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Come riportato da diversi mass media, il primo week end di luglio per il Gay Village romano non si è aperto nei migliori dei modi. Dentro l’area destinata all’evento sono stati lanciati dei petardi da un gruppo di persone di cui, al momento, non si conosce l’identità.
Il gesto è già stato condannato dalle autorità locali tanto che dopo la solidarietà espressa dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, agli organizzatori del Gay Village il responsabile capitolino della sicurezza, Giorgio Ciardi, ha chiaramente condannato il gesto. In altre occasioni il Pdl, tanto quanto il Pd, questo coraggio, se si tratta di tale, non l’ha avuto.
“L’idiozia - ha dichiarato l’esponente politico - si può palesare in tante forme, e quello accaduto al Gay Village ne è uno degli esempi più beceri.
Nell’esprimere solidarietà alle persone colpite da questo gesto confermo l’impegno ad intensificare i controlli affinché atti inconsulti come quello di ieri sera non si possano più ripetere, nel rispetto non soltanto della comunità gay, ma soprattutto di tutta la città di Roma”.

Ad una settimana dal Pride milanese, in attesa di quello napoletano, mi piacerebbe capire con voi la vostra idea di bandiera. In risposta al post scritto proponendovi le considerazioni di utente di 02blog.it, che legittimamente si chiedeva come un aggressore omofobo fosse a conoscenza dell’orientamento sessuale della propria vittima, alcuni utenti mi hanno fatto presente che i gay picchiati sovente indossavano una spilla riconducibile ad Arcigay.
Erano, per tanto, riconoscibili come lo sono spesso i partecipanti dei Pride benedetto dall’associazione oggi di responsabilità di Paolo Patanè. Cambiano le persone ma non la scenografia all’interno della quale si muovono.
Lecito a questo punto chiedersi se i mancati passi in avanti fatti nel nostro paese, a causa anche delle associazioni, altro non siano che una buona motivazione per cambiare bandiera. Quelle finora sventolate hanno, nei migliori dei casi, garantito alle persone un pagina delle gallery che Repubblica è solita realizzare per raccontare i colori di una comunità.
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L’appuntamento è stato stabilito per venerdì prossimo quando il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, riceverà le associazioni del mondo omosessuale anche in seguito alla feroce aggressione del gay ventiquattrenne a due passi dal Colosseo. Ci auguriamo non sia un incontro, seppur importante, di convenienza o di semplice routine a solo favore dei mass media, ma che quell’incontro ponga le basi per un dialogo serio e una collaborazione duratura tra l’amministrazione capitolina e le organizzazioni omosessuali. Obiettivo dell’incontro, fanno sapere dal Campidoglio, è quello di stabilire un percorso comune e condiviso con tutti i livelli istituzionali e con il mondo dell’associazionismo, per sviluppare le iniziative già avviate contro la violenza, la discriminazione e l’omofobia.
Non sappiamo e non comprendiamo il perché, all’indomani della violenza fisica contro il gay ventiquattrenne, proprio Gianni Alemanno si sia dichiarato contrario a porre mano ad una legge che punisca i reati di omofobia, probabilmente per la novella questione che si potrebbe configurare una discriminazione verso altre categorie a rischio, anche se poi sembra il solito ritornello per non decidere nulla e lasciare le cose al loro imbarbarimento. Restiamo convinti che urge una legge antiomofobia, così come siamo convinti che le amministrazioni e le forze dell’ordine debbano aiutare, con i mezzi a loro disposizione, a far sì che non si ripetano atti di violenza fisica contro omosessuali e transessuali.
Nei giorni scorsi, Arcigay e GayLib hanno incontrato a Roma, al Viminale il Capo della Polizia, Antonio Manganelli. Nel corso del colloquio, avvenuto con toni sereni e pienamente collaborativi, Manganelli ha recepito le richieste avanzate dai presidenti delle due associazioni Enrico Oliari (GayLib) e Paolo Patané (Arcigay) incentrate in particolar modo su una intensificazione della collaborazione diretta tra Polizia di Stato e mondo gay con l’obiettivo di prevenire e intervenire meglio nelle fattispecie sociali di rischio o di conclamata omofobia. Il Capo della Polizia, Antonio Manganelli ha manifestato grande sensibilità al tema e piena volontà di collaborazione proponendo specifiche iniziative operative da mettere in campo a breve termine.
