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Tutti gli articoli con tag pier paolo pasolini

Pier Paolo Pasolini veniva ucciso trentasei anni fa

pubblicato da Robo

L’uccisione diretta o indiretta di omosessuali è solo l’aspetto più estremo della repressione dell’omosessualità, cioè della repressione del desiderio omosessuale che è in tutti.

Questa frase di Mario Mieli ben si adatta a ricordare Pier Paolo Pasolini che la mattina del 2 novembre 1975 venne trovato massacrato sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia, nel comune di Roma. Le circostanze della sua morte sono, ancora oggi, non chiare.

Vogliamo ricordare PPP con un estratto dal film documentario Comizi d’amore che risale al 1965. Idea alla base di questo film è quella di conoscere le opinioni degli italiani sulla sessualità, sull’amore e sul buon costume. Il documentario risale a poco meno di cinquant’anni fa e il modo di esprimersi rispecchia quello dell’epoca.

È cambiata l’Italia da allora?

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Scrittori froci, venite fuori!

pubblicato da Robo

Scrittori froci, venite fuori!

Su Saturno, l’inserto culturale de Il Fatto Quotidiano, Nicola Gardini invita gli scrittori omosessuali a uscire allo scoperto e, quasi per invogliarli, lui stesso fa una sorta di outing letterario ad alcuni celebri scrittori italiani. Secondo Gardini:

L’Italia della letteratura […] ha sempre mandato avanti l’idea […] che l’omosessualità è […] un’eccezione, un eccesso, un isolato anche quando si sente parte di un giro […] In Isherwood troviamo l’omosessuale scrittore; in Italia lo scrittore omosessuale: in quest’ordine il secondo termine può tranquillamente passare in secondo piano e il primo, lo scrittore, spiccare.

Questo passare in secondo piano l’omosessuale e incentrarsi sullo scrittore ha avuto delle conseguenze, tra cui quella di nascondere del tutto l’omosessualità dalle pagine della nostra letteratura.

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Intervista. Queerblog incontra Angelo Pezzana, autore di “Un omosessuale normale”

pubblicato da giovanni molaschi


Nelle ultime settimane in più occasioni ci siamo occupati di “Un omosessuale normale”, l’ultimo libro di Angelo Pezzana, storico attivista. Nella foto sopra è impegnato nella prima manifestazione del movimento omosessuale italiano organizzata a Sanremo nel ’72. Chi ha commentato gli articoli redatti per ragionare del libro si è lamentato dell’assenza pubblica di Pezzana. Di lui i mass media glbtq non si occupano. Pezzana è, forse, l’ultima voce dell’originario movimento omosessuale. A Queerblog ha raccontato anche del suo rapporto con Pier Paolo Pasolini.

Perché il tuo nuovo libro si intitola “Un omosessuale normale”?
Quarant’anni fa, quando nacque il movimento di liberazione omosessuale, il movimento omosessuale pubblicò il libro “Rapporto contro la normalità”. Allora il nostro nemico era la società normale che ci aveva etichettati con la parola “anormale”. Sono passati quarant’anni e i movimenti hanno dato un grande impulso al cambiamento. Non a caso la battaglia è per il riconoscimento a carattere legislativo. Siamo tutti sulla stessa barca che poi è quella della normalità. Il titolo è ironico perché quando si parla di omosessuali nessuna pensa che siano persone normali. C’era questa abitudine. Io ho rivoltato la frittata e ho detto che noi siamo delle persone normale a cui mancano delle garanzie legislative.

Quanti anni?
Settanta.

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Gay Day della settimana dal 28 febbraio al 6 marzo: auguri a Pier Paolo Pasolini, Lou Reed e Chaz Bono

pubblicato da giovanni molaschi


La prossima settimana, così come la precedente, è ricca di compleanni. In questo numero di “Gay Day”, realizzato grazie al lavoro fatto dallo storico Massimo Consoli, ci occupiamo anche del compleanno di Pier Paolo Pasolini, Lou Reed e Chaz Bono.

Il 1° marzo 1984 l’American Journal of Medicine dimostra una volta per tutte la natura contagiosa dell’Aids riportando la storia di una quarantina di uomini distribuiti in varie città lontanissime tra di loro, ma che hanno avuto tutti contatti sessuali diretti o indiretti con uno steward delle linee aeree canadesi, Gaétan Dugas, il famoso “paziente zero”.

Dugas è diventato il protagonista di alcune leggende metropolitana. Secondo la stampa l’uomo avrebbe fatto sesso non sicuro per vendicarsi di chi lo contagiò. Dugas, sempre secondo i giornali, mostrava le lesioni del Sarcoma di Kaposi, cancro provocato dall’Hiv, ai propri partner dopo aver fatto sesso con loro. Dopo il salto “Streets of Philadelphia”, colonna sonora del film che racconta la storia di Andrew Beckett, avvocato gay licenziato perché malato di Aids.

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Paolo Poli: “A 81 anni suonati do ancora scandalo”

pubblicato da giovanni molaschi



Pier Paolo Pasolini è nella memoria di tutti. Lo è per diritto. In Italia non è esistito un intellettuale grande come lui. Persino Saviano, che in più occasioni è stato paragonato a Pasolini, sembra non avere quelle caratteristiche che hanno reso lo scrittore una vera, propria e irripetibile eccezione.

Pasolini, proprio per la sua grandezza, ha nel tempo cannibalizzato gli altri omosessuali che in Italia sono stati i rappresentanti della cultura gay. Le volte in cui si ricorda il cantautore Umberto Bindi sono sempre troppo poche.

I media glbtq sembrano ormai convinti che la stagione che Pasolini ha rappresentato sia morta con lui. Nessuno ormai prova a raccontare ai giovani gay la storia delle generazioni che li hanno preceduti. Per questo motivo ogni intervista che Paolo Poli rilascia vale la pena di essere ripresa. Di seguito trovate alcune delle dichiarazioni che l’attore ottantenne, allontanato dalla Rai proprio a causa della sua omosessualità, ha rilasciato a MarieClaire.

“Tanti anni fa, un ragazzo del Sud mi disse: «Non sei giovane, non sei bella, non sei donna. Eppure hai la malizia». Eh già, ho portato la fiaccola del peccato in quei luoghi innocenti. Ma lo sa che do ancora scandalo? Io! A 81 anni suonati! Il vescovo di Barletta - che poi a me i meridionali piacciono tanto - in un’omelia ha tuonato ai suoi parrocchiani: “Non andate a vedere gli spettacoli di quello lì”. Ma non è meraviglioso?”

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Trentacinque anni fa moriva Pier Paolo Pasolini

pubblicato da Robo

Era il 2 novembre del 1975 quando il corpo martoriato di Pier Paolo Pasolini venne trovato sul litorale romano di Ostia. Una morte che, nella sua brutalità, non ha messo a tacere una delle voci più alte della cultura italiana tout court, senza definizioni.

Vi proponiamo due video per ricordare il grande PPP: in alto Pasolini intervista Giuseppe Ungaretti sul concetto di normalità e anormalità. Dopo il salto un video con un colloquio tra Pasolini, Alberto Moravia e Cesare Musatti sul concetto di scandalo.

Con amarezza noto che manca tanto ai nostri giorni la cultura del dialogo.

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Gli approfondimenti di Queerblog: uno Zero in omosessualità

pubblicato da mario cirrito

Uno Zero in omosessualità

Renato Zero è un bravo artista; ha saputo coniugare musica e poesia accompagnando entrambi, nella luce del successo, con un intenso carisma personale, modellato nel tempo a misura dei suoi idolatranti fan. I suoi successi raccontano un mondo onirico, un dolore o una speranza, costruiti con meticolosa puntigliatura per ammaliare il pubblico, farlo proprio sul palcoscenico, identificarlo con l’artista. A me, salvo qualche brano, non è mai piaciuto; gli artisti spesso predicano bene e razzolano male. E Renato mi è parso, sempre più spesso un predicatore che esercita l’arte della musica popolare. Nulla di più! Nulla con l’arte altamente poetica alla De Andrè o Guccini, o persino Antonello Venditti.

Non mi sono mai neppure preoccupato della sua presunta o vera omosessualità, pensando ai tanti ragazzi gay che ogni giorno devono farci i conti con la loro condizione personale e sociale. Non mi piacerebbe neppure che un tipo come Renato Zero si ergesse a icona della nostra comunità, raccontasse il suo amore per i ragazzi, visto come ha trattato finora l’omosessualità. Il cantore dell’amore è lo stesso che cinque anni fa ci paragonò ai bambini down, riuscendo in un sol colpo a offendere categorie “delicate” dall’alto della sua “normalità”; che spiegò come un fervente papalino, che i preservativi erano “maligni”, e persino sull’aborto disse la sua. Contro, ovviamente.

Naturalmente tanta devozione non è mai passata inosservata da parte della chiesa, e così: cantate natalizie in Vaticano e fervide accoglienze. E lui: “Un tempo cantavo per un manipolo di disadattati e parlavo di depressione, disagio, paura di vivere, emarginazione”.

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Ricordando Sandro Penna, poeta omosessuale, prigioniero d'amore

pubblicato da mario cirrito

Ricordando Sandro Penna, poeta omosessuale, prigioniero d'amore

Ecco, fanciullo, io ti ho portato a questo
luogo selvaggio, a notte, per che fare?
Non so. Non posso soffocare io questo
amore della vita. E sotto è il mare.
Lo varcherò. Conoscerò le genti
più disparate. Vedrò quanto è bella
la vita negli occhi di chi ha
quindici anni fanciullo, come te.

