
George Clooney farà parte del cast di 8, opera teatrale che verrà rappresentata per una sola sera a Los Ángeles e che ripercorre le tappe che hanno condotto alla dichiarazione di incostituzionalità della Proposizione 8 (che vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso in California). Clooney vuole mostrare così il suo appoggio alla causa del matrimonio gay.
8, di cui vi abbiamo già parlato, è scritta da Dustin Lance Black (vincitore dell’Oscar per la sceneggiatura di Milk e anche sceneggiatore di J. Edgar, l’ultimo film di Clint Eastwood) è diretta da Rob Reiner. L’opera, che probabilmente arriverà anche al cinema sempre con la regia di Reiner, è stata già messa in scena a settembre a New York. In quell’occasione ci furono diversi attori di calibro come Morgan Freeman o Ellen Barkin, per dirne due. Per la rappresentazione a Los Ángeles ancora non si sa chi starà sul palco con George Clooney, ma non ci sono dubbi che si tratterà di attori di spessore.
8 andrà messa in scena il prossimo 3 marzo presso l’Ebel Theatre della città californiana e gli introiti andranno all’American Foundation for Equal Rights, organizzazione che lotta per l’uguaglianza di tutte le coppie dinanzi al matrimonio.
Foto | Flickr
In questo mese di ottobre Jerry Brown (in foto), governatore della California, ha firmato tre leggi a favore della comunità lgbt.
La prima legge obbliga i collegi californiani a stabilire norme ben precise per sradicare il bullismo – in particolare quello omofobico – di cui sono vittima i giovani. La misura va sotto il nome di Legge Walsh, in ricordo di Seth Walsh, tredicenne californiano, che si è suicidato per via del bullismo omofobico di cui era vittima.
La seconda legge – denominata Vital Statistics Modernization Act – permetterà che qualunque persona transessuale possa conseguire il riconoscimento legale della sua identità senza doversi sottoporsi ad interventi di riassegnazione del sesso, a patto che la relazione medica sia d’accordo. Infine, la terza legge – Gender Non-Discrimination Act – che norma la lotta attiva contro la transfobia sopratutto nel mondo del lavoro.
Speriamo che quanto prima in California ci siano anche i matrimoni egualitari, al momento sospesi per via della Proposizione 8.
Via | Universo Gay

La cantante LeAnn Rimes continua a sostenere la causa gay. Dopo aver cantato, lo scorso dicembre, insieme al Gay Men’s Chorus di Los Angeles ora si associa alla campagna NOH8.
Per mostrare il suo rifiuto alla Proposizione 8 - che, come ricorderete, si riferisce al referendum tenutosi in California il 4 novembre 2008 per l’abolizione del diritto al matrimonio per coppie omosessuali e chiedeva anche di inserire un emendamento nella costituzione californiana per affermare che lo Stato riconosce come valido solo il matrimonio tra un uomo e una donna – LeAnn si è fatta fotografare da Adam Bouska con la bocca tappata e il logo della campagna NOH8 sul volto.
Alla campagna NOH8 hanno aderito in diversi, tra cui Cher, Aaron Carter e Lindsay Lohan.

Grazie all’American Foundation for Equal Rights e a Broadway Impact, l’attore Morgan Freeman porterà a Broadway il tema della legalizzazione del matrimonio gay nell’opera teatrale 8, incentrata sulla battaglia legale che si sta svolgendo in California sull’approvazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso e la Proposizione 8.
L’opera, scritta dallo sceneggiatore Dustin Lance Black (Oscar per la migliore sceneggiatura originale 2009 per Milk ) verrà portata in scena presso il Teatro Eugene O’Neill per una sola sera – il 9 settembre – e vedrà sulla scena Morgan Freeman (Oscar al miglior attore non protagonista per Million Dollar Baby nel 2005), Marisa Tomei (anche lei vincitrice di un Oscar nel 1992, come migliore attrice non protagonista per il film Mio cugino Vincenzo) e altre star (Anthony Edwards, Christine Lahti, Yeardley Smith, Rob Reiner e Cheyenne Jackson).
I due enti che hanno messo in piedi l’opera hanno alle spalle un interessante percorso in materia di difesa per i diritti lgbt: la American Foundation for Equal Rights sta portando avanti progetti concreti per lottare contro la Proposizione 8 che, come ricorderete, vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso in California, mentre Broadway Impact riunisce un gruppo di attori e artisti che difendono i diritti del collettivo lgbt.
Via | Ambiente G
Foto | El Nacional

Roba da non capirci più nulla. John McCain è sempre stato favorevole al Don’t Ask Don’t Tell. La trova una legge adatta e necessaria. Anche la moglie approva il pensiero del marito e ritiene ci voglia più tempo per riuscire a togliere questo divieto. Ma, allo stesso tempo, la donna è attivista contro la Proposizione 8.
Cindy McCain, infatti, non ha mai nascosto di essere contraria ad alcune idee del marito e ha deciso di farsi fotografare nella classica campagna avversa alla famigerata Proposizione 8. La donna, infatti, si definisce molto sensibile al tema del suicidio giovanile a causa del bullismo imperante. Non si schiera solo a favore delle unioni gay ma, precedentemente, ha avuto anche il coraggio di attaccare il marito e criticare la sua politica, definendolo responsabile per l’aumento di bullismo omofobo.
Però, w il Don’t Ask Don’t Tell. Coerenza mia, portami via…

Padre Gonzalo Miranda è professore di bioetica al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum in Roma e durante un suo recente viaggio in Messico, ha rilasciato una dichiarazione abbastanza inusuale. Parlando in merito alla recente possibilità di unioni gay nel Paese, avrebbe paragonato le coppie omosessuali al caffè decaffeinato:
“Una relazione gay è come il caffé decaffeinato: non sveglia”
Inoltre ha criticato la decisione, prendendo ad esempio la California e la sua Proposizione 8:
“Quello che è successo in California è significativo. In due occasioni il popolo si è espresso contro il riconoscimento legale del matrimonio gay e due volte un giudice ha cambiato il voto popolare con una sentenza. Non so quale sia il meccanismo in Messico, ma qui la gente non è stata interpellata, non c’è neanche stato un referendum”
Padre Gonzalo, con questi argomenti già sentiti, nemmeno lei ’sveglia’ così tanto le nostre orecchie…
Via | El Universal
Dopo la sua dichiarazione pubblica di allontanamento dal cristianesimo, la scrittrice Anne Rice è tornata a parlare della sua decisione. I suoi dubbi hanno avuto conferma quando si è resa conto che i migliaia di dollari donati sono anche serviti per la battaglia contro i matrimoni gay e quindi per supportare la Proposizione 8:
“Ho donato soldi e non avrei mai immaginato che sarebbero serviti per questa campagna di odio e livore. Se leggi una qualsiasi parte del Nuovo Testamento, non c’è una qualsiasi autorizzazione per i cristiani di attaccare gruppi minori. Sono assolutamente contraria a queste cose e vedo gente che le dice e le fa. E questo ha aggiunto ulteriore pressione”
Se solo in tanti la pensassero allo stesso modo e togliessero dai propri occhi quella volontaria benda nera che impedisce alle persone di avere una propria opinione…
Via | Out.com

Stando ai soliti ben informati, nel caso in cui le cose per il matrimonio gay in California andassero bene, Ricky Martin potrebbe essere il primo gay a sposarsi (al di là di quanti si sono sposati prima del referendum, ovviamente). I pettegolezzi in merito si fanno sempre più forti.
Ricky Martin, padre di Matteo e Valentino, pare che abbia una relazione stabile con l’economista Carlos González. Quel che è certo è che alla notizia della sentenza del giudice Vaughn R. Walker, Ricky Martin è stato uno dei primi vip a esprimere la sua gioia via Twitter. Insieme a lui hanno espresso soddisfazione Paris Hilton, Kim Kardashian, la cantante Pink, Kelly Osbourne e Lady Gaga. Anche Arnold Schwarzenegger, governatore della California, si è detto favorevole alla ripresa delle nozze gay nel suo Stato. Oltre a Obama che “si è mostrato chiaramente contrario alla Proposition 8, perché fomenta le divisioni ed è discriminatoria”.
Se Ricky Martin sarà il primo o meno, poco importa, ad essere sinceri. L’importante è che tale diritto venga riconosciuto al più presto.

Ottima notizia giunge dagli USA: la Corte Federale di Los Angeles ha bocciato il divieto alle unioni gay in California. Il giudice Vaughn R. Walker ha stabilito, infatti, che è incostituzionale proibire i matrimoni gay nello Stato ed è anche discriminatorio.
Come ricorderete nel novembre 2008 i matrimoni tra persone dello stesso sesso in California erano stati bloccati dal referendum – la famosa Proposition 8. Ora il caso passerà all’esame della Corte Suprema di Washington, che è il tribunale di ultima istanza negli USA.
Incrociamo le dita per i gay californiani, nella speranza che un po’ della brezza matrimoniale dell’America tutta (dal nord al sud) lambisca anche lo Stivale.
Foto | Flickr
In base ad una ricerca, un californiano su quattro sostiene maggiormente i diritti gay rispetto a cinque anni fa, paragonato a quell’8% che invece è diventato più ostile al mondo Lgbt col passare del tempo. Ideato dalla Washington, D.C. Public Religion Research Institute, il sondaggio ha voluto notare le differenze di pensiero a due anni dalla Proposizione 8, legge che impedisce i matrimoni gay in California. Sono stati contattati 3,300 abitanti, con domande scritte in inglese e spagnolo (per i latini). E i risultati evidenziano come il 75% sia favorevole ad una legge che protegga i diritti gay sul lavoro, il 69% vorrebbe che i gay potessero dichiararsi per prestare servizio militare nell’esercito, il 56% è persino favorevole alle adozioni gay.
Le indagini hanno evidenziato come sia stato influente e predominante l’influenza della Chiesa e del Clero per molti abitanti, “ammaestrati a dovere”. Secondo i risultati, se vi fosse una nuova votazione domani per decidere se permettere i matrimoni gay, la legge passerebbe senza alcun dubbio. Robert P. Jones, direttore del Public Religion Research Institute ha affermato:
“Ci sono buoni segni e prove che dimostrano come il vento stia cambiando, ci stiamo muovendo in una direzione positiva in merito ai diritti di gay e lesbiche”
Via | LaTimes
Foto | ArionTheDaily