
Nel pomeriggio di ieri il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha tenuto un discorso durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico 2009/2010. Rivolgendosi agli studenti ha detto, tra le altre cose:
È importante ricordare, tutti noi, che un paese si fa rispettare se è rispettabile e se rispetta gli altri: se i suoi cittadini si comportano con senso del decoro, se non offendono chi è diverso da loro, le minoranze religiose, gli stranieri immigrati, gli omosessuali, chi ha una pelle di altro colore.
Così il Presidente ritorna a parlare del rispetto per i gay, dopo che pochi giorni fa, alla conferenza internazionale contro la violenza sulle donne aveva dichiarato che l’omofobia va contro la Costituzione. Una presa di posizione netta, anche alla luce della recente ricerca che mette in luce che tra gli studenti italiani essere gay è considerato un tabù.
Grazie, Presidente!
Foto | Quirinale
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La scuola italiana come fucina di discriminazioni; luogo dove gli studenti forgiano le proprie incomprensioni contro gay, lebiche, rom, portatori di handicap? Pare sia così, secondo una ricerca della Fondazione Intercultura onlus, presentata ieri all’Università di Reggio Emilia, intitolata: “L’altro tra noi”. Secondo il parere degli studenti italiani intervistati, la diversità è condizione di svantaggio sociale. La ricerca toiccava tre temi fondamentali: l’omosessualità, i rom e gli handicapati, distinguendo anche coloro che da immigrati professano una religione diversa da quella cattolica.
Gli intervistati sono stati complessivamente 1.432 tra studenti liceali e iscritti agli istituti professionali, dal nord al sud. Soffermandoci ui numeri, il quadro complessivo che viene fuori è che i ragazzi, per una o più ragioni, non accettano, ad esempio gli stranieri percepiti dagli stessi in misura maggiore di uelli che realmente il nostro paese ospita attualmente. Sembrano spaventati da quello che non da oggi è un mondo diverso, che però non riesce nell’integrazione, non ce la fa a senire la diversità come ricchezza anche culturale.
Per quel che riguarda i rom (anche di religione musulmana), Focus group, temi e interviste egnalano una intolleranza quasi maniacale tra gli adolescenti nostrani. Nel parallelo tra religione cattolica e musulmana, quest’ultima viene percepita come una “religione dura”. Quasi il 90 per cento degli studenti liceali e un 76 per cento dei frequentatori degli istituti professionali, pensano che essere rom vuol dire avere parecchi svantaggi sociali.
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“Gli omosessuali sono cose che non portano all’aumento della popolazione”. La sprezzante dichiarazione è del professor Emilio Biagini, docente di geografia alla Facoltà cagliaritana di Lingue straniere, che a maggio scorso mise in subbuglio l’ateneo e salì agli onori della cronaca dei media locali e nazionali per via di tre testi in cui snocciolava una serie di concetti che per molti puzzavano di omofobia, xenofobia e fondamentalismo religioso.
L’anziano professore genovese, affermava, tra l’altro, che l’aids non fosse affatto una epidemia perché riguardava due cespiti precisi della popolazione: i drogati e gli omosessuali. Si era poi scagliato contro il rock, reo di aver dato il via a sballi e ai Black Bloc. Non contento di cotante teorie che fecero strabuzzare gli occhi persino ai suoi colleghi, attaccò la teoria dell’evoluzione di Newton e non salvò neppure Giordano Bruno: “Solo una spia eretica che tradiva i fedeli della Chiesa cattolica per consegnarli al boia”.
Tanto integralismo e vituperio verso alcune categorie umane, non si erano sentite da tempo, forse superando alcune tragiche prese di posizione che la storia umana ha dovuto tragicamente vivere e sopportare. In molti, studenti compresi, si ribellarono e chiesero il ritiro di quei testi dalla Facoltà.
