
Probabilmente la ministra delle Pari Opportunità ha dovuto arrendersi al suo ruolo istutuzionale e al dicastero che dirige. Probabilmente c’è chi è stato solerte a ricordare alla titolare del ministero che le Pari Opportunità appartengono a tutti e non si può essere classiste su una categoria per finire a penalizzarne un’altra. Così, ieri, più di venti organizzazioni, Mit- Coordinamento Nazionale Trans, Azione Trans, Trans genere, Arcigay, Arcilesbica, Agedo , Gaylib, Avvocatura per i Diritti Lgbt Rete Lanford , DiGayProject, Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno, Nuova Proposta, Lega Italiana Nuove Famiglie, Il Guado, Comogaylesbica, 3D, Associazione Radicale Certi Diritti, Coordinamento to Pride, I-Ken, si sono recate dalla ministra a far capire quanto sia urgente il tema dell’omofobia.
Risultato: ”una grande campagna di comunicazione contro le discriminazioni per orientamento sessuale, che, tramite spot televisivi, giornali, affissioni sui bus, nelle metropolitane e sui muri delle nostre citta’, aiuti ad abbattere e, quindi, azzerare le discriminazioni per orientamento sessuale. Un impegno, anche economico, senza precedenti, con due milioni di euro stanziati per far arrivare dappertutto il nostro messaggio“, come ha annunciato la stessa ministra.
La Carfagna, nell’incontro ha anche ricordato la “Settimana contro la Violenza” che, organizzata in tutte le scuole dal 12 al 18 ottobre, includerà l’omofobia tra i temi oggetto dei dibattiti e degli incontri. Ma anche un osservatorio, d’accordo con il Comune di Roma, per contrastare eventuali, altri episodi di omofobia.

Probabilmente nessuno ha avvisato l’attuale segretario Pd, Dario Franceschini, che a interrogare le organizzazioni glbtq italiane, su cosa vertono le battaglie per i diritti alle famiglie di fatto, la risposta corale sarebbe: matrimonio, o se proprio non si vuole una lacerazione e una guerra santa che probabilmente scatenerebbe il Vaticano, un Pacs alla francese, forse andrebbe bene. Certo, la nostra comunità non è cieca e neppure dimentica di quanto la politica in questi anni è stata assente sui diritti civili; un governo di centrosinistra che dava speranze alla fine ha abdicato di fronte ai Mastella e alle Binetti.
In una intervista rilasciata al portale GAYin.tv, Franceschini, parlando di diritti e famiglie di fatto, ha detto: “Io sono assolutamente favorevole al riconoscimento dei diritti alle coppie conviventi. E’ una questione di civiltà, che non va in nessun modo in contrasto con le famiglie fondate sul matrimonio. Noi avevamo tentato con i dico e credo dovremmo riprendere questo percorso, anche stando all’opposizione“.
Di tentare una legge che ci avrebbe riportati tra i paesi civili d’Europa, il centrosinistra fece due tentativi, andati a male. Il progetto, come tutti sanno, fallì miseramente. Sui DiCo, l’Italia si spaccò in due e in tanti assistemmo da parte della Chiesa e di uomini politici in quota vaticano, ad un parossismo di intolleranza e beceri attacchi alle coppie di fatto. Ci fecero pure un Family Day dove i presentarono, novelli farisei, politici divorziati, fedifraghi e quant’altro.
Continua a leggere: Famiglie. Franceschini crede ancora ai DiCo

Vista da noi, New York è meta ambita, goduriosa, sacrale per molte persone glbt. Ci si può trovare di tutto e di più, anche sessualmente con un gap di meraviglie che fanno promettere a tanti un ritorno repentino per assaggiare altre virtù e novità che qui da noi non stanno neppure nell’olimpo delle oniricità. Chiusa la parentesi governativa di W. Bush e inaugurata quella di Obama, anche le vaste comunità glbt americane si sono destate da un torpore obbligato e hanno riacceso i motori della militanza; del chiedere e dire.
Ci sono, in America come in tanti altri Stati che dialogano e danno diritti alla popolazione glbt, degli ulteriori sforzi culturali da proporre ed esigere per una rete più vasta di solidarietà e di accettazione. L’omofobia non scompare del tutto promulgando leggi, ma aiutando i cittadini alla comprensione verso le diversità.
In questa rete di basilari informazioni è nato uno studio che riguarda i servizi sanitari e quindi, la vita sociale delle persone glbt a New York City. L’indsagine condotta da Somjen Frazer e Ross Levi è stata pubblicata su Empire State Pride Agenda; un quadro quello che viene fuori, molto dolente, diverso dalla visione che in tanti hanno della Apple city.

