad infiammare gli animi degli abitanti, i tre restano sulla difensiva e giocano la carta del “Non ci sono, ma ci faccio“, fingendo stupore: come se buttassi a terra una tanica di benzina e dopo aver lanciato sopra un accendino, poi esclamassi “Ma prende fuoco!”
In Uganda, il giornale Red Pepper ha pubblicato un articolo su un’intera pagina con i dettagli personali e privati delle persone che, in base all’intenzione del ‘giornalista’, finanziano gli omosessuali.
Del resto, la testata non è nuova a questi atti omofobici; già precedentemente aveva inneggiato ad azioni concrete contro il supporto dei diritti gay. Ma in questo caso ha fatto di più: hanno pubblicato nomi, indirizzi ed uffici di coloro che appoggiano e finanziano i movimenti e i diritti gay in Uganda.
Inoltre, per scandalizzare il più possibile i lettori, hanno aggiunto anche gli stipendi dei coordinatori e funzionari delle varie associazioni, paragonati ad un mensile di un qualsiasi cittadino comune. Gli articoli precedenti a questa “lista di prescrizione” spaziavano da “Come individuare un gay” a “Quali sono le terminologie usate da un gay“.
Un gruppo cristiano ha deciso di appoggiare la proposta di legge per rendere punibile in Uganda l’omosessualità anche con la pena di morte. Stephen Green, a capo del gruppo estremista Voce cristiana sottolinea:
“La Bibbia pretende la pena estrema per la sodomia e per lo stupro e il nostro Signore sostiene la pena di morte quando ha chiamato in causa gli accusatori della donna in adulterio, per lanciare la prima pietra - se non fossero stati implicati in adulterio loro stessi. Un Parlamentare, in Uganda, sta solo tentando di proteggere i bambini della sua nazione”.
La legge imporrebbe la pena capitale per chi fa sesso con un minore o una persona disabile o infetta da Hiv. Infine chi non rivela l’omosessualità di qualcuno che conosce rischia un minimo di tre anni di carcere. David Bahati, garante della legge, si è giustificato adducendo come motivazione la cura delle infezioni per Hiv e per protezione della famiglia tradizionale. L’Europa intera ha condannato le sue azioni. O meglio, quasi tutti…
Stephen Green infatti sostiene che debbano essere ritrovati i sani valori e che gli omosessuali dell’ovest e gli abortisti fermino la propria malvagità. Voce Cristiana è contraria all’aborto, all’omosessualità, il divorzio e l’educazione sessuale: in più, supporta la pena di morte e non riconosce lo stupro del marito verso la moglie. Già nel 2006 era stato arrestato per un “incidente” omofobico del quale era stato accusato, ma poi rilasciato per mancanza di prove.
Continua a leggere: Leader cristiano supporta la pena di morte per i gay
In seguito alla notizia della legge anti gay che l’Uganda avrebbe intenzione di mettere in atto, la BBC si è esposta in prima linea e ha deciso di parlarne sul proprio sito. Ma non in una dura condanna come prevedibile, bensì in formato sondaggio con richiesta diretta e (forse) volutamente provocatoria: “Gli omosessuali devono essere giustiziati?”. La domanda ovviamente ha scatenato una serie di polemiche e di telefonate indignate da parte degli utenti.
Quando è stato annullato, il sondaggio aveva comunque già ricevuto numerosissimi commenti: 633 circa. Lynne Featherstone, esponente liberal democratica, ha sottolineato quando la domanda fosse offensiva:
“La BBC attizza le fiamme dell’odio. Devono scusarsi per la loro grossolana mancanza di sensibilità”
Continua a leggere: Scandalo per la BBC per il sondaggio se sia giusto uccidere un gay
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Il primo ministro Gordon Brown ha ammesso che sta spronando gli stati europei come la Spagna e la Francia a riconoscere le unioni civili in Gran Bretagna. Parlando con Johann Hari per un intervista alla rivista Attitude, Brown ha ammesso che sta negoziando con questi due stati ma vuole vedere riconosciuti i diritti gay anche in est ed ovest Europa.
“Vogliamo che i paesi dove non sono ancora riconosciuti, specialmente l’est Europa, li accettino e li considerino validi. Stiamo negoziando accordi con la Francia e la Spagna. Ma penso che si possa fare un passo ulteriore a questo. Quello che conta è che in Europa ci sia rispetto per i gay: questo è davvero importante. Sarà un percorso difficile e impiegheremo anni, ma non c’è mai stata una buona ragione per smettere di combattere.
E riguardo al rischio che il centro ricerche contro l’Aids possa non essere più costruito in Uganda a causa della legge che condanna duramente i gay, ha semplicemente sottolineato:
“Il punto è che questo rappresenta un aiuto a salvare vite umane”
Foto | Guardian