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Chissà se il ministro dell’Istruzione Gelmini, la sua collega alle Pari Opportunità Mara Carfagna e il ministro degli Interni Maroni, sapranno dare adeguata risposta ai sei Radicali, firmatari di una interrogazione scritta sulla vicenda del ragazzo di 13 anni che ha tentato due volte di togliersi la vita; deriso e perseguitato dai compagni perché accusato di essere omosessuale. Immagino che il Governo voglia e debba rispondere e magari mettere in atto misure necessarie perché episodi del genere non debbano replicarsi altrove o reiterate nella stessa scuola.
E’ un bene che i Radicali spostino l’asse non solo su quel vergognoso episodio di omobullismo, ma chiedano anche di sapere di altri casi di violenza, perpetrati negli anni contro studenti a causa del loro orientamento sessuale. La scuola, per sua stessa natura, deve formare ed educare i cittadini che domani andranno magari ad occupare posti di responsabilità pubblica.
Continua a leggere: I Radicali interrogano il Governo sull'omobullismo. Risponderanno?
Nell’apertissima Inghilterra in questi giorni ha alzato l’ennesimo polverone la decisione di alcuni genitori di ragazzi della scuola primaria di non mandare i propri figli a scuola per evitare che partecipassero ad un ciclo di lezioni sulla “storia dell’omosessualità“.
I genitori, che giudicando le lezioni in questione più adatte a degli studenti di scuole superiori non mandavano i propri figli a scuola da una settimana, e che, in maggioranza cristiani ed islamici, hanno messo a scudo della loro decisione il loro credo religioso, ora rischiano multe ed azioni giudiziarie da parte del comune di Walthan Forest, ad est di Londra, dove abitano. Secondo l’ex premier Tony Blair quest’episodio è l’ennesimo esempio di quel “laicismo aggressivo” che si starebbe diffondendo in maniera preoccupante nel paese, non permettendo a chi vuole di manifestare liberamente la propria fede.
Senza contare che sarebbe opportuno capire se, parlando di storia e non di educazione sessuale, non abbia più senso parlare di “storia del movimento LGBT” piuttosto che di “storia dell’omosessualità”, è interessante vedere il modo in cui alla prima imposizione si comporta chi solitamente dalla parte degli impositori. Insomma: sembra che da questa storia potremmo tutti dedurre una fondamentale regola di convivenza civile, non vi pare?
La Terrence Higgins Trust, associazione che in Inghilterra si occupa della prevenzione dell’HIV e delle altre MST nel mondo omosessuale, ha redatto e pubblicato un opuscolo da distribuire agli insegnanti delle scuole superiori.
Il piccolo libro si intitola Out In School ed è diffuso gatuitamente con l’idea che possa aiutare i docenti a parlare in aula di temi altrimenti ancora purtroppo difficili da trattare quali le relazioni fra persone dello stesso sesso e l’omofobia includendoli in discorsi più ampi quali quelli sul matrimonio, sulla diversità, sulla religione, sulle lingue e sulla letteratura.
Una ricerca rivela che gli studenti gay e lesbiche che sono vittime di omofobia fra le mura della loro scuola sono molto meno portati ad ottenere buoni risultati scolastici ed abbandonano in buona parte gli studi a 16 anni. Mentre un grande numero di scuole ha già aderito all’iniziativa, intraprendendo dibattiti e discussioni sui temi legati all’orientamento sessuale con l’intento di appianare le differenze che gli studenti omo e transessuali possono pecepire rispetto ai loro omologhi etero, l’opuscolo è stato reso disponibile anche online, dove se ne può chiedere una copia o dove lo si può scaricare per intero in versione PDF.
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Il Colegio San Estanislao de Kotska di Madrid è un istituto privato “di 115 anni, sei centri in Spagna, due in Europa e più di 50.000 ex alunni”, che si definisce difensore di valori “personali e biologici” e si ispira ai “valori fondamentali dell’umanesimo cristiano”. Non discriminano – come sottolineano dal collegio. Ma di fatto non hanno accettato le figlie di una coppia lesbica. O meglio: le hanno prima accettate e poi, dopo una sbirciatina allo stato di famiglia, le hanno rifiutate. Così dicono le genitrici. La scuola, invece, sostiene che non avevano più posti. Strano, perché amici della coppia hanno chiamato dopo il rifiuto e il posto c’era. Per altri bimbi, ovviamente.
