Il Parlamento europeo ha deciso che la Croazia, la Macedonia e la Turchia debbano dimostrare di poter offrire “protezione sincera” alle persone gay, prima di poter entrare nell’Unione europea I tre Stati sono stati criticati per i record negativi verso i diritti Lgbt e gli aggiornamenti dati al Parlamento Europeo: per questo è stato ricordato a loro che le protezioni e le leggi anti discriminazioni non sono negoziabili. Per esempio, la Croazia, nel 2009, era stata criticata per il divieto del Zagreb Pride e per il fallimento dell’aumento di leggi antidiscriminatorie.
In Turchia, il codice penale del Paese sollevava preoccupazioni nel “permettere persecuzione sistematica” di gay, bisessuali e transgender, mentre alla Macedonia c’erano dubbi sulla discriminazione verso l’orientamento sessuale e identità di genere. Per questo motivo, Ulrike Lunacek, vice presidente del Parlamento Europeo per i diritti Lgbt, ha dichiarato:
“Sono felice che i nostri rapporti ed emendamenti in merito ai diritti Lgbt della Macedonia e della Croazia siano stati presi in considerazione dal Parlamento europeo. Abbiamo riaffermato le basi contro la discriminazione e preteso che vengano applicate dai paesi candidati all’ingresso”
Fonte | Lgbt-ep

Sabato 30 e domenica 31 gennaio si terrà a Firenze il III Congresso Nazionale dell’Associazione Radicale Certi Diritti. In questi anni di laborioso lavoro a favore delle coppie di fatto e degli amori omosessuali non riconosciuti dal nostro ordinamento giuridico, l’Associazione guidata da Sergio Rovasio, segretario, e dal presidente Clara Comelli, è riuscita a essere una spina nel fianco contro molte forme di discriminazione; contro coloro che hanno satrapizzato la vita, i diritti civili e la libertà dei cittadini omosessuali. Un magnifico lavoro, spesso accompagnato dall’aiuto efficace dei fondatori e dei militanti della Rete Lenford.
Sarà per questo un appuntamento molto importante per fare il punto sulle iniziative svolte e il tanto lavoro che vedrà ancora impegnati gli amici di Certi Diritti. La matrimonialità o il riconoscimento legislativo delle coppie di fatto omosessuali in Italia è un tema vivo, presente, eppure ignorato dalla politica e ostacolato dalle gerarchie ecclesiastiche. Restiamo in Europa il bieco silenzio della laicità e dei diritti negati alle minoranze sessuali: una vergogna spesso richiamata e mai ascoltata dal Parlamento Europeo.
I lavori della terza assise nazionale di “Certi Diritti” si apriranno sabato mattina con la presentazione, a cura di Giacