
Dalla Spagna arriva una di quelle (tipiche) notizie che fanno impallidire la legge italiana. Un giudice del tribunale di Sabadell ha emesso un ordine di allontanamento per omofobia: un gruppo di ragazzi non potrà avvicinarsi a meno di 300 metri dall’abitazione di un loro coetaneo, vittima di insulti e minacce di stampo omofobo.
I condannati hanno età compresa tra i 16 e 18 anni e sono stati giudicati colpevoli di vessazione con aggravante per abuso di superiorità e con movente omofobo. Inoltre al ragazzo verrà pagato un indennizzo.
Per la prima volta, un giudice ha paragonato la violenza di genere con quella omofobica. Plauso ennesimo all Spagna.
Foto | Esonica
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Elisa e Marcela si sono conosciute a Corogna – cittadina della Galizia – sul finire del 1800 e da amiche divennero amanti. Una storia come tante, probabilmente. Ma Elisa e Marcela, entrambe maestre, non volevano vivere in segreto la loro storia d’amore e tramarono di prendersi gioco dei pregiudizi morali e religiosi di quegli anni della restaurazione spagnola: Elisa si sarebbe finta uomo. L’inganno ebbe successo e, nel 1901, il parroco della chiesa di San Jorge le unì in matrimonio. Religioso. Due lesbiche. Scoperte, però, furono costrette a fuggire. Si rifugiarono in Portogallo dove vennero accolte senza alcun problema dalle persone. Il giudice, inoltre, le lasciò libere ed esse vissero ad Oporto. Ebbero anche una figlia e ai giornalisti che le prendevano in giro, Elisa rispose:
“È una cosa dell’altro mondo che nasca un bambino o una bambina? Non c’è niente di più naturale: una donna fa un figlio! Non siamo due criminali”
Questa storia di più di cento anni fa è stata raccolta in un libro edito in Spagna (prima in gallego e ora in catalano) dal titolo Marcela y Elisa. Chissà se qualche editore italiano lo pubblicherà in italiano? Nel frattempo, guardiamo la foto di Elisa e Marcela nel giorno del loro matrimonio e lasciamoci pervadere dalla tenerezza.
Foto | El País
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Sarebbe quasi comica la situazione se non stessimo parlando di diritti delle persone. In Gibilterra si è in attesa di un pronunciamento da parte della Corte Suprema in merito all’età legale per i rapporti sessuali: mentre etero e lesbiche possono fare sesso legalmente a partire dai sedici anni, i gay devono aspettare i diciotto. E tutto questo a due passi dalla Spagna, in cui i matrimoni fra persone dello stesso sesso sono legali.
Gibilterra in fatto di diritti per i gay ne ha di strada da compiere: basti pensare che lo scorso mese di dicembre è dovuto intervenire il Privy Council di Londra – la più alta delle istituzioni britanniche con competenza giurisdizionale su Gibilterra – per far sì che due lesbiche vedessero riconosciuti il loro diritto ad affittare una casa alle stesse condizioni di una coppia etero.
Stesso discorso per l’isola di Guernsey – capoluogo delle isole del Canale o isole Anglo-Normanne nel Canale della Manica –: a fine mese si dovrà decidere se equiparare l’età legale per il sesso tra etero e gay. Gli eterosessuali possono farlo a 16 anni, mentre i gay a 18. Nel 1999 l’età legale per fare sesso per i gay era di 21 anni e fino a poco meno di venti anni fa l’omosessualità era considerata illegale nell’isola.
È curioso notare come la mappa delle legislazioni omofobiche nel mondo coincida, in gran parte, con la mappa dell’antico Impero Britannico…
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Alberto e Miguel Ángel sono due madrileni, gay, che vivono insieme in una casa della capitale spagnola e sono sposati dal luglio del 2008. Quando nel 1998 ci furono delle infiltrazioni di acqua nel tetto, Alberto si rivolse al proprietario per la sistemazione. E, sorpresa!, il proprietario della casa era papa Giovanni Paolo II. La storia viene resa nota oggi dal giornale spagnolo 20minutos.
I fatti andarono così: un’anziana signor aveva lasciato in eredità al papa polacco un suo appartamento in Madrid e il papa lo amministrava, ovviamente, per interposta persona, tramite il nunzio apostolico in Spagna, monsignor Lajos Kada. Alla richiesta di intervento per il tetto, il nunzio non ha battuto ciglio: anzi, ha fatto anche un’offerta per la vendita che è stata accettata. Al Vaticano, insomma, ha interessato poco che la casa lasciata da una pia donna al papa si trasformasse in quel luogo di peccato, nefandezze e contronatura che, come è noto, sono le case in cui viviamo noi gay. Tristemente nota Alberto:
La chiesa cattolica non ci vuole, però non disdegna di fare affari con noi.
Come dargli torto? Se fosse successo in Italia chissà quante messe di riparazione si sarebbero celebrate in ogni angolo dello Stivale…
Foto | 20minutos
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Secondo un sondaggio, gli spagnoli sono estremamente soddisfatti della propria vita sessuale. Ben l’80 % di coloro che hanno risposto ad un questionario nazionale si ritengono altamente felici per le proprie prestazioni sotto le coperte (e in altri posti meno tradizionali).
Del resto si sa che i nostri cugini sono molto più aperti mentalmente di noi (anche grazie ad un appoggio politico e ad una libertà non indifferente, beati loro!). Perciò vi rigiro la domanda e apriamo un sondaggio tra voi lettori di Queerblog: che siate impegnati o meno, con il vostro compagno e con i partner occasionali con cui condividete corpo e passione, vi ritenete soddisfatti oppure sperate che nel 2010 la situazione migliori decisamente?
