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Australia. Daniel Conn testimonial del torneo di rugby gay

pubblicato da giovanni molaschi

Nelle stesse ore in cui gli australiani sono chiamati alle urne, su facebook, qui, una squadra di rugby di Sidney ha deciso di lanciare una petizione affinché nella nota città nel 2012 venga organizzato un torneo internazionale di rugby.

Alla competizione, sponsorizzata da diversi sportivi australiani tra cui Daniel Conn (foto e gallery), parteciperanno gli atleti gay che proprio a causa della loro omosessualità non hanno potuto gareggiare in altre occasioni.

Gli organizzatori, sostenuti dalla BBC e dai rugbisti inglesi che da anni si battono contro l’omofobia, prevedono che all’evento parteciperanno più di 1000 persone provenienti da 15 paesi diversi.

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Australia: la censura corre sul web?

pubblicato da andrew

Secondo una proposta di legge del governo australiano nel più grande paese del nuovissimo continente potrebbero essere presto oscurati numerosi siti internet giudicati inappropriati.

L’iniziativa, che mirerebbe ad evitare l’uso e abuso della rete da parte di pedofili e terroristi, sarebbe da giudicare lodevole se non fosse che nel mirino di questo repulisti starebbero per finire numerosi siti che nulla hanno a che fare con le due categorie sopra citate. Secondo Wikileaks, sito che pubblica documenti ed informazioni riservate grazie a soffiate e contributi anonimi che aveva già previsto quali indirizzi sarebbero stati oscurati in Danimarca, Norvegia e Tailandia , i siti a rischio sarebbero 2395 ed includerebbero anche pagine gay, soprattutto siti per adulti, ma addirittura anche link a video di Youtube e a voci di Wikipedia giudicate pericolose.

Mentre a Sidney infuria la polemica sulla pubblicazione della lista degli Url a rischio e l’Australian Communications and Media Authority minaccia azioni legali nei confronti dei responsabili di Wikileaks, da questa parte del mondo viene naturale chiedersi, se è vero che tutti i siti in oggetto non sono legati ai gravissimi reati sopra citati, quanto facile sarà limitare attraverso leggi di questo tipo, con la scusa dell’oscenità e della pericolosità, la libertà di parola e di espressione di molte categorie, come ad esempio quella delle persone omo e transessuali, che ad oggi hanno ormai solo internet come canale privilegiato di visibilità e di informazione senza filtri.

Insomma: cosa fareste se per assurdo un giorno anche qui da noi, dopo il vostro sito porno preferito, iniziassero sparire i blog, i video e le pagine legate al mondo LGBT che abitualmente leggevate?

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Parrocchia pro gay rischia la chiusura

pubblicato da Roberto Russo

La parrocchia di S. Maria in AustraliaL’Australia in questi giorni è sempre più in primo piano per notizie gay: vuoi per la creazione di zone libere dall’omofobia, vuoi per il boom delle unioni di coppie di fatto, vuoi per le imprese olimpiche di Matthew Mitcham. Ecco un’altra notizia: una parrocchia rischia di essere chiusa perché è troppo aperta. Non è un gioco di parole.

Mons. John Bathersby, arcivescovo di Brisbane, facendosi latore di malumori, intima alla parrocchia di St. Mary’s di South Brisbane (in foto) di “allinearsi” alle indicazioni del Vaticano, pena la chiusura. Pare, infatti, che in questa parrocchia ci sia una statua buddista in chiesa, siano ammesse le donne a predicare (scandalo!) e siano state benedette coppie gay (cose dell’altro mondo!).

Il parroco, padre Peter Kennedy, ha letto stralci della lettera inviatagli dal vescovo ai parrocchiani, molti dei quali sono rimasti stupefatti. Alcuni hanno respinto nettamente l’accusa che la parrocchia fosse fuori della comunione con la Chiesa cattolica, parlando con emozione della loro comunità accogliente e del lavoro con persone svantaggiate. È stato deciso, comunque, di rispondere alla lettera del vescovo e di costituire dei gruppi di lavoro per valutare la situazione. Vedremo come andrà a finire.

Via | Ansa

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A Sidney zone franche anti omofobia

pubblicato da nalk

Sidney

Sidney è bellissima. Ed ha tutti i connotati di una città accogliente per il mondo omosessuale. Il sindaco della città, Clover Moore ha deciso di creare una sorta di “zona franca” libera dall’omofobia. Manco fosse una malattia infettiva. Oddio, mi ricorda qualcosa.

Il modo è semplice: i locali perderanno la licenza se si dovessero verificare comportamenti offensivi verso i gay da parte del personale. La cosa buffa, ed è qui che mi soffermerei, è il passaggio finale della Reuters che importa la notizia, che in merito alla legge prevede di “includere misure anti-omofobia nell’addestramento del personale”.

Un giorno, magari, poi ce le vengono a spiegare questo addestramento. L’intolleranza si combatte con le “norme” e con un corso di preparazione?

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