Tra alcune settimane, poi, inizierà l’estate romana e quindi anche la IX edizione del Gay Village, che proseguirà per tutta l’estate fino al 12 settembre. Ci sarà anche il Gay Pride capitolino e altre manifestazioni culturali e ludiche che richiamerà molti cittadini lgbtq. D’obbligo l’attenzione a non prestarsi a provocazioni e a mettere molta attenzione verso eventuali malintenzionati alla Svastichella. Che sia un estate di divertimento, di cultura e di incontri e non di probabili violenze contro gay, transessuali e lesbiche.
Foto | Leragazze
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A sette giorni dalle aggressioni registrate a Roma e a Milano è giusto interrogarsi sul ruolo che i mass media hanno quando avvengano dei casi di omofobia. E’ probabile che chi abbia agito nel capoluogo lombardo l’abbia fatto perché influenzato dai giornalisti che i giorni prima si erano occupati di quanto successo nella Capitale.
Come osservato, giustamente, da Luciana Littizzetto nella prima puntata dell’Era Glaciale in Italia i crimini sono spesso raccontati come dei fenomeni senza indagare su come, quando e perché siano nati. Negli ultimi mesi nel nostro paese, soprattutto al nord, gli episodi di omofobia sono aumentati. Per capirlo è sufficiente rileggere le cronache degli ultimi sei mesi.
E’ il 10 maggio quando a Bolzano una coppia gay è stata pestata da un gruppo di persone. Emin Ametovsky, che quella sera si sfogò contro i due ragazzi, dichiarò in seguito di essersi comportato male dopo essersi ubriacato e non perché omofobo. Di fatto contro la sua ebbrezza dovettero combattere due gay e non gli amici eterosessuali.

Il gup Rosalba Liso ha condannato Svastichella a 7 anni di carcere, il 13 gennaio di quest’anno, per tentato omicidio, lesioni e porto abusivo d’armi. Il motivo, purtroppo, è noto a tutti: Alessandro Sardelli aveva aggredito il 22 agosto scorso una coppia omosessuale all’esterno del Gay Village. E le tra le ragioni, ecco un passaggio chiave della motivazione della sentenza:
“Sardelli, pur sbandierando di non avere alcun pregiudizio di natura sessuale, proprio nel corso dell’interrogatorio, è scivolato in una pacifica ammissione del proprio credo, affermando “ho amici purtroppo gay”. Ad colorandum, ma senza attribuire alla circostanza alcun valore pregnante, vale rammentare che il nome storico di Svastichella allo stesso da sempre attribuito, sia pur evocativo di idee politiche assolutamente rispettabili, vale comunque a tratteggiare la personalità dell’imputato”
Il tentativo di discolparsi di Svastichella venne immediatamente invalidato: l’uomo, per evitare le conseguenza, aveva dichiarato di aver aggredito i due ragazzi poiché impegnati a toccarsi le parti intime, davanti a minorenni. Perchè nella mente di una persona così, non può che essere correlato anche il concetto “gay = maniaco = pedofilo“. Inoltre si può leggere:

A meno che non gli sia riconosciuta l’infermità mentale, Svastichella, colui che la scorsa estate ha ferito gravemente due ragazzi all’uscita del Gay Village, è stato condannato a sette anni di reclusione. Tutto era accaduto il 22 agosto del 2009 quando aggredì una coppia e ferì, con un coccio di bottiglia, Dino, il 31enne rimasto poi in ospedale per settimane. La sentenza è stata data al termine del rito abbreviato, dal gip Rosalba Liso.
Alessandro Sardelli, questo il vero nome dell’uomo, è stato riconosciuto colpevole di tentato omicidio, porto d’arma improprio e lesioni. Infine è stato giudicato anche socialmente pericoloso. Il pm Pietro Pollidori ha sottolineato più volta la necessaria condanna di dieci anni dell’uomo che ha potuto ottenere “uno sconto” di un terzo della pena, proprio per la scelta del rito abbreviato. Inoltre è stato condannato anche a risarcire la coppia: a Dino andranno versati 10 mila euro, mentre a Giuseppe 2 mila euro. All’ Arcigay, che come sappiamo si era costituita parte civile nel processo, è stato riconosciuto un euro come rimborso simbolico. A carico di Svastichella anche le spese processuali e divieto di ingresso perenne nei pubblici uffici.