Foto | Gruppi.giovani
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Mentre qua noi ci gingilliamo con la storia d’amore tra Guendalina Canessa e Daniele Interrante, in Spagna a gennaio la comunità Lgbt avrà una nuova pubblicazione nazionale, intitolata “Oh my God!”.
E vi chiederete: che ha di nuovo e sorprendente questa rivista? Inizialmente sarà distribuita gratuitamente per poi finire nelle edicole, mediante un accordo editoriale molto rinomato. L’uscita di questo magazine avverrà nel delicato momento di crisi per l’altra rivista ufficiale spagnola, Zero. Ma il direttore, Martin Mazza, spiega cosa conterrà questa rivista e da cosa si distinguerà dalle altre:
“Non cercherà di far fare coming out a nessuno quanto piuttosto di difendere la libertà della comunità gay, formata da uomini a cui piacciono gli uomini. Gli omosessuali però sono più di questo: abbiamo una famiglia, ci piace viaggiare, fare sport, amiamo motori, abiti e fare gite. I valori chiave sono l’onestà, l’umiltà, la giustizia e il progresso, senza dimenticare il lusso, la superficialità, lo slancio e l’amore”
Fonte | Periodistadigital
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Fernando Ferrin Calamita è un giudice spagnolo inizialmente condannato a due anni e successivamente a ben dieci anni di allontanamento dalla propria professione. Una decisione sicuramente esemplare per un uomo che nella propria professione non può permettersi di commettere certi “errori” davvero ingiustificabili.
Il Ts (Tribunale Supremo spagnolo) ha condannato l’uomo per prevaricazione e comportamento ingiusto nei confronti di una richiesta di adozione di minore, da parte della compagna sentimentale della madre biologica del bambino. In più, l’aggravante contestata sarebbe quella di discriminazione dell’orientamento sessuale per non aver applicato la soluzione obbligata della legge che prevede che una coppia gay possa sposarsi e richiedere l’adozione da parte di uno dei due partner.
Così, Fernando Ferrin Calamità, dovrà restare lontano dalle aule del tribunale per ben 10 anni, oltre ad una multa di 720 euro e un indennizzo per la coppia lesbica di circa 6 mila euro. Che dire? Certi verdetti son soddisfazioni…
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Antonio, un ragazzo che agli sgoccioli del regime franchista in Spagna, aveva 17 anni, raccontò a sua madre di essere omosessuale. La madre, ignara di quel che accadeva agli omosessuali, si confidò ad una suora che a sua volta lo riferì alla polizia che arrestò l’adolescente. Come Antonio, in quel periodo buio e tetro della Spagna governata dal caudillo, furono molti gli omosessuali a finire in prigione, torturati, chiusi in campi di concentramento, uccisi e i loro corpi fatti sparire.
Tra loro anche uno dei massimi poeti e drammaturghi del Novecento, Federico García Lorca. I falangisti non gli perdonano la sua straordinaria libertà, ereditata dal padre; non gli perdonano la scrittura che in forma di poesia e di drammaturgia racconta disperazioni popolari e grida di insaziabile verità; men che meno gli perdonano l’omosessualità che per un certo periodo vive come colpa, indifeso e inesaudito nella sua passione per un altro vate dell’arte e della sublimazione, Salvador Dalí.
Caduta la dittatura di Primo de Rivera, la Spagna da lì a breve dovrà affrontare un’altra terribile prova con la guerra civile. Franco la vince su tutti e instaurata una dittatura, apre la caccia agli oppositori e agli omosessuali. García Lorca è tra questi e si trova a Granada con il cognato socialista quando viene arrestato e fucilato. Da molti anni la Spagna, che intende tributargli onori meritati, sta cercando la fossa dove sono stati gettati i suoi resti umani. Ma invano!
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Il Collettivo lgbt della provincia spagnola di Jaén lancia una campagna a favore del coming out. E, secondo loro, il Natale sarebbe il momento migliore per farlo:
È in queste feste che ci riuniamo con le nostre famiglia e c’è sempre qualcuno che ti chiede qualcosa sulla tua vita e sui tuoi affetti. È il momento ideale, quindi, per condividere i sentimenti. In questi momenti cerca di essere sincero e tranquillizza i tuoi genitori e i tuoi parenti facendo loro capire che quello che stai dicendo ha a che vedere con l’amore. Sottolinea che se lo stai dicendo è perché vuoi essere sincero e vuoi che loro sappiano chi tu sei realmente.
L’iniziativa mi sembra ben posta e anche il periodo proposto potrebbe favorire il coming out di quanti ancora non l’hanno fatto. Voi che ne pensate? Chi tra i nostri amici sta pensando di dirlo ai suoi, se la sentirebbe di farlo proprio a Natale?
Foto | CarbonNYC
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Proprio vero: Paese in cui va, “tradizioni” che trovi. Poco tempo fa vi abbiamo parlato del caso di un clandestino che aveva chiesto asilo politico in Italia a causa della sua omosessualità, punita con il carcere nel suo paese. Il tribunale aveva rigettato la sua richiesta: doveva tornare nel suo paese per “mancanza di prove concrete”.
Invece, la Spagna, ha appena concesso ospitalità ad un uomo senza permesso di soggiorno, per lo stesso motivo. Ali, 36 anni, si era rifugiato per sfuggire a torture e persecuzioni certe nel suo paese e che aveva già precedentemente provato in prima persona. L’Iran, suo paese d’origine, ha infatti già condannato diversi giovani all’impiccagione per i reati di omosessualità:
Ci hanno rinchiusi e percossi. Ci insultavano. Mi hanno torturato per una settimana. Mentre ci picchiavano urlavano: “froci, domani vi uccidiamo”
La Spagna gli ha assicurato asilo politico. Noi abbiamo rimandato un altro uomo al suo paese.
Foto | Glapn