Viste le ultime dichiarazioni del senatore Carlo Giovanardi sembra sempre più difficile, a meno di un’abile mossa politica messa a punto con una legge come quella che Rotondi e Brunetta avevano messo in cantiere e che, se approvata, seppellirebbe a mio parere ogni richiesta di seria parificazione fra diritti di coppie etero ed quelli delle coppie omosessuali, che la destra italiana riesca ad accogliere le richieste di diritti civili da parte di cittadini gay e lesbiche che evitentemente, visti i risultati delle elezioni degli ultimi due anni, sono però parte di quell’elettorato che l’ha mandata al governo.
A rilanciare l’annosa questione della relazione fra politica e le battaglie per i diritti civili é ancora una volta una famosa mosca bianca del centro-destra italiano, Benedetto della Vedova, distintosi in passato per aver aderito alle manifestazioni romane di piazza Farnese per gli allora “Pacs” ma anche al Pride, che ha reso noto ieri nientemeno che dalle colonne de Il Secolo d’Italia il suo diappunto per quanto dichiarato da Giovanardi, parlando di una necessaria condanna delle politiche “nataliste” del fascismo al pari di quelle “denataliste” cinesi e riconducendo certamente più giustamente gli squilibri democrafici europei a politiche economiche e di welfare totalmene inadatte e ad un dibattito sul tema della “famiglia” dal sapore vagamente ideologico, piuttosto che alla maggior concessione di diritti a questa fantomatica lobby gay che in Italia sembra essere una vera e propria chimera.
Continua a leggere: Della Vedova: il PPE in Europa è favorevole ai diritti LGBT
![]()
Vorremmo poter dare sempre più spesso notizie che rallegrino i cuori dei nostri lettori; purtroppo dobbiamo invece informare su quanta omofobia ancora esiste nel nostro pianeta, anche in quei paesi dove la discriminazione viene combattuta con la forza delle leggi e la persuasione delle idee. Molti tra noi ricordano il piccolo Lawrence King, uno dei più gravi casi di delitto anti-gay negli States, consumato il 12 febbraio del 2008. Purtroppo, quello di King non è un caso isolato di omofobia omicida. Secondo uno studiato, pubblicato in questi giorni, da un gruppo di difesa dei diritti gay, negli Usa gli omicidi verso persone GLBT sono aumentati lo scorso anno del 28 per cento. Secondo il Rapporto è il numero più alto, dal 1999, registrato dalla Coalizione nazionale per i programmi anti-violenza.
Un comunicato diffuso ieri da Arcilesbica riferisce che la notte di sabato sarebbe avvenuta un’incursione in un al circolo Arci milanese, il Toilet, noto per alcune serate LGBT friendly.
Secondo quanto raccontato da alcuni presenti, i protagonisti dell’aggressione sarebbero stati cinque giovani dalla testa rasata che, scesi da un’auto blu priva di targa posteriore ed armati di cric, avrebbero fatto irruzione nel locale al grido di “Fuori froci di merda!“. Al tentativo di allontanamento gli aggressori avrebbero poi risposto chiedendo di Paolo Caldiroli, titolare del circolo, per poi aggredirlo prima dell’arrivo della polizia.
Diversi presupposti ha però la versione degli agenti che riferiscono di essere intervenuti al Toilet verso le tre del mattino per sedare una rissa seguita ad una lite nata da “problemi di parcheggio” e di aver arrestato due degli aggressori per resistenza a pubblico ufficiale. In ogni caso c’è chi tiene a sottolineare la coincidenza fra l’episodio ed il vertice europeo di Forza Nuova, questi giorni sotto gli occhi dei media, che si doveva tenere a Milano proprio durante il fine settimana appena trascorso nonostante le forze dell’ordine precisino che non esistono elementi per legare l’aggressione ad una matrice politica.
Continua a leggere: Sabato di paura in un circolo Arci milanese
Barack Obama ha tenuto fede alla promessa di due mesi fa ed ha confermato che nominerà John Berry a capo del Office of Personnel Management.
Se il Senato, come da procedura, approverà la sua nomina, Berry non sarà solo a persona omosessuale più influente dell’amministrazione americana in carica ma anche il politico dichiaratamente gay che ha fino ad ora raggiunto la carica più importante.
Oltre ad aver rissollevato le sorti del National Zoological Parknon di Washington di cui è attualmente direttore, Berry fece già parte di un team presidenziale, quello di Bill Clinton per poi passare alla guida della National Fish and Wildlife Foundation.
