
Generalmente, i film girati in Florida possono ottenere crediti sulle tasse, sovvenzioni sui costi, in modo tale da invogliare il lavoro in quello stato. Ma ora, alcuni show televisivi e film con personaggi gay potrebbero essere esclusi da questi benefici. Secondo una nuova legge, possono essere tolte le sovvenzioni alle produzioni che non includono “valori tradizionali e famigliari”
Esplicitamente non vi è riferimento a storie o trame gay e si sono ben guardati dal dirlo apertamente. Tuttavia, Stephen Precourt, rappresentante repubblicano, ha dichiarato che personaggi gay non sono affatto ” quel genere di cose per cui io investirei denaro pubblico”
Per cui si rischierebbe di non ottenere più quello “sconto” dal 2 al 5% per le produzioni che non vengono giudicate “family friendly”. Lo scopo sarebbe quello di bandire la violenza gratuita e l’esibizione di atti e storie poco edificanti per quelli che sono “i veri valori”. E la bagarre continua, dal momento che non è chiaro cosa sia incluso ed escluso: potrebbe essere tutto, del resto, dal tema della droga a quella delle famiglie omosessuali…
Foto | Atomculture
Dopo un incontro inaspettato con un ragazzo, Andrea, in una serata particolarmente brilla, qualche giorno dopo lui mi chiama e mi propone di vederci, in maniera sobria. Stefano, il mio amico, osteggiato dalla sua famiglia che non accetta la sua omosessualità, si reca a casa di un vecchio amico….
Stefano non si sentiva un fallito, nè un drogato. Nuovamente da solo, nella sua stanza, osservava la bustina contenente la polvere bianca. La cocaina, per darle il suo nome preciso. Una parte di sè la odiava, un’altra la amava infinitamente. Non ne faceva uso per dimenticare qualcosa o per rimuovere una parte di sè che non accettava. Lui era felice di essere gay, non gliene importava nulla di cosa la gente potesse pensare o di come conduceva la sua vita. Stefano, certe volte, era solo stanco di tutto quello che lo circondava. Era stanco di sua madre che ignorava la sua omosessualità, di una sorella che lo guardava con compassione, con l’aria di qualcuno che stava osservando un ragazzo buttare la sua vita nel cesso. Era stanco di dover mentire, era stanco di non sentirsi apprezzato. Stefano era stanco. Ogni sua avventura, ogni suo flirt era fine a se stesso. E non perchè fosse arido d’animo o non provasse niente per nessuno. Era semplicemente disinteressato a costruire qualcosa che, era certo, gli altri avrebbero demolito sul nascere. Non avrebbe mai avuto una famiglia che accoglieva il suo eventuale, futuro, ragazzo. Lui avrebbe sempre graffiato un muro di marmo. A mani nude. E avrebbe perso. A Stefano importava, solo per qualche secondo della sua vita, mettere in “Pause” tutto il vociare intorno a lui, e viaggiare altrove. Dimenticare. Ed isolarsi.
Quella sera, quando sto per uscire di casa, mi guardo allo specchio e cerco di darmi un giudizio finale. L’idea della lampada poche ore prima di uscire non è stato geniale: mi ha provocato quel colorito da “quattro schiaffoni ben dati” e sembra vagamente posticcio. In compenso, la camicia mi calza a pennello e i jeans mi donano quell’aria poco impegnativa che cercavo. Prima di uscire, mi rendo conto che manca qualcosa e rientro in casa, aprendo i cassetti per cercare qualcosa, un ciondolo, da mettere al collo. Rovisto tra i fogli, finalmente lo trovo e in quel momento scorso un foglio, nell’angolo, dal quale intravedo le parole “...la paura di perderti per sempre…“.
