
Se vi è capitato durante l’ultimo mese di cercare su Google termini inerenti al mondo LGBT vi sarete accorti di un piccolissimo cambiamento nella pagina dei risultati della ricerca. La classica barra blu che separa la casella di ricerca dalla lista dei risultati viene sostituita con un molto meno convenzionale separatore rainbow!
Il risultato si ottiene cercando parole in inglese. Funziona ovviamente con “gay”, “queer”, “LGBT” e gli acronimi simili, ma ad esempio con “lesbian” e non con “lesbica” ed in genere le traduzioni in lingue diverse dalla lingua madre del Big G . Secondo quanto dichiarato da un portavoce della stessa azienda, che già in passato si era dichiarata vicina al popolo LGBT nella lotta per i suoi diritti, il separatore rainbow, che a qualcuno ricorderà la vecchia grafica del celebre motore di ricerca, è invece proprio un modo per celebrare giugno come mese in cui in tutto il mondo si svolgono i Pride.
Google ha l’abitudine di celebrare feste, eventi ed anniversari sostituendo il suo marchio originale con i cosidetti Holiday Logos, ma la grande quantità di occasioni da celebrare e la necessità di mantenere la coerenza della pagina di ricerca web più famosa ed utilizzata del mondo hanno spinto l’azienda di Mountain View ad utilizzare nuovi “mezzi celebrativi”. Sembra così che i separatori speciali, utilizzati per la prima volta in salsa rainbow, saranno utilizzati in futuro anche per altre ricorrenze.

Viste le ultime dichiarazioni del senatore Carlo Giovanardi sembra sempre più difficile, a meno di un’abile mossa politica messa a punto con una legge come quella che Rotondi e Brunetta avevano messo in cantiere e che, se approvata, seppellirebbe a mio parere ogni richiesta di seria parificazione fra diritti di coppie etero ed quelli delle coppie omosessuali, che la destra italiana riesca ad accogliere le richieste di diritti civili da parte di cittadini gay e lesbiche che evitentemente, visti i risultati delle elezioni degli ultimi due anni, sono però parte di quell’elettorato che l’ha mandata al governo.
A rilanciare l’annosa questione della relazione fra politica e le battaglie per i diritti civili é ancora una volta una famosa mosca bianca del centro-destra italiano, Benedetto della Vedova, distintosi in passato per aver aderito alle manifestazioni romane di piazza Farnese per gli allora “Pacs” ma anche al Pride, che ha reso noto ieri nientemeno che dalle colonne de Il Secolo d’Italia il suo diappunto per quanto dichiarato da Giovanardi, parlando di una necessaria condanna delle politiche “nataliste” del fascismo al pari di quelle “denataliste” cinesi e riconducendo certamente più giustamente gli squilibri democrafici europei a politiche economiche e di welfare totalmene inadatte e ad un dibattito sul tema della “famiglia” dal sapore vagamente ideologico, piuttosto che alla maggior concessione di diritti a questa fantomatica lobby gay che in Italia sembra essere una vera e propria chimera.
Continua a leggere: Della Vedova: il PPE in Europa è favorevole ai diritti LGBT

Per la prima volta, in Cina, si festeggerà il Gay Pride. Sarà Shanghai, per una settimana a colorarsi di raimbow con proiezioni di film a tematica omosessuale, esposizioni artistiche ed eventi “charity“. Per non sottostare ad eventuali censure e a improbabili autorizzazioni, tutte le manifestazioni si svolgeranno in spazi privati aperti al pubblico e saranno gestiti dall’organizzazione Shanghai GLBT che conta più di mille aderenti, in collaborazione con la Lega Arcobaleno. I fondi raccolti serviranno ad aiutare gli orfani dell’aids attraverso la Fondazione Chi Heng di Hong Kong. Sarà, quindi un Gay Pride particolare ma, a sentire gli organizzatori, certamente non sottotono. Shanghai, per la comunità gay cinese resta una città multiculturale e aperta anche alle diversità. Non è un caso che in città esistano locali per gay e lesbiche e si parli di omosessualità senza tabù.
In questi giorni si parla molto dei problemi che coordinamenti delle associazioni LGBT che organizzano i Pride italiani hanno spesso con le autorità. Non ultimo il caso romano che si ripete inspiegabilmente per il secondo anno di fila.
