La teoria secondo la quale uno più è rigido più ha magagne da nascondere trova una conferma: Dino Boffo, cinquantasettenne direttore di Avvenire – che è il giornale dei vescovi italiani – è stato rinviato a giudizio per molestie sessuali. La denuncia è di una donna. Ma Boffo non molestava lei, bensì suo marito. Stando a quanto riporta Il Giornale – che cita ampli stralci di una informativa che accompagna e spiega il rinvio a giudizio di Boffo –:
“Il Boffo è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione. Rinviato a giudizio il Boffo chiedeva il patteggiamento e, in data 7 settembre del 2004, pagava un’ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione. Precedentemente il Boffo aveva tacitato con un notevole risarcimento finanziario la parte offesa che, per questo motivo, aveva ritirato la querela”
Della cosa sarebbero stati a conoscenza il cardinal Camillo Ruini, il cardinale di Milano – Dionigi Tettamanzi –, e mons. Giuseppe Betori, già segretario generale della CEI e ora vescovo di Firenze (e futuro cardinale).
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Ne ha già parlato Martin, scrivendo proprio la riflessione (”Chi semina vento raccoglie tempesta”), che era venuta in mente anche a me.
Ma dopo Genova e Torino, anche a Bologna e a Napoli sono comparse nuove scritte polemiche nei confronti di Ruini, Bagnasco, di Papa Ratzinger e delle gerarchie cattoliche. “Bagnasco vergogna” c’era scritto stamattina nel capoluogo emiliano, davanti alla sede delle Acli, l’associazione cattolica dei lavoratori.
Ora, personalmente non credo nella battaglia delle scritte e non incoraggio nessuno a imbrattare i muri. Però dà da pensare che in diverse città italiane siano comparsi segnali di insofferenza nei confronti della Cei e delle pesanti ingerenze di vescovi e cardinali nella vita politica italiana. Se poi penso che a Genova hanno attribuito a Bagnasco una scorta (per la scritta “vergogna”), con grande clamore mediatico, mi sembra che siano ben più gravi e minacciose le scritte comparse a Milano sulla Libreria Babele.

Questa mattina sulle vetrine della Libreria Babele di Milano campeggiavano scritte omofobe, insulti, una svastica e un attacco diretto a Imma Battaglia presidente di digayproject. La firma è ovviamente di Forza Nuova.
Le parole dei vari Bagnasco, Ruini, Mastella, Binetti, Calderoli, Andreotti ecc ecc fomentano queste persone che si sentono in diritto di offendere, denigrare, aggredire le persone omosessuali e transessuali.
Il clima in questo momento è davvero pesante mai come in questi giorni la nostra comunità riceve attacchi così frequenti.

E’ anche e soprattutto per rispondere a atti ignobili come questo che il 9 giugno c’è bisogno di tutti in piazza per il gay pride nazionale a Roma.
TUTTI I COLLABORATORI DI QUEERBLOG ESPRIMONO LA PROPRIA SOLIDARIETA’ AI PROPRIETARI DELLA LIBRERIA BABELE E A IMMA BATTAGLIA REI SOLTANTO DI ESSERE ORGOGLIOSI DI ESSERE SE STESSI!
Ci hanno fatto attendere tanto, ma alla fine la tanto annunciata Nota pastorale dei vescovi italiani sulla legge per le coppie di fatto è arrivata.
I cattolici - in particolare quelli impegnati in politica - devono votare NO alle leggi come i Dico, che prevedono diritti a forme di famiglia diverse dal matrimonio, in particolare quando si tratta di riconoscere le unioni formate da persone dello stesso sesso. I politici cattolici non possono appellarsi alla coscienza e neppure nascondersi dietro il pluralismo politico: devono obbedire e basta.
Meno male che monsignor Bagnasco, il nuovo capo della Cei dopo Ruini, non ha cercato di nascondere la realtà dietro una facciata rassicurante: la chiesa cattolica è in contrasto con la modernità, con la Costituzione italiana e con la democrazia e il liberalismo. Del resto lo è sempre stata e con quest’ultimo documento non fa che confermarlo, anche a chi avesse pensato in un cambiamento. Nel mirino ci sono in particolare - e come farne a meno - le persone omosessuali, le cui unioni sono particolarmente mal viste Oltretevere.