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Quando finisce il mio turno, tiro un sospiro di sollievo. La mia responsabile oggi è particolarmente insofferente e cerca di interrompere chiunque da quello che sta facendo per spedirlo a qualche nuova mansione. Nell’arco delle mie quattro ore di turno, ho servito i tavoli, gestito la cassa, preparato i caffè e pulito i tavoli (compreso quello in cui 4 Emo discutevano animatamente sulla migliore canzone dei 3 seconds to Mars, urtando le proprie tazzine di caffè e di the). Rebecca invece l’ha presa bene: per 3 volte ho pensato di vederla scagliarsi contro Lavinia, armata di strofinaccio umido. Poi ha resistito. Quando saluto per uscire dal locale, lei mi viene incontro “Lo sai che sarai responsabile delle mie azioni per le prossime 4 ore, vero? “. Le sorrido e, senza farmi vedere dalla responsabile, le strizzo l’occhio: “Se superi questa giornata, le altre non potranno che migliorare… credimi“. Lei sbuffa e annuisce. “Che fai adesso?” mi domanda, arrossendo leggermente. “Vado a casa a studiare… Fra qualche settimana ho un esame molto complicato“. Lei sorride. “Una di queste sere potremmo vederci per bere qualcosa, se ti va. Ovviamente lontano da questo posto…“. Le sue parole mi sorprendono e allo stesso tempo mi lusingano (anche se nei mie sogni migliori, è un tipo moro occhi verdi a chiedermelo…). “Più che volentieri… Ora scappo o rischiamo tutti e due di essere ripresi. A domani…” Ed esco dal locale, lasciando che la porta si chiuda alle mie spalle. Poi mi dirigo verso casa.
Quando Stefano si alzò, era quasi mezzogiorno e casa sua era, come sempre, deserta. Si diresse in cucina, aprendo il frigorifero e bevendo una lunga sorsata di aranciata. E si guardò intorno, rendendosi conto che non aveva programmi per la giornata. Gli esami erano lontani, lui non lavorava e non aveva fissato alcun incontro per il pomeriggio. Fuori, il cielo era grigio, e le insinuava una malinconia opprimente. Guardò all’esterno e poi prese il cellulare che aveva in tasca. Scorse la rubrica e poi chiamò. “Ciao… sono io… Che fai oggi? Hai tempo per vederci?“.
Andrea non si sarebbe definito un tipo particolarmente socievole. Nemmeno avrebbe usato la parola “solitario” per descriversi. Eppure, quel giorno, non aveva voglia di pranzare con i colleghi che aveva appena conosciuto. Aveva imparato sulla propria pelle che spesso esporsi troppo in prima persona era solo segno di futuri guai. Rimase nel suo ufficio, inventando un mal di testa inesistente e scambiando qualche battuta per rifiutare gli inviti di aggregazione che gli erano arrivati. Tamburellò qualche minuto con la penna sulla scrivania, chiedendosi se avesse fatto la scelta giusta nel trasferirsi a Milano. Poi ricordò… e tutto svanì, decidendo di agire. Compose un numero di telefono e attese la risposta dall’altro capo del cellulare…
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Nelle puntate precedenti: Riccardo, dopo una serata deludente, si sveglia a casa di un ragazzo che non conosce. Lui lo rassicura: tra loro non è successo niente… Ma quando lui se ne va, Andrea ricorda di quando, lui, la notte prima, l’ha visto piangere, fuori dal locale… Stefano, amico di Riccardo, ha trascorso la notte con un ragazzo appena conosciuto…
Aprendo la porta del mio monolocale, vengo avvolto dal silenzio che lo pervade. Osservo la camicia che, all’ultimo momento, prima di uscire, non ho più scelto, la bottiglia di vino aperta che ho bevuto insieme a Stefano. Il portatile, ancora spento, luogo dal quale è partita la mia intenzione di incontrare quel Gianni che è scomparso in meno di un minuto dalla mia visuale (vederlo mentre limona e ride con altri, non viene classificato). E mi torna, appunto, alla mente qualche scena della sera precedente, mentre lo vedo baciarsi un ragazzo a pochi metri da me. I suoi occhi incontrano e i miei. Io abbasso lo sguardo a mando giù qualche altra sorsata di long island, ballando (se così si possono definire i miei movimenti), mentre decido di allontanare la delusione e di dare il benvenuto ad una serata leggera e indolore. E mi torna alla mente Andrea, quel ragazzo da cui mi sono svegliato questa mattina e di cui non ricordo assolutamente nulla. E del quale, mi accorgo solo adesso, non ho nemmeno il numero di cellulare.
