
La storia di Thomas Beatie aveva creato infinite polemiche: lui era una donna, voleva fare il cambio di sesso e poi è rimasta incinta: per la prima volta al mondo, si vedevano foto di “un uomo” (esteriormente) incinta. Ora, la notizia dell’imminente nascita del terzo figlio dell’uomo. Insieme alla compagna, Nancy, loro hanno già due figli, Susan di 2 anni e Austin di appena 1.
Thomas Beatie, prima del cambio di sesso era una bellissima ragazza delle Hawaii, di nome Tracy. Nel 2002 ha deciso per il cambio di sesso ma ha mantenuto i suoi organi riproduttivi, con la speranza di poter diventare, un giorno, genitore. E ci è riuscito 3 volte…
La coppia non è a conoscenza del sesso del loro futuro nascituro, vogliono avere la sorpresa direttamente il giorno del parto. Cosa pensate di questa vicenda? 3 figli per una donna che è diventata uomo ma che non ha voluto privarsi della possibilità di essere madre. Scelta coraggiosa o semplicemente egoista?
Via | RadarOnLine
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Ospite all’inaugurazione del Gay Village, Ornella Muti è forse una di quelle poche celebrità italiane degne di essere amate e ringraziate per l’appoggio incondizionato e costante che dimostra verso la comunità gay. In una recente intervista a Vanity Fair, l’attrice ha espresso onestamente il suo pensiero:
“La differenza tra essere omosessuale o meno è la stessa che passa tra l’avere i capelli biondi o mori. È solo una constatazione. O sei bionda o sei mora. Siamo tutti diversi e tutti uguali”
Ospite a casa di Elton John per un’asta per la lotta all’Aids, la Muti espone per prima lei questo profondo legame con il popolo Lgbt:
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Un video di baci, senza etichette, per lottare a favore dell’uguaglianza dei diritti. Uguaglianza – come viene ricordato – che in Italia non c’è.
La discriminazione ha molti volti. Un volto odioso è quello di chi discrimina in base all’orientamento e alle preferenze sessuali. Come un tempo accadeva per il colore della pelle, per l’essere donne, per avere certe idee politiche. Eppure lo Stato non dovrebbe distribuire o togliere diritti in base a una caratteristica personale e privata. Che oggi non può che essere pubblica proprio perché l’ingiustizia la colpisce, colpendo chiunque abbia a cuore i diritti civili e non solo chi è privato della possibilità di essere pienamente un cittadino. Chi amiamo, e se amiamo qualcuno, dovrebbe essere irrilevante per la legge. La condizione necessaria per combattere l’omofobia è l’attribuzione di uguali diritti a tutti. Il progetto non ha scopi commerciali, ma l’intento di sottolineare e di sensibilizzare sulla mancanza di parità e uguaglianza. Chi non si oppone è complice. Grazie a chi ci ha messo la faccia.
Buona visione. Buone riflessioni. Buon impegno.

Piccoli fan di Elisabetta Gardini crescono… Ieri sera, scene di “lotta e di classe al Karma, discoteca di Milano. Il motivo? Una ragazza si reca in bagno e quando torna il suo ragazzo si accorge che lei sembra stranita e seccata. E la donna ammette il motivo di tale disagio: c’era una trans nel bagno (oh piccola, roba da non chiudere più occhio la notte…). Così il fidanzato si reca alla toilette e la aggredisce verbalmente:
“Anche se hai due seni e sembri una donna hai sempre un organo genitale e quindi questo bagno non lo puoi usare”
Ne nasce un diverbio acceso, ma ad averne (inizialmente) la meglio è stata Josè che ha stordito il ragazzo spruzzandogli in viso uno spray anti aggressione. Risultato? Il giovane ha passato il resto della serata al Policlinico, mentre la trans l’ha passata in questura per mancanza del permesso di soggiorno. E ora vi giro la domanda: per voi la transessuale dove doveva andare in bagno (sembra banale, ma come vedete non è sempre così…)?
