
Un professore, in procinto di ritirarsi da un’importante università indiana, è stato sospeso la settimana scorsa per presunti atti sessuali gay nel suo residence al campus, nonostante la corte di Delhi abbia stabilito che il sesso gay non sia più un crimine. Secondo il Telegraph di Calcutta, l’Università di Aligarh Muslim ha chiesto al professor Siras, a capo del dipartimento di letteratura moderna, di lasciare libero il suo alloggo e di affrontare un comitato amministrativo:
“Alcune persone hanno consegnato un video registrato in cui era raffigurato il professore, in posizione indecente’, con un uomo giovane, guidatore di risciò, sui 20 anni. E così le autorità, il 10 febbraio, hanno deciso di sospenderlo”
L’ormai ex professore sostiene di essere stato incastrato da qualcuno all’interno del dipartimento.
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A Torino, il Comune ha patrocinato un’iniziativa per le scuole elementari, in merito alle eventuali famiglie di coppie gay. Può avvenire, infatti, in casi di separazioni o divorzi, che il padre o la madre dell’alunnio, abbia instaurato una relazione omosessuale. Sopratutto in casi particolari come “La festa del papà” o “La festa della mamma”, potrebbero sorgere domande imbarazzanti o situazioni di disagio, che i professori potrebbero non saper trattare.
E così, è nato “Il libro di Tommy”: il volume spiega infatti ai professori, come gestire e stare accanto ad eventuali discriminazioni di bambini con genitori omosessuali o per evitare che in classe la cosa non sia gestita con il dovuto rispetto. E così, l’assessore alle Pari Opportunità, Marta Levi, spiega:
“Ormai se ne può parlare anche a scuola perché i casi non mancano. Non perché siano in crescita, ma perché anche le coppie omosessuali vivono alla luce del sole, con maggiore trasparenza. C´è un cambio culturale”
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Pare abbia una voce portentosa, è giovanissimo e bello come solo i ragazzi della sua età sanno esserlo. Si chiama Joe McElderry, ed è il vincitore dell’edizione britannica di X Factor avendo raccolto il 61 per cento di gradimento dai telespettatori. Dopo la sua vittoria è venuto fuori che Joe ha subito bullismo omofobo a scuola. Qualcuno afferma che gli attacchi subiti da Joe venissero da ragazzi invidiosi del talento e della bellezza della nuova star britannica.
Intanto lui ha avuto la gioia, la sera della vittoria, di duettare sul palco con un’altra grande star della musica internazionale e sublime icona gay, George Michael che lo ha incoraggiato a seguire questa sua nuova avventura. Altri ospiti della serata aono stati Paul McCartney e Robbie Williams. A testimoniare l’omofobia subita a scuola da Joe, una ragazza ha raccontato che ridevano di lui perché esercitava lo sport insieme alle ragazze, lo prendevano pesantemente in giro con frasi omofobe; anche se poi lui non se ne preoccupava molto essendo anche un tipo parecchio divertente.
Nella serata conclusiva Joe si è presentato sul palco con la spilla dal fiocco rosso, simbolo della lotta all’aids e si è divertito a cantare con George Michael. Credo e spero che i suoi compagni di scuola la smetteranno ora di attaccarlo, sapendolo ora una star che, a quanto si dice, scalerà le classifiche musicali proprio in un periodo in cui la gente acquista musica per sé e per donarla ai propri affetti. Bravo e complimenti al neo, giovane artista.
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C’era una volta un bambino che amava leggere e colorare. Aveva quasi dieci anni e in classe non aveva molti amici. Durante l’intervallo, invece di correre in cortile o inseguire qualche compagna, preferiva estrarre dalla sua sua cartella un giornalino e sfogliarlo, sulle scale che conducevano all’esterno. Non si sentiva solo, perché gli era sufficiente alzare la testa, ascoltare il vociare dei suoi coetanei intorno a lui e tornava esattamente dove si trovava. Ma a volte, gli piaceva volare altrove, spaziare in altri mondi o semplicemente perdersi tra le avventure delle storielle che leggeva: non voleva essere lì.
Ogni tanto, qualche ciocca gli scivolava pigra sulla fronte e con la mano se la spostava, passandola dietro alle orecchie. Ormai era abituato a quei capelli un po’ lunghetti, per lui rappresentavano anche uno scudo, una cuffie esterna che avrebbe volentieri usato per sentire solo ciò che voleva udire, e a volte ciò che non faceva male. Se li legava quando diventavano ribelli oppure li teneva lontani dagli occhi con un semplice cerchietto nero e poco visibile. A lui piaceva anche. Ma non ai suoi compagni. A loro non piaceva affatto.
I giornali, i fumetti e i libri che amava sfogliare, purtroppo, per il bambino non racchiudevano solo un mondo o una fantasia in cui potersi rifugiare quando tutto intorno non appariva più così puro e semplice. Tra le pagine, oltre a storie fantastiche e paperi parlanti, spesso trovava dei biglietti, infilati dai suoi compagni di classe. E non erano inviti per feste o dichiarazioni di compagne timide che non riuscivano a confessargli la loro prima cotta.
Dopo le prime esperienze etero nel nostro passato (non nel mio perchè ‘non ne volevo proprio sapere’) che ha creato un po’ di scompiglio nei vostri ricordi, oggi affrontiamo un argomento decisamente più gradevole e meno ‘traumatico’: la prima cotta, la prima fantasia o sogno ad occhi aperti gay/lesbo.