Quando Stefano rientra a casa, sua sorella lo accoglie, a braccia incrociate, all’ingresso. “Si può sapere dove sei stato fino ad ora? Anzi no, non rispondermi, meglio che non lo sappia. Io e mamma stavamo aspettando che tu tornassi per andare a pranzo da zia. Ancora un minuto e saremmo andate da sole!“. Lui chiude l’uscio alle sue spalle e posa le chiavi sul tavolo. “Da quando la mia presenza in questa casa è così indispensabile?” provoca, con aria seccata. Veronica alza le braccia in segno di resa, mentre la madre esce dalla sua stanza infilandosi un paio di orecchini. Osserva Stefano con aria di rimprovero. “Hai ancora la camicia fuori dai pantaloni” critica, con aria indignata. Lui abbassa la testa e sorride, certo del doppio senso che la donna gli ha appena sottolineato. “E’ stata una notte molto intensa…” replica, sapendo di infastidire la madre con quelle parole. “Risparmiami i dettagli, non mi interessano. Piuttosto, cerca di darti una parvenza umana se vuoi venire a pranzo con noi. E sei pregato di non dire nulla alla zia, né di fare riferimenti alla tua scelta di vita… e su dove hai trascorso la notte“. Stefano passa accanto alla madre, dirigendosi verso la sua stanza. “Non sia mai che scopra che ha un nipote finocchio“. “Smettila!” lo minaccia lei, voltandosi, con un’espressione contrariata. “Sai cosa ti dico? Andate pure voi, io posso mangiare qualcosa per i fatti miei. Per oggi salto la recita della domenica“. Marina non risponde alle parole del figlio e afferra la giacca appesa. “Veronica, ti aspetto sotto, tuo fratello oggi non viene.”. Poi esce di casa, mentre Stefano entra in camera sua, chiude la porta e si siede sul letto, mentre si guarda intorno, e realizza di essere solo.
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Dopo aver parlato di Brian Kinney, protagonista assoluto della serie tv “Queer as folk”, oggi analizziamo il personaggio di Michael Novotny. Il suo ruolo è quasi l’opposto di Brian: romantico, sognatore e segretamente innamorato del suo migliore amico, fin da quando era ragazzino. Educato al rispetto e alla libertà mentale dalla madre Debby, che gestisce una tavola calda gay, e dallo zio Victor, malato di Aids, il ragazzo è cresciuto insicuro ma allo stesso tempo capace di inseguire la sua ricerca del principe azzurro.
La sua strada per trovarlo non è semplice e Michael incontra personaggi ambigui lungo il suo percorso, rimanendo deluso e spesso perdendo la speranza. Debby è sempre al suo fianco, con il suo modo schietto, diretto e a volte volgare in maniera esilarante, fino a quando incontra Ben Bruckner, un professore universitario che nasconde un segreto (e che non vi rivelerò qua per non dare spazio a spoilero per chi non l’avesse ancora visto).
Michael può essere amato per la sua aria timida e rassicurante oppure poco sopportato per la sua alta moralità: è il contraltare a Brian e nel corso delle varie stagioni, anche il suo legame con lui viene analizzato attentamente, dalla sua morbosità iniziale fino al momento in cui riesce a trovare la forza di staccarsi da lui e vivere pienamente la sua vita. Tra chi ha seguito il telefilm, che impressioni avete avuto del buon Novotny?
Foto | Sho
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In America, “True Blood”, come ci ricordano i cugini di TvBlog, sta facendo ascolti boom e si sta già scrivendo la terza stagione per questo telefilm, incentrato sui vampiri. Il regista stesso, interpellato in un’intervista per Advocate, ammette di non essere nemmeno sorpreso per questo successo improvviso anche nella popolazione gay:
“Non ci vuole certo molto per le persone Lgbt identificarsi con i vampiri: si tratta di un gruppo di personaggi considerati outsiders e di cui la società di massa sembra avere paura”
E lo stesso Alan Ball ha dichiarato la sua intenzione nella nuova serie, in scrittura, di inserire nuovi personaggi, amori o flirt nel panorama omosessuale. Una coppia gay, insieme da lunga data e l’arrivo dell’amore (ovviamente dello stesso sesso) per Lafayette, già tuttora presente nella serie. Ma ovviamente le donne non possono lamentarsi: il nome Pam vi dice qualcosa?
“Di certo non sembra proprio disdegnare la compagnia femminile…”
Foto | Atunn
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Diciamo che, oggi, diversamente da “Dawson’s Creek” e “Desperate Housewives”, non è difficile parlare di personaggi gay dato che questo telefilm ha proprio la popolazione Lgbt come il 90% dei protagonisti principali (escludendo pupi, poppanti e madri). Di “QueerAs Folk” esistono due versioni: l’originale inglese in due serie (la seconda nemmeno può considerarsi tale, dato le due scarse puntate dalle quali è composta) e quella americana che ha resistito per ben cinque lunghe stagioni.