Sardelli ha sempre negato che alla base del gesto ci fosse un atteggiamento omofobo (vi ricordate? anche lui aveva tanti amici gay…) e il suo avvocato ha già reso pubblica la sua intenzione di fare ricorso all’appello, poiché:

Si chiude oggi il 2009 e, come ogni fase di cambiamento, si riflette su quanto è accaduto e si guarda (con speranza) al futuro. Ecco quindi una serie di eventi gay di questo 2009. Ne abbiamo scelto uno al mese e ne abbiamo dovuti tralasciare altri. Quali sono gli avvenimenti glbtqqi del 2009 che vi sono più rimasti impressi, sia in positivo che in negativo?
Foto | essygie
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Ed è finalmente iniziato il processo a Svastichella, l’uomo che qualche mese fa - come ricorderete tutti - aggredì due ragazzi all’esterno del Gay Village. Ora i due stanno meglio ma il corpo di Dino (foto) ricorda al giovane, ogni giorno, con le sue cicatrici, quei momenti terribile di sangue e paura. Il pubblico ministero Pietro Pollidori ha chiesto 10 anni nei confronti dell’uomo per tentato omicidio, lesioni personali e porto d’arma bianca. Il giudice del processo, Rosalba Liso, ha ammesso come parte civile sia il comune di Roma che l’associazione Arcigay, per la prima volta nella storia.
L’udienza è stata aggiornata il 25 novembre. Sardelli, probabilmente imbonito e ben imbeccato, ha ribadito le sue scuse e ripetuto la medesima cantilena: di essere amico dei gay. Fabrizio Marrazzo, presidente dell’ArcigayRoma, dichiara:
“È la prima volta che questo avviene in Italia: un passo storico per le associazioni e la comunità lesbica, gay e trans. Sardelli ha chiesto scusa e ha detto di essere amico dei gay. Queste dichiarazioni per noi sono inutili, perché una persona che ha aggredito due uomini per un bacio, accoltellando uno dei due, si è smentito coi fatti. Siamo molto soddisfatti perché è stata accettata anche la costituzione di parte civile del Comune di Roma. Un primo caso, ancora, di un ente pubblico riconosciuto in un processo di questo tipo”
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6 di sabato mattina, dopo una serata trascorsa al Qube. La serata è quella famosa e conosciutissima in tutta Roma, il Muccassassina. Un gruppo di amici sta facendo colazione dopo aver ballato per ore: son stanchi ma tra una brioches e l’altra scherzano e ricordano buffi avvenimenti della serata. Più specificamente parlano di un certo “Mario”, un ragazzo forse conosciuto quella sera stessa, forse un loro amico, non ha importanza.
Ci ricamano sopra risate e scherzi tra loro, l’ilarità è generale. Un uomo passa accanto a loro per uscire e uno di questi giovane, ancora tra le risate di prima, lo saluta con “Ciao Mario!“. L’errore è stato commesso.
“Froci di merda, dovete stare attenti, io vi ammazzo, io vi gonfio, vi spacco il culo e senza vasellina! Già me so fatto due anni de galera, non me ne frega un cazzo de tornacce!”
Continua a leggere: Roma: gay minacciati con un coltello fuori dal Muccassassina
Alemanno l’aveva promesso e alla fine ha mantenuto la parola data: in tutti i sensi… Si è presentato infatti al GayVillage per dare un segno di solidarietà dopo la serie di episodi omofobici che hanno colpito la Capitale: impegno preso fin da quando il giovane Dino è stato ferito gravemente da Svastichella dopo una tranquilla serata in discoteca. Ma, contrariamente a chi si aspettava una apertura delle sue posizioni politiche, Alemanno ha purtroppo confermato la sua ideologia politica:
” Sono personalmente contrario al riconoscimento delle coppie di fatto, così come ai Dico e ai Pacs. Bisogna fare il possibile perché i diritti individuali vengano garantiti per tutte le coppie, di omosessuali e di eterosessuali non sposati”
No al matrimonio, no ai Dico e ai Pacs… Per garantire le coppie gay cosa resta ancora? Mi son perso un passaggio? Perchè la sua frase mi suona un po’ come “Sono vegetariano e adoro il pollo arrosto” …
Foto | LaStampa
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