C’è però chi, a due passi dall’Europa, ha da anni problemi ancor più grandi per poter manifestare liberamente. Ancora una volta, dopo le accuse di un mese fa, le autorità russe alzano un muro nei confronti dei manifestanti LGBT annunciando che reprimeranno qualsiasi manifestazione che si terrà, com’è invece stato annunciato dalle associazioni, il prossimo 16 maggio. Al di là delle posizioni istituzionali e del fatto che l’omosessualità in Russia sia stata depenalizzato solo nel vicinissimo 1993 dopo il crollo dell’URSS, è comunque chiaro che la società non esprime ancora, soprattutto nel campo se vogliamo anche più generico dei diritti civili e non solo quello dei diritti per le persone LGBT, un clima tale da poterla definire pronta per dare il via libera a forti rivendicazioni come quelle rappresentate dai Pride, esempio ancora fresco è l’episodio che solo due anni fa coinvolse l’allora deputata Vladimir Luxuria e una delegazione dei radicali.
E mentre Nikolai Alexeyev, uno dei leader del movimento russo, promette che la marcia andrà avanti ad oltranza e dice di aspettarsi oltre 500 partecipanti, un numero non piccolo come semprerebbe dal momento che durante la prima marcia moscovita del 2006 furono arrestate 120 persone e lo Slavic Pride, rimane a tutti gli effetti una manifestazione non autorizzata, qualcuno ipotizza che in merito al futuro di manifestazioni di questo tipo nella capitale, il cui sindaco definì in passato senza mezzi termini la Pride Parade satanica, sia passata la lunga mano della Chiesa ortodossa. Insomma: mettete la Russia vicino l’Italia ed iniziate a trovare le differenze sempre più sottili e non certo perchè nel primo dei due paesi la situazione stia migliorando. Ma proprio da una delle organizzatrici dello Slavic Pride sembra arrivare una buona speranza sulla battaglia per i diritti delle persone omo e transessuali in Russia.

È stata inaugurata ieri pomeriggio a Genova la sede del comitato organizzatore del Pride nazionale che si terrà nel capoluogo ligure il prossimo giugno.
Alla manifestazione d’apertura dell’infopoint che, vicino a piazza delle Erbe, sarà il punto di riferimento per tutti coloro che in questi mesi parteciperanno alle attività ed agli eventi legati ala manifestazione di giugno, erano presenti il sindaco Marta Vincenzi, Riccardo Gottardi, segretario nazionale di Arcigay, e l’attrice Lella Costa che, mostrandosi ancora una volta estremamente vicina alle questioni legate ai diritti negati alle persone LGBT, è stata chiamata al taglio del nastro ed ha dichiarato:
“Considero un onore ed anche un privilegio essere qui perchè potersi schierare per chiarire bene che i diritti delle persone sono diritti di tutti, anche se tu personalmente non ne usufruirai, ma che sono proprio la condivisione del principio del diritto, mi sembra una bellissima opportunità e quindi son ben felice e onorata di esserci“
Il sindaco Vincenzi ha invece ricordato come il Pride possa non essere solo una manifestazione ma un’importante occasione per riflettere, in attesa dell’evento, sui temi dei diritti e delle diversità. Intanto la data del Pride, ancora in bilico sul 13 Giugno, rimane però incerta. Gottardi ha annunciato che in giornata rappresentanti di associazioni LGBT di tutta Italia si dovrebbero riunire proprio nel capoluogo ligure per decidere il calendario secondo il quale si svolgeranno le manifestazioni che celebreranno da Roma, Torino, Catania fino a Genova i 40 anni del Movimento.
Continua a leggere: Genova: inaugurata la sede del Pride 2009
Dalia Grybauskaite, commissaria europea per la pianificazione finanziaria, confermando ieri che sarà candidata alle elezioni del prossima Maggio per la guida del suo paese, la Lituania, ha risposto anche alle insistenti chiacchiere che riguardavano il suo orientamento sessuale dichiarando di non essere lesbica.
La notizia della presunta omosessualità della Grybauskaite era stata diffusa dopo la pubblicazione di un’intervista online da parte di un sito lituano che che riferiva che la donna avrebbe avuto diversi anni fa una relazione lesbica.
“Se mi state chiedendo se sono lesbica, allora no, non lo sono“
è stata la lapidaria risposta della candidata premier del paese baltico. Sicuramente vedere replicata l’eccezionale situazione islandese in un paese dell’ex blocco sovietico attualmente fra i più omofobi di tutta Europa, dove negli ultimi anni non solo sono stati vietati Pride e manifestazioni antidiscriminatorie ma per ben due volte è stato esplicitamente vietato di esibire in pubblico la bandiera rainbow, sarebbe stato un bel traguardo.