Si sa, ai poeti è inutile chiedere, fare domande, persino entrare nel loro lato oscuro frammentato di note o di racconti in versi. I poeti, dicono, se li porta via il mare schiumoso, in una parte dell’universo dove il silenzio è rotto dalle loro grida disperate o dai giochi dimenticati d’infanzia; dai versi poetici che scivolano sull’acqua, ingoiati da strane creature. Probabilmente è lì, Sandro Penna, con le sue liriche quasi appannate dal tempo, “dimenticate” perché spesso scomode, magari insane, piuttosto reali. Cantò amore di ragazzi, con ossessiva levità, scandalizzando ancora oggi una certa ipocrisia farcita a destra e a sinistra. Ma resta tra i più grandi poeti del Novecento. Un poeta omosessuale, non a caso.

Sandro Penna nasce a Perugia il 12 giugno 1906 in una famiglia borghese. La passione per la letteratura è Umberto Saba, altro omosessuale, a fargliela scoprire, anche negli incontri con altri poeti e letterati che eleggono a domicilio delle loro discussioni culturali il “Caffè Le Giubbe Rosse” di Firenze, per molti decenni rimasto luogo di ritrovo dell’intellighenzia fiorentina e della ciurma omosessuale che coniugava spensieratezza e commistione culturale. Penna vive la poesia come valore naturale, confortato da altri vati della cultura che via via conosce e che chiedono di conoscerlo. Pier Paolo Pasolini coniò per lui la cosiddetta “linea sabbiana”, che annoverava anche Giorgio Caproni e Attilio Bertolucci.

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Scandalo Marrazzo: Roberta muore da donna

pubblicato da giovanni molaschi


A poche ore dalla pubblicazione del nostro post riguardante tutte le violenze omofobe registrate in Italia negli ultimi mesi la cronaca ci informava della morte di una transessuale. Si chiamava Roberta. Aveva solo 26 anni.

Nello stesso giorno in cui si è tolta la vita, impiccandosi nuda nel suo appartamento di Tor di Quinto, Natalie è stata gonfiata di botte da un cliente. Natalie è arrivata agli onori della cronaca a causa della sua amicizia intima con Piero Marrazzo.

Da quando si è scoperto che l’ex Governatore della Regione Lazio era solito frequentare prostitute sono già morte quattro persone. Uno spacciatore e tre donne transessuali diventate oggetto di lunghi e interminabili pomeriggi televisivi.

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Gianni Vattimo: "Pasolini rappresenta la rivendicazione della diversità"

pubblicato da mario cirrito

Continuare ad essere diversi, rivendicando nuovi diritti. Guardare alla storia, alla nostra storia, per capire non solo il tema dell’omosessualità, dei suoi desideri e speranze, ma anche chi, da omosessuale, guardò la politica, la cultura, la vita degli altri, con gli occhi di un profeta, con la scrittura e i pensieri. Necessitiamo di un passato mai da dimenticare se non vogliamo dimenticare noi stessi. In queste settimane, e lo sarà ancora o per sempre, si torna a parlare di Pier Paolo Pasolini, conosciuto a tanti, da molti dimenticato. Lo fa oggi un grande filosofo, omosessuale anch’egli, Gianni Vattimo, che di Pasolini professa nostalgia e verità fino a concludere che probabilmente quella tragedia consumata all’idroscalo di Ostia il 2 novembre 1975 è presaga di una Italia che si prepara al peggio, togliendo la parola a chi aveva capito il male italiano.

“L’orizzonte di personale diversità [di Pasolini ndr] credo abbia avuto una forte influenza - dichiara Vattimo in una intervista -. Una diversità che non incontrò tanto l’ostilità della cultura collettiva, quanto per esempio quella “istituzionale” del Pci, dal quale è stato duramente discriminato. Penso anche che nel Pci Pasolini vedesse una delle forme di quella struttura istituzionalizzata in cui si poteva proiettare l’immagine dell’Italia del futuro, modernizzata e industrializzata, molto lontana dalla sua personale nostalgia di un mondo altro. Pasolini non sarebbe mai andato a un Gay Pride, ad esempio, e neppure avrebbe invocato le nozze gay. Oggi si rivendicano giustamente questi diritti e io personalmente vado al Gay Pride. Ma si è persa tutta la tensione legata al sentirsi esclusi, crocifissi”.

Ecco il cibo che oggi manca, a me, a voi, alla nostra comunità: “La tensione legata al sentirsi esclusi”. Per questo ed altro il sacrificio è stato compiuto e le verità dimenticate. Per questo ed altro, Pasolini torna sulla scena a cercare di parlare ancora di noi. Il Pasolini cattolico oggi sarebbe un credente senza fede, un’anima inquieta di fronte al “delitto” clericale sulla pedofilia; così come il Pasolini che in qualche maniera sentiamo più nostro, non si riconoscerebbe in questa esacerbata frammentazione di movimenti, di singoli, che hanno preso a prestito le altrui passate battaglie per camparci di rendita.

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