L’Uganda potrebbe perdere la possibilità di ospitare un istituto maggiore di ricerca per l’Aids se il Parlamento farà passare una legge contro l’omosessualità, come ha riferito un ufficiale delle Nazioni Unite. Catherine Hankins, capo scientifico dell’UNAIDS, ha sottolineato che la sua organizzazione di Organizzazione mondiale per la salute (WHO) potrebbe prendere una decisione negativo sulla località scelta, dipendente dalla scelta sulla legge verso l’omosessualità:
“Criminalizzando il sesso tra adulti consenzienti non è solo una questione di diritti umani, ma qualcosa che si frappone anche verso una buona strategia contro l’Hiv. Se la legge dovesse passare, l’UNAIDS e la WHO dovrebbe decidere come agire e se il luogo scelto sia ancora adatto”
Tutto questo avviene in un periodo in cui l’Uganda è al centro di un fuoco incrociato e di sgomento da parte dei paesi stranieri a causa della minaccia di pene di morte per chi non denuncia conoscenti gay e duro carcere per i “colpevoli”. Poi è di pochi giorni fa l’annuncio di una “conversione” per i gay al posto della morte certa (ipotesi ancora non ufficializzata).
Foto | Caprisa

Pochi giorni fa vi abbiamo informato della norma contro l’omosessualità ufficializzata in Uganda: invece pare sia previsto un “alleggerimento” delle pene inflitte ai gay condannati. Sembra infatti che non sarà più attuata la pena di morte che gli attivisti Lgbt cercavano disperatamente di fermare.
Ora i gay non saranno più condannati bensì mandati ad un corso per convertire gli omosessuali. Proprio James Nsaba Buturo, ministro responsabile dell’etica e dell’integrità, parla di una legge modificata e presentata al Parlamento tra qualche settimana.
Resta quindi ancora attiva l’assoluto scopo di “protezione verso le famiglie tradizionali e i bambini” nonostante non si sappia quale pena verrà inflitta a chi non denuncia un conoscente macchiatosi di omosessualità. Quindi niente pena di morte (forse) a patto che i gay diventino etero seguendo un programma adatto a debellare questa ipotetica malattia. Anche se non sono romano, concedetemi questo pensiero spontaneo: “Annamo bene…”
Foto | BoxTurtleBulletin

Se prima c’era la formulazione di un disegno di legge, ora è diventato ufficiale, nonostante le numerose condanne dei paesi europei.
Per coloro che saranno accusati di praticare atti omosessuali, in Uganda, vi saranno durissime e severe pene. La più “soft” è la condanna all’ergastolo. Per chi invece è sieropositivo o tacciato di pedofilia (a quanto pare equiparati) ci sarà il rischio di essere sottoposti a pena capitale. E per convincere chiunque a collaborare con le forze dell’ordine, chi non rivelerà l’omosessualità reale di qualcuno che conosce ma ne manterrà il segreto, verrà condannato anche lui a tre anni minimi di prigionia.
Parole e promesse di Yoweri Museveni, presidente dell’Uganda, secondo cui “le relazioni gay vanno contro il volere di Dio”. E perciò devono essere punite ed eliminate… anche con la morte.
Foto | Giornalettismo
Che i gay non se la passino bene in Uganda lo abbiamo detto più volte. Ora però la situazione rischia di diventare veramente drammatica. Il deputato David Bahati sta mettendo a punto una legge che sta promuovendo un forte clima anti-gay nel Paese. Va detto che non è sicuro che la legge venga approvata dal momento che contiene di fatto alcune violazioni ai principi costituzionali.
Punti salienti di questa legge sono i seguenti: obbligo di denunciare episodi omosessuali entro le ventiquattr’ore successive alla loro constatazione, con pena di una ammenda di 500.000 scellini ugandesi (sui 180 euro) e/o tre anni di reclusione per chi non denuncia; episodi omosessuali e l’idea stessa di omosessualità sono puniti con sette anni di carcere; è tassativamente vietato presentare l’omosessualità da un punto di vista favorevole; nei casi di omosessualità aggravata (rapporti omosessuali con un minorenne, con un disabile o se l’omosessuale è sieropositivo o riveste una qualche autorità) può essere comminata la pena di morte.
Allora uno dice: me ne vado dall’Uganda. La legge prevede anche questo: se hai rapporti omosessuali all’estero, rischi il carcere non appena rimetti piedi in Uganda.
Via | Giornalettismo
Foto | Rue89
In Uganda musulmani e cristiani pentecostali si sono uniti per lottare contro l’omosessualità e hanno fondato la Lega nazionale contro l’omosessualità e abusi sessuali di cui fanno parte gli sceicchi Sulaiman Kakeeto (capo dei musulmani Tabliqs), Muhammad Badru (presidente dell’associazione nazionale Da’awa) e i pastori Michael Kyazze (Omega Healing Centre), Martin Ssempa (Makerere Community Church) e Solomon Male (Arising for Christ).
Lo sceicco Kakeeto – affermando che l’omosessualità è un problema che riguarda tutta la popolazione indipendentemente dal credo – ha esortato il governo a rafforzare la legge che colpisce l’omosessualità e a incarcerare le persone arrestate per atti omosessuali:
“Abbiamo pensato di stringere un legame interreligioso volto a combattere la diffusione di questa piaga e quindi di lavorare insieme per eliminare la sodomia e le altre forme di abusi sessuali dalla nostra società”.
La lega-antiomosessualità dovrebbe avviare una campagna rivolta all’intera società per sensibilizzare sui pericoli rappresentati dall’omosessualità e offrire consulenza, assistenza legale e materiale di supporto alle persone colpite.
Continua a leggere: Uganda: musulmani e pentecostali uniti contro l'omosessualità