Prima che me lo chiediate, no, non sono un fan di Moccia e non sono appena tornato dal cinema a vedere “Amore 14″. Forse è semplicemente l’età che avanza che mi fa tornare alla mente il primo ragazzo per cui avevo preso una sbandata, quando ancora era puro come un giglio bianco. Probabilmente ve ne avevo già parlato, ma resta lui: il cantante ribelle e alternativo delle scuole superiori.
Somigliava anche un po’ a Kurt Cobain (R.i.p.): quel capello selvaggio alla Brad Pitt in “Vento di passioni”, gli occhi azzurri, gli stivali a punta (mancava solo la rotella laterale e poi sembrava uscito da “Il buono, il brutto e il cattivo”). Tutte le sciacquette della scuola smaniavano dietro di lui. Io ero tra loro.
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Nel pomeriggio di ieri il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha tenuto un discorso durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico 2009/2010. Rivolgendosi agli studenti ha detto, tra le altre cose:
È importante ricordare, tutti noi, che un paese si fa rispettare se è rispettabile e se rispetta gli altri: se i suoi cittadini si comportano con senso del decoro, se non offendono chi è diverso da loro, le minoranze religiose, gli stranieri immigrati, gli omosessuali, chi ha una pelle di altro colore.
Così il Presidente ritorna a parlare del rispetto per i gay, dopo che pochi giorni fa, alla conferenza internazionale contro la violenza sulle donne aveva dichiarato che l’omofobia va contro la Costituzione. Una presa di posizione netta, anche alla luce della recente ricerca che mette in luce che tra gli studenti italiani essere gay è considerato un tabù.
Grazie, Presidente!
Foto | Quirinale
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A Pavia un tredicenne è stato bersagliato da un gruppetto di bulli che lo hanno insultato e picchiato solo perchè “presumibilmente” era gay. La notizia, riportata dal tgcom e anche dal quotidiano ” La provincia pavese“, ripercorre gli ultimi mesi di scuola del ragazzino, vessato dalle continue violenze di questi compagni, che lo hanno preso di mira ripetute volte.
E’ stato l’intervento dei genitori, che hanno denunciato il fatto, a far salire alla cronaca la notizia. Un fatto inquietante che non fa che sottolineare come spesso i ragazzini, la nuova leva di prossimi adulti, siano spessi crudeli e impavidi, quando riuniti in questi “piccoli branchi numerosi”. E ci fa interrogare su quanto in realtà la responsabilità sia dipendente da loro o dalla società in cui vivono.
Si cerca in tutti modi di crimilizzare gli atti di violenza omofoba verso i gay, ma le notizie delle ultime settimane non hanno migliorato la situazione italiana, sia nelle grandi città che nelle province. Ma questi ragazzini, che hanno solo 13 anni, quanto sono da accusare personalmente e quanto invece deve essere data responsabilità ai genitori? Questo odio verso gli omosessuali probabilmente ha radici più profonde, inserite in un contesto sociale e forse, chissà, famigliare ben più grave. Dov’è la famiglia in tutto questo? Quali messaggi avranno sentito, ascoltato e fatto loro questi ragazzini?
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Uno dei periodi fondamentali per lo sviluppo dell’essere umano è l’adolescenza e il passaggio che conduce alla maggiore età. I primi impulsi, i primi innamoramenti, le prime storie, cottarelle e l’inizio della vera e propria responsabilità. Per i gay, spesso, questo periodo di vita è anche uno dei meno felici. Ci si scontra con una società che spesso non ci capisce, con un ambiente e un contesto nel quale non ci ritroviamo. Se poi si comprende di non essere etero, i vari gruppi di amici con i quali usciamo ci sembrano sempre più estranei.
La scuola permette un confronto quotidiano con altri ragazzi coetanei che magari hanno una ragazza, una storia alla luce del sole, mentre noi abbiamo passato mesi, forse anni interi, a cercare ad affrontare un qualcosa troppo grande per farlo da soli. Difficilmente a quell’età si trova il coraggio di confessare al proprio migliore amico quello che stiamo passando: le nostre paure, le nostre sensazioni restano con noi, nel silenzio della nostra mente. E si cerca un confronto spesso estraneo, magari online, magari dietro ad uno schermo, ad un pc. Qualcuno che non giudica, che magari sta passando le tue stesse cose o che magari ha quella maturità e serenità che tu cerchi disperatamente.
Al liceo ero un ragazzo che da timido è passato ad essere, col tempo, più estroverso. Generalmente legavo più con le ragazze, con le mie compagne di classe, ma ovviamente non avevo mai una storia. Non ho mai avuto interesse a sperimentare quello che volevo, se un uomo o una donna al mio fianco. Ho passato anni a cercare di capire i miei sentimenti e le mie emozioni. Come da copione, la mia migliore amica era la classica figona dell’istituto, quella a cui quasi tutti andavano dietro. Io e lei, per una stessa ironia o carattere, abbiamo legato subito e siamo diventato quasi inseparabili. E, come secondo step del copione, mi ero preso una sbandata per il ribelle della scuola: ragazzine sbavavano per lui e aveva una corte spietata. Io lo vedevo come un mito, come quello che avrei voluto essere: il bruco che vuole diventare farfalla. Mi ero invaghito di lui, lo conoscevo e facevamo anche dei corsi extrascolastici comuni.
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