Onestamente un attacco così forte alle istituzioni laiche, alle leggi dello stato italiano e al Parlamento non si vedeva dai tempi della legge Siccardi e dell’arresto dell’arcivescovo di Torino Fransoni nel 1800. A questo punto non resta che sperare nell’autonomia della politica. Ma, visti i precedenti, non ci conto affatto.
La prima uscita ufficiale del neo eletto capo della Cei è, manco a farlo apposta, sui DiCo. Monsignor Angelo Bagnasco
ha così definito, in una nota specifica preannunciata da Ruini, il disegno legislativo sulle unioni di fatto:
“E’ inaccettabile sul piano dei principi, ma anche pericoloso sul piano sociale ed educativo Personalmente posso solo dire che apprezzo quanto da parte cattolica è stato fatto, impegnandomi ad assumerlo e a svilupparlo. I vescovi non possono che apprezzare e incoraggiare la manifestazionedel 12 maggio (il family day, ndr). Appare sempre più indispensabile che l’Europa si guardi da quell’atteggiamento pragmatico, oggi largamente diffuso, che giustifica sistematicamente il compromesso sui valori umani essenziali, come se fosse l’inevitabile accettazione di un presunto male minore”.
Cominciamo proprio bene… E se il buon giorno si vede dal mattino…
Ve lo avevamo preannunciato. Ed ora è ufficiale. Si chiude l’era di Ruini come capo della Cei. A lui succede Angelo Bagnasco, già arcivescovo di Genova, investito l’altro ieri dal papa.
Tra le spine del nuovo capo dei vescovi ancora la faccenda dei DiCo e la nota impagnativa per i politici cattolici, lasciate in eredità da Ruini.
In bocca al lupo a tutti!
L’era del cardinale Ruini è finita. Sembra infatti che entro questa settimana il capo della Cei stia per lasciare la guida a un successore, pur mantenendo la carica di vicario del Papa.
Ruini, uno dei più acerrimi nemici dei gay, è al capo della Conferenza Episcopale da ben 16 anni e non si contano le volte che anziché esprimersi in positivo verso i fedeli ha tuonato aspramente contro gli omosessuali. Nel 2001 Ruini chiese di lasciare la sua carica ma Giovanni Paolo II lo riconfermò.
Ora la notizia che sia arrivato il momento di farsi da parte potrebbe in teoria farci ben sperare. Ma i fatti lasciano spazio a poche illusioni. Il successore sembra ormai certo: Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova (di cui vi mostriamo una foto, versione pink), ruiniano e della sua stessa linea politica (leggete anche qui). Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate! (Inferno, Canto III, vv. 1-9, Dante).
E’ opinione del vaticanista Alceste Santini, pubblicata stamame su EPolis, che le pressioni dei vertici della Conferenza episcopale italiana non cessano per condizionare il testo della legge Pollastrini-Bindi sulle coppie di fatto, dato che non sono riusciti a bloccarlo.
Nei fatti non è stato raccolto l’appello di Napolitano. La Cei e la Santa Sede hanno invocato i diritti non negoziabili e, nonostante gli apprezzamenti espressi da parte di Ruini e la segreteria di Stato vaticana a nome del Papa sull’intervento del capo dello Stato, c’è persino chi ha avuto da lamentarsi. Monsignor Betori, ad esempio, ha rilevato che Napolitano non ha usato la parola “compromesso” ma “sintesi” come se poi non fossero sinonimi.
Benedetto XVI pur condividendo le posizioni anti Pacs pare voglia salvaguardare i buoni rapporti tra Stato e Santa sede secondo l’accordo del 18 febbraio 1984 (in cui è prevista reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese).
Prossimo appuntamento il 18 febbraio quando, come ogni anno, si incontreranno il segretario di Stato della Santa Sede, Tarcisio Bertone, con il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e il ministro degli esteri, Massimo D’Alema.
In questa occasione forse emergerà la posizione definitiva del Vaticano e l’influenza che quest’ultima avrà sull’iter di questa discussa e attesissima legge.