La madre biologica delle bambine le ha partorite dopo diverse inseminazioni artificiali e diversi aborti. Le due piccole sono battezzate e le donne sono entrambe credenti, specialmente una delle due, che ha anche dichiarato a El País:
“O nella Chiesa cattolica diventano un po’ più moderni su queste cose, oppure resteranno soli”.
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Un rapporto della Commissione per i diritti umani di Pretoria denuncia le frequenti violenze subite dai bambini a scuola. Il Sudafrica è uno dei paesi con con il tasso di criminalità più alto al mondo. Ogni anno vengono denunciati circa 50.000 stupri.
Il rapporto sostiene che le scuole sono il principale luogo in cui avvengono crimini e violenze fisiche e psicologiche sui bambini. Anche le violenze sessuali sulle giovani sono frequentissime. Da parte di compagni e insegnanti. E i bambini giocano a “stuprami stuprami”, si fingono vittime o autori di violenze,” un gioco che dimostra il livello raggiunto nella brutalizzazione dei bambini e quanto sia endemica la violenza sessuale in Sudafrica», afferma la Commissione.
E’ sempre più comune è lo “stupro correttivo” di ragazze lesbiche. I ragazzi spiegano che vogliono “renderle eterosessuali”. Un altro studio condotto dal “Thohoyandou Victim Empowerment Programme” e citato dal Guardian sostiene che uno su quattro studenti delle scuole secondarie in Sudafrica crede che costringere qualcuno ad avere rapporti sessuali non costituisca necessariamente uno stupro.
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A Roma parte un progetto, promosso dal circolo di cultura omosessuale ‘Mario Mieli’ e patrocinato dall’Assessorato comunale alle Pari opportunità, per combattere il “bullismo omofobico” nelle scuole e “promuovere la cultura delle differenze”.
Ma subito il giornale dei vescovi, sovvenzionato da tutti i cittadini della Repubblica Italiana, incalza:
”La scuola non può e non deve diventare campo libero per imposizioni propagandistiche e scorribande pseudo-educative. Il bullismo del ‘politicamente corretto’ non fa meno danni di ogni altro bullismo. E l’autentico rispetto per ogni persona ci impone di denunciarlo con la stessa determinazione”.
Il Forum delle Famiglie, organizzatore del ‘Family Day‘, scalpita. Alleanza Nazionale sciorina la solita stigmatizzazione degli omosessuali e della diversità. Ma non si capisce come farà la destra a accordarsi con il partitone delle “libertà” e con l’adesione di Gaylib, non si capisce come farà a spostare effettivamente questo elettorato di rilievo che sono i tre milioni di persone lesbiche, gay, transessuali, bisessuali.
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Arriva nello staff degli autori di Queerblog Vittoriadubruit. Questa simpatica e pungente autrice che mi accingo a presentarvi ci delizierà con contributi particolarmente legati al mondo lesbico, bisessuale e transessuale. Ma non solo, ovviamente. Benvenuta!
Mentre i tabloid parlano dell’ultimo flirt lesbo della p(l)atinata Paris Hilton, il governo inglese, patria di liberal e progressisti, sta scrivendo una norma che vieterà nelle scuole qualunque riferimento a stereotipi di genere, come i classici riferimenti a “mamma” e “papà”, come le espressioni vetero sessiste del tipo “devi essere un uomo”,”non fare la femminuccia”.
Per evitare la diffusione di forme di bullismo, violenza e omofobia, sempre più diffuse negli ultimi tempi tra i ragazzi, si adotterà, almeno a scuola, un lessico adatto ai mutamenti sociali in atto, introducendo temi come le appartenenze sessuali e riflessioni sulle discriminazioni basate sul genere.
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