Foto | Youblob
Regina Satariano, dirigente dell’Associazione Trans, è stata vittima di uno spiacevole quanto disturbante atto di violenza nei suoi confronti. La trans era legata sentimentalmente ad un importante uomo d’affari con cui aveva avuto una relazione lunga circa 21 anni e morto poco tempo fa. Il tutto è avvenuto nel peggiore scenario possibile, ovvero nei giorni che precedono la sepoltura della persona deceduta. Recatasi a far visita al suo compagno di una vita, non è stata riconosciuta dalla sorella dell’uomo e poi, successivamente, trattata male sia verbalmente che fisicamente.
Già quando l’uomo era ricoverato in ospedale vi fu un incontro freddo tra le due. Quando purtroppo viene a mancare, Regina si reca all’obitorio e si permette di suggerire, con tatto, alla sorella del defunto, un abbigliamento diverso per la sepoltura. Ma il consiglio non viene accettato e lei le rinfaccia di non avere nemmeno idea di chi sia. Regina chiede ad un inserviente se è possibile mettere una foto e una lettera nel taschino, ma la sorella se ne accorge, definendo il tutto “uno schifo“.
Il tentativo di rendere pacifico e civile il rapporto tra le due fallisce: al tentativo di un avvicinamento, come risposta, Regina ottiene un calcio negli stinchi. E, tornando per accertarsi che il ricordo lasciato all’uomo, sia stato inserito nella tasca della giacca del defunto, viene insultata dall’inserviente. Le urla contro, la insulta, la aggredisce, le chiude la mano dentro la porta nel tentativo di cacciarla. La sorella dell’imprenditore morto ammette di aver requisito lei la lettera perchè non voleva alcuna cianfrusaglia. Ricordi = cianfrusaglia. Solo al funerale dell’uomo, a cui la Satariano partecipa, viene riconosciuta dagli amici della persona che aveva sempre amato: di lei, lui parlava sempre con loro. Lei era la sua donna di Viareggio… Per sempre.
E ora scattano le denunce da parte della trans.
Foto | GoNews
Una trans ha raccontato l’umiliazione che ha provato quando le è stato detto che per lei era illegale poter usare il bagno pubblico femminile, mentre era in un pub. Katrina Harte, 46 anni, ha iniziato il suo percorso di cambiamento molti anni fa e sta attendendo l’operazione finale. Ha spiegato al Sunday Sun che si era recata al Briar Dene pub, a Whitley Bay, nel North Tyneside, fin da quando aveva 18 anni ed era sempre stata supportata dallo staff e dai clienti abituali fin da quando aveva iniziato a vivere come una donna.
Ma, improvvisamente, circa quattro settimane fa, un componente del personale, le ha detto che non avrebbe potuto più usare i bagni delle donne, bensì quello per le persone disabili, poichè era “illegale per legge” per lei usare la toilette femminile:
“Mi hanno detto che era contro la legge. Non avevo mai sentito prima una cosa del genere. Mi sono sentita malata e tradita, abbandonata. Ormai per un transessuale è diventato difficile trovare un ub in cui poter entrare a bere semplicemente un drink”
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Gli studenti del Liceo Pontormo non hanno esitato quando hanno dovuto scegliere tra il tema del clima e quello delle discriminazioni. Così, la preside ha autorizzato un’assemblea che aveva come protagonista assoluta la trans Regina Satariano, a capo del Movimento di Identità Transessuale Italia e organizzatrice di Miss Trans. Ha raccontato a cuore aperto il percorso che ha seguito e, senza riferimenti alla politica, ha spiegato il diritto di ciascuno di essere quello che vuole:
“E’ stata un’esperienza sorprendente per me: non mi aspettavo che ragazzi di 14 e 15 anni mi accogliessero con la tranquillità e la semplicità che ho trovato. Ho cercato di parlare in modo molto semplice raccontando la mia scelta, fatta quando avevo 26 anni, in un periodo in cui decidere di diventare trans non era una cosa da poco. Oggi la situazione e’ cambiata, anche se i problemi non sono tutti risolti. Agli studenti ho spiegato le differenze fra una transessuale e una drag queen. Cosa significa essere trans. Ho detto che davanti alle discriminazioni sono loro la nostra speranza”
E ha ammesso il ato forse più triste e difficile da raccontare, sopratutto a qualcuno che non si conosce. Ma l’ha fatto con onestà e serenità, immagina di una persona che ha fatto pace con se stessa:

Che le famiglie omoparentali abbiano dei figli lo si sa da tempo. E in molti paesi la legislazione o la giustizia intervengono per non lasciare apolidi di diritti quelle creature e i loro “genitori”. Formano una famiglia nonostante le tante sture che si sentono nel nostro Stato e molti sono figli di precedenti matrimoni formati da coppie di sesso diverso.