Continua a leggere: John Berry: un gay nell'amministrazione Obama
La signora che vedete in foto si chiama Johanna Sigurdardottir, ha 66 anni, ed è un’ex assistente di volo islandese. Ma a differenza di quel che potrebbe sembrare non è una ultrasessantenne qualsiasi. Lasciato il suo precedente lavoro, la donna, dichiaratamente lesbica, ha condotto una brillante carriera politica fino ad arrivare a capo del ministero delle politiche sociali. Ma la novità che la fa balzare agli onori delle cronache è il fatto che sarà con ogni probabilità la prima persona al mondo dichiaratamente omosessuale ad assumere la guida di un paese.
Lo scorso lunedì il governo islandese in carica è caduto a causa delle crisi delle banche schiacciate dai forti debiti accumulati negli anni di forte crescita in un paese sempre più oppresso da inflazione e crescente disoccupazione. Non è dunque uno scenario semplice quello che la Sigurdardottir, designata come premier di un governo ad interim misto fra socialdemocratici e Verdi che dovrà traghettare il paese verso le nuove elezioni del maggio prossimo, dovrà affrontare.
Eletta per la prima volta in parlamento nel 1978, Johanna Sigurdardottir è ormai una veterana della politica. Per la pima volta ministro nel 1987 è stata molto apprezzata in questi anni per per la sua tenacia e per essersi distinta nella battaglia per i diritti ed il benessere delle minoranze. Persino quando, nel 1994, subì una pesante sconfitta nelle primarie per la guida del partito socialdemocratico, incassò con grande stile il colpo dichiarando “Arriverà il mio momento!”.
E siamo contenti che finalmente sia arrivato.
Continua a leggere: Islanda: il primo premier omosessuale del mondo
Sembra che Barack Obama non abbia tardato a rispondere alle preoccupazioni che venivano mosse da alcuni giornalisti circa i suoi programmi riguardanti i diritti di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali americani.
Il sito della Casa Bianca, rinnovato in occasione del giorno dell’insediamento del nuovo presidente, presenta infatti nella sezione dedicata ai diritti civili un ampio paragrafo intitolato “Support for the LGBT Community” che ha già generato le aspre critiche dei più ultraconservatori gruppi cristiani che, con l’ormai nota American Family Association in testa, sostengono che l’agenda presidenziale circa i diritti civili non sia altro che “un pretesto per promuovere e sostenere il criminale comportamento sessuale deviato dell’omosessualità“.
Obama, in coincidenza del quarantennale dei moti di Stonewall che ha più volte richiamato durante i suoi discorsi ricordando che c’è ancora tanto lavoro da fare per garantire pari diritti e pari dignità alla popolazione LGBT, propone nella sua ricca agenda, senza più mezzi termini, di allargare alla giurisdizione federale i reati legati alla discriminazione per orientamento sessuale, insieme a quelli legati alla razza, alla religione ed alla disabilità, impegnandosi a combattere la discriminazione di gay e lesbiche sui luoghi di lavoro e a supportare l’approvazione di leggi che regolino le unioni civili in tutti gli stati. Il neopresidente ribadisce inoltre il suo secco no al divieto di matrimonio per le coppie omosessuali alle quali è convinto si debba garantire la possibilità di adozione. Inoltre l’esercito dovrà dimenticare l’ormai celere politica del “Don’t Ask-Don’t Tell” mentre durante il primo anno di presidenza è prevista non solo una nuova massiccia campagna di prevenzione all’Hiv, ma anche una campagna di sensibilizzazione contro la discriminazione e la tristemente intramontabile emarginazione delle persone sieropositive.
Continua a leggere: Usa: il piano di Obama per i diritti LGBT
Roger Karoutchi, segretario di Stato francese ai rapporti con il Parlamento, fa coming out e parla della sua omosessualità in un libro – Le mie quattro verità. Karoutchi, 57 anni, dell’Ump (stesso partito di Nicolas Sarkozy), ha detto:
“Non sono né nella dissimulazione, né nell’ostentazione. Lo dico in modo naturale. Ho un compagno e sono felice con lui. Poiché sono felice, non vedo perché dovrei nascondere la mia omosessualità”.
Bello questo metro di valutazione: la felicità! Karoutchi ha affermato di essere stato facilitato a fare coming out grazie anche al comportamento di Sarkozy, che invita il suo compagno ai ricevimenti privati e ufficiali all’Eliseo allo stesso titolo dei congiunti degli altri ministri. Lo stesso atteggiamento ha il premier François Fillon.
Si tratta della prima volta che in Francia un ministro in carica fa coming out. Prima di lui un altro caso: siamo nel 1998 e, in tv, Bertrand Delanoe fu il primo politico francese di rilievo a dichiarare la propria omosessualità, proprio prima della sua elezione.
Continua a leggere: Il ministro francese Roger Karoutchi fa coming out