Nel suo remake, i personaggi ovviamente evolvevano nel corso del tempo, della storia e degli anni. Partendo dal medesimo spunto, sopratutto dalla secondo serie in poi, la trama prendeva poi strade diverse. Ma ciò di cui voglio parlare in questo singolo post è Brian Kinney, il protagonista assoluto della serie. In entrambe le versioni (ma l’analisi di oggi verterà su quella americana) è strafottente, arrogante, a tratti misogino, ha scarsa considerazione delle lesbiche, scopa con ogni bel ragazzo che vede, non ha scrupoli, squali sul lavoro e predatore a letto, incrocia una storia tormentata con il bel Justin, un ragazzino appena maggiorenne, intorno al quale verterà la trama di quasi tutti gli episodi.
Brian non vuole legami, si trova suo malgrado coinvolto da questo adolescente idealista, del quale si innamorerà lentamente. Brian è l’uomo tutto d’un pezzo e inossidabile che in una corsia d’ospedale osserva, piangendo, una sciarpa insaguinata. E’ colui che sbatte in faccia il proprio cinismo a tutti e che ha come amico un ragazzo gay, Michael, ’segretamente’ e disperatamente innamorato di lui. Non sembra cedere mai, nemmeno di fronte ad una malattia imprevista che lo rende un umano come tanti altri e forse, ironicamente, rischiando di farlo sentire meno ‘uomo’.
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“Dawson’s creek” è un telefilm che ancora resta nel cuore di milioni di telespettatori; nato nel lontano 1998 ha concluso il proprio ciclo nel 2003, dopo ben 128 episodi. E’ sempe stato considerato l’erede di “Beverly Hills 90210″ (forse fino a quando non è arrivato il nipotino ufficiale, “90210″), ma io l’ho sempre trovato molto diverso dal cult indimenticabile e patinato di Aaron Spelling.
In questo telefilm c’era maggiore attenzione ai particolari, alle sfumature, alle colonne sonore, agli amori dei protagonisti. E, sopratutto, dalla seconda stagione fino alla fine delle serie, è stata data attenzione ad un personaggio dichiaratamente gay: Jack McPhee (interpretato dal bravo e bonissimo Kerr Smith). Dopo una sua confusione sessuale iniziale, il ragazzo accettava lentamente la propria omosessualità, in contrasto con gli imbarazzi tipici degli adolescenti. Trovava il coraggio di dichiararsi gay, di sentire il sapore amaro dell’omofobia, legandosi poi con la dolce e, allo stesso tempo, cinica Jen Lindley.
La vita sessuale di Jack non ha avuto veri e propri picchi di tensione emotiva e sentimentale al pari di quella dei suoi compagni di serial.
Mad Men è un telefilm che in America sta riscuotendo un grandissimo successo, ma un episodio è sotto l’ira e la bufera del Parents’ Television Council (PTC), una versione americana del nostro tanto amato Moige. Il motivo? Una scena gay. Sembra infatti che si siano lamentati a causa del mancato avvertimento per il telespettatore dell’arrivo di questa scena.
La puntata sotto accusa mostrava una scena tra il personaggio di Salvatore Romano, interpretato dal gay dichiarato Bryan Batt, e un fattorino d’albergo. Nella sequenza, i due si baciavano e toccavano. E’ da sottolineare che l’episodio era già “vietato” ai minori di 14 anni. Ma la Ptc ha tuonato:
“L’immagine raffigurava la mano di un personaggio che scendeva nei boxer dell’altro per una stimolazione sessuale, una donna mezza nude le cui mani coprivano il proprio seno giusto poco prima aver fatto sesso, e una scena grafica con una prostituta che ripeteva più volte “Ti taglierò il cazzo e lo darò ai maiali”
I colleghi di Tvblog ne hanno parlato ieri e la notizia è ufficiale: la Nbc sta cercando il telefilm che sostituisca nei cuori dei telespettatori l’amato “Will&Grace”.
La serie televisiva è stata amata in tutto il mondo e raccontava le storie dei due amici Will e Grace, gay ed etero, e di Jack e Karen, gay effemminato e ricca viziata. Ha provocato molte reazioni e critiche positive ma alcuni hanno storto il naso sopratutto per Jack, perchè raffigurava uno stereotipo gay. Ma è innegabile che il telefilm abbia portato una luce divertente e meno morbosa dell’ambiente gay.
La rete ha chiesto a Gary Jannetti, produttore del famoso show, di scrivere una puntata pilota con due amici, uno etero e uno gay, come protagonisti principali. Che ne pensate di questo annuncio? Siete ottimisti o temete in qualche clone insipido?
Foto | CineMarte
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