Ora, a Colonia, in Germania, una donna transessuale si è vista riconosciuta il suo status di padre. Anche dopo l’intervento che le trasforma in “donne”, i transessuali possono essere ritenuti “padri” per la legge. Lo ha deciso oggi la Corte d’appello di Colonia, nell’ovest della Germania. Tutto è stato possibile grazie al fatto che la transessuale aveva precedentemente fatto congelare il suo seme. Nei mesi scorsi la sua ex compagna era ricorsa alla fecondazione assistita facendosi impiantare il seme del suo compagno.
Poi all’anagrafe si erano registrati come coppia di fatto e d lì è scattato il riconoscimento della paternità. Ma qualche dubbio è venuto all’ufficio anagrafico, vedendo che la transessuale era a tutti gli effetti un donna e la questione è passata ai giudici. Ora la sentenza della Corte che ha riconosciuto la paternità della transessuale. “Il rapporto con i figli - hanno detto i giudici - dovrebbe rimanere intatto nonostante il cambio di sesso. E questo vale anche dopo il cambio di sesso. Conoscere la propria origine è di particolare importanza per i bambini”. Una ottima sentenza che aprirà forse altri casi del genere e credo farà discutere molto anche da noi.
Foto | nicoletta_bi
Le persone transessuali in questo periodo sono sotto i riflettori, sia, purtroppo, per motivi di cronaca nera che per motivi più o meno futili. Se da un lato questa visibilità può, bene o male, essere un utile strumento per mostrare la normalità degli amici e delle amiche transessuali, dall’altro cadono le braccia nel prendere coscienza del come i mezzi di comunicazione di massa non abbiano ancora recepito che è da tener presente il genere di arrivo (quindi, ripetiamo, la transessuale per chi si sente donna anche se è in un corpo maschile; il transessuale nel caso opposto; le concordanze vanno fatte al maschile o al femminile rispettando quest’ottica). La parola peggiore, però, che viene usata è quella di viado. Anzitutto, la parola viado è volgarissima, e corrisponde a frocio, ricchione, buco, busone e via dicendo. Non solo, è anche errata.
Sandra Biondo, traduttrice e lessicografa, ha fatto un interessante punto della situazione in proposito. Anzitutto, la versione corretta sarebbe veado e non viado e, l’ignoranza sovrana, ha importato questo termine per omofonia (in portoghese i due termini hanno la stessa pronuncia). Poi in Brasile, veado – che significa cervo – sta ad indicare l’omosessuale di sesso maschile e non già le persone transessuali come da noi.
Che c’entrano i cervi con noi gay, allora? Posto che, a quanto risulta, solo in Brasile si associa il termine cervo a omosessuale maschile, ecco una lista di possibili motivazioni:
Continua a leggere: Piccola riflessione sull'uso dei termini transessuale e viado
Avevamo parlato circa un mese fa del bambino che a 12 anni voleva diventare donna e ha creato scandalo e scompiglio nella propria classe. E’ di pochi giorni fa, invece, la notizia di un bambino dell’Arizona. Il suo nome era Joey Romero: oggi si fa ufficialmente chiamare Josie, in quanto i genitori, intervistati da Channel 4, hanno ammesso di essere riusciti a far modificare i documenti del loro figlio. La madre, Vanessia, spiega:
“Da sempre si sente una bambina. E’ stata una delle prime cose che mi ha detto quando ha iniziato a parlare. Abbiamo cercato di dirgli che in realtà era un maschio. Poi, arrivato a 4 anni, insisteva sempre di più: ’sono una femmina’”
Entrambi i genitori hanno accettato la condizione del figlio: Josie inizierà a prendere dei farmaci che interverranno sulla sua crescita. A 12 anni invece i primi ormon femminili per il primo processo di cambio sesso.
Cosa pensate in merito a questa decisione? I genitori stanno facendo la cosa giusta ad appoggiare un bambino di soli 8 anni oppure è una scelta troppo importante per essere presa in una così giovane età?
Foto | Giocattoleria
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