Continua a leggere: Lituania: una premier lesbica? Anzi, no.
Su La Stampa c’è un’interessante intervista di Claudio Sabelli Fioretti a Vladimir Luxuria. Si spazia dalla vita personale di Vladimir a quella politica, dal Muccassassina al Parlamento, dalla parrocchia in cui faceva il chierichetto alla prostituzione. Tra le altre affermazioni di Luxuria una sul senso della vera trasgressione:
Io non sono trasgressiva in quanto trans. Lo sarei se, pur sentendo questo richiamo della foresta, voltassi le spalle alla mia naturale interiorità femminile. Ma io mi sento una persona assolutamente naturale.
Dopo il salto un florilegio di domande/risposte politiche, in cui ci sono alcune chicche (tipo una gaffe del ministro Mancuso e una definizione di Mastella…):
Continua a leggere: Vladimir Luxuria: la vera trasgressione è l'amore
Parte con la presentazione dell’autobiografia di Franco Grillini di martedì alla Fnac,durante la quale il comitato organizzatore farà per la prima volta il suo pubblico debutto, la strada per il Pride nazionale di Genova 2009.
Francesco Serreli, presidente provinciale Arcigay Genova, fa intanto sapere che é per ora confermata la data del 13 giugno, nonostante permangano le incertezze dovute alla data delle elezioni europee ed alla processione del Corpus Domini, e che l’organizzazione sta lavorando alla creazione del logo della manifestazione che conterrà sicuramente “la Lanterna”, uno dei simboli del capoluogo ligure.
Il Comitato si è detto disponibile a dialogare con le istituzioni e con la Curia genovese in un clima di massimo rispetto circa tempi e luoghi in cui si svolgerà la manifestazione che dovrebbe sfilare lungo un percorso di 6 chilometri. L’unico punto su cui i vertici genovesi di Arcigay si sono detti irremovibili è l’arrivo in piazza De Ferrari, uno dei luoghi più rappresentativi della città, attraverso via XX Settembre. A giudicare da quanto è successo lo scorso giugno per i percorsi delle manifestazioni di Roma e Bologna non resta che augurarsi che nel capoluogo ligure riescano a mantenere i propositi.
Continua a leggere: Genova Pride: piazza De Ferrari non si tocca

E’ Roma la città dell’EuroPride 2011: il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli annuncia con orgoglio e soddisfazione che la candidatura di Roma a ospitare una delle più importanti manifestazioni gay internazionali è stata approvata con 12 voti a favore e un solo astenuto.
Lo storico circolo capitolino ha fortemente sostenuto la candidatura della Città Eterna alla Conferenza dell’EPOA (European Pride Organizers Association, l’associazione che raccoglie gli organizzatori di Pride in Europa), in corso a Zurigo. A commentare a caldo l’importante notizia è Andrea Maccarrone, membro del consiglio direttivo del Mario Mieli e parte della delegazione romana presente a Zurigo:
Speriamo che questo evento possa essere un’occasione preziosa per elevare il livello del dibattito sui diritti e l’uguaglianza delle persone glbt in Italia.
Una ricerca dell’Istituto Gallup International ha reso noto che in Bulgaria i gay sono considerati nemici della società, della morale e della crescita demografica. Rispetto agli altri cittadini dell’UE i bulgari – “estremamente insofferenti” verso le persone glbtq – sarebbero più infelici se avessero come vicino di casa una lesbica o un gay.
L’indagine ha messo in evidenza come in Bulgaria le persone considerino l’omosessualità un atteggiamento per poter attirare l’attenzione. C’è anche chi la considera una malattia gravi, addirittura pericolosa per gli altri.
Ovviamente la chiesa – ortodossa in questo caso – ci mette del suo: in occasione del Pride bulgaro dello scorso 28 giugno (che ha visto 60 arresti), Maxim, patriarca della Chiesa ortodossa bulgara - per la precisione del conservatore Santo Sinodo –, ha definito la parata “un raduno oltraggioso ed empio, opera delle tenebre, amorale e turpe, contraria alla coscienza cristiana”.
In tale clima, dopo le ferie estive, il parlamento dovrà votare l’emendamento della legge per la famiglia - che per ora prevede il matrimonio solo fra uomo e donna – per permettere unioni di fatto tra persone dello stesso sesso.
Via | Gaynews