Guido Westerwelle, capo della diplomazia tedesca, fece parlare di sé, lo scorso novembre, quando come vicecancelliere e ministro degli Affari esteri della Germania, presentò alla segretaria di Stato statunitense Hillary Clinton, il suo compagno Michael Mronz. Un gesto inusuale ma che piacque molto alla Clinton, sostenitrice dei diritti omosessuali in patria. Di lui le biografie raccontano di un uomo colto, mai sopra le righe, lucido politico tanto da essere stato membro fondatore dell’organizzazione giovanile dell’FDP, il Junge Liberale e durante le elezioni del settembre 2002, candidato Cancelliere per il suo partito. Fu nel 2004, in occasione del compleanno della cancelliera Angela Merkel, che Westerwelle dichiarò pubblicamente la sua omosessualità, presentandosi al ricevimento accompagnato dal suo fidanzato, noto imprenditore di Colonia. Della sua vita privata, però, non ama parlarne.
Ora, però, sono state le opposizione a sollevare una questione che a molti sembrava di normale routine. In questi giorni il ministro è in missione per conto del governo, in Sudamerica, e si è fatto accompagnare da Michael Mronz che, per la cronaca, si è pagato il biglietto aereo e la sistemazione in albergo. Ma alle opposizione tanto non è bastato. Le accuse mosse a Westerwelle sono di “palese” conflitto di interessi. È vero, dicono i suoi detrattori, che Mronz paga di tasca propria tragitto e albergo, ma è grazie alla posizione privilegiata di Westerwelle, che fa affari durante i viaggi di Stato.
Durante una visita in Asia, pare che il piano di viaggio del ministro avesse una sezione chiamata Programma per il ministro federale degli Esteri e Michael Mronz. Probabilmente, come accade alle coppie formate da marito e moglie in quella condizione, si poteva anche trattare di spazi privati, assolutamente fuori dalla missione, studiati dai responsabili e dalla sicurezza per tutelare la coppia. Ma qualcosa di più sostanziale continua ad irritare l’opposizione che vuole vederci più chiaramente in questa vicenda.

La vicenda di Marrazzo, ritornata in auge in questi giorni per via della morte di Brenda, fa sbottonare diverse altre trans che raccontano di loro frequentazioni con personaggi politici. Roberta Cavalcanti (nata Roberto, amica di Moana Pozzi e di Ilona Staller-Cicciolina, definita la transessuale più amata dagli italiani) è una di loro e racconta le sue notti con i politici affermando che nei festini di uomini politici transessuali e droghe non mancano mai.
Non esisterebbe la serata senza stupefacenti. Uomini come questi che vanno con i trans ne hanno bisogno. Altrimenti non riuscirebbero a superare le loro inibizioni. La loro fantasia è di essere dominati da una bella donna. Da un anno non mi sottopongo più nemmeno a cure ormonali per evitare problemi. I miei clienti mi chiamano solo se funziono alla perfezione
Non solo: Roberta Cavalcante racconta anche di un incontro con un politico di centro-destra in Veneto. Erano presenti anche altri esponenti locali. E, da allora un parlamentare è un suo cliente fisso:

In un’intervista al settimanale Oggi, l’ex parlamentare Vladimir Luxuria confessa una sua storia d’amore vissuta all’ombra:
“Per me è stato un amore vero e mi ha fatto soffrire non poterlo vivere alla luce del sole: lui era un uomo importante, famoso e ho avuto paura. Per tre anni abbiamo vissuto come i pipistrelli: ci vedevamo solo quando faceva buio, nascosti dietro sciarpe, cappucci, foulard. Ci incontravamo alla periferia di Roma, in posti il più possibile isolati”
Una storia che si è conclusa inaspettatamente, per la paura, da parte dell’uomo, di essere scoperto. Così ha deciso di scomparire, da un momento all’altro:
“Il mio lui è sparito all’improvviso. Era letteralmente terrorizzato. Un po’ perchè si era reso conto che si stava legando troppo a me, un po’ perchè temeva di ritrovarsi sui giornali. Lui ha troncato e io ho sofferto molto”
E anche sul caso Marrazzo ha la sua opinione ben precisa:
Continua a leggere: Luxuria: Ho amato per 3 anni un importante uomo politico
C’è poco da stare allegri in Italia, con la maggioranza che ci ritroviamo - in cui i diritti delle persone lgbt sono l’ultimo dei pensieri anche per i ministri che dovrebbero essere più sensibili al tema (vedi Carfagna) - e anche con questa opposizione. A maggior ragione se il Partito democratico insiste nella scellerata ipotesi di avvicinarsi all’Udc. Il partito centrista, infatti, è uno dei più fedeli alla linea del Vaticano (tradendo la storia della stessa Democrazia cristiana) e non perde occasione per dimostrare qual è il proprio atteggiamento nei confronti delle persone lgbt.
La vicenda più recente è quella di Alberto Villa, il consigliere nazionale genovese che un paio di mesi fa fece coming out, rivelando pubblicamente di essere gay nel pieno delle polemiche sul Gay Pride di Genova. Adesso Villa è fuori dall’Udc: a sentir lui, si è dimesso a causa dell’emarginazione subita da quando ha reso pubblico il proprio orientamento sessuale. Il partito, ovviamente, smentisce e spiega che l’Udc non discrimina e che già tutti sapevano di Villa.
Eppure, un conto è essere gay e non dirlo a nessuno (anche se tutti sanno); ben diverso rivelarlo persino ai giornali. Ad ogni modo, dai Radicali e dal Pd sono arrivati inviti a Villa, mentre l’Arcigay gli ha espresso la propria solidarietà. Insomma: in Italia si può essere gay e militare nel centrodestra? Se si è dichiarati finora no.
Continua a leggere: Via dall'Udc il consigliere gay Alberto Villa
Un uomo politico del centrodestra, Alberto Villa dell’Udc in Liguria, dichiara pubblicamente di essere gay in un’intervista al quotidiano, anzi si schiera dalla parte del Gay Pride e annuncia che marcerà anche lui per le strade di Genova; il suo partito, l’Udc, prende subito le distanze, spiegando che l’uomo ha parlato “a titolo personale”; l’Arcigay pubblica un comunicato di sostegno all’uomo politico richiamando i grandi partiti popolari d’Europa.
Innanzitutto, grande rispetto per quest’uomo che non si è nascosto e in un momento di tensione attorno a Genova ha avuto il coraggio di esporsi, anche se la sua militanza in un partito come l’Udc dev’essere quantomeno problematica, come dimostra la reazione scomposta del commissario regionale. È sconcertante prendere atto come in Italia sia così difficile avere un po’ di visibilità e vivere serenamente e alla luce del sole, specie per i politici. Magari qualcun altro seguirà il suo esempio.
Continua a leggere: Genova, il coming out di un politico gay. Dell'Udc
Sì, sono proprio loro. I due tipi senza maglietta - un moro e un biondo - che si abbracciano e stanno per baciarsi sulla destra della foto sono Sean Penn e James Franco, sul set del film Milk, diretto da Gus Van Sant e dedicato alla biografia di Harvey Milk, il primo uomo politico apertamente gay eletto negli Stati Uniti.
Le immagini arrivano dal Flickr di TroublePup, che ha postato anche altre foto sia dei due attori sia in generale del set. Come potete apprezzare, le scene sono girate a Castro street, il quartiere gay di San Francisco dove Milk, dopo essersi congedato con onore dalla Marina aprì un negozio di fotografie.
Il film viene girato nella città dove Milk fu eletto e dove fu assassinato insieme al sindaco Moscone. Anche l’attuale sindaco, Gavin Newsom, ha messo a disposizione i locali del City Hall per le riprese, per ottenere il massimo di realismo.
Intanto, godiamoci un Penn in ottima forma e il sempre splendido James Franco.
Continua a leggere: Sean Penn e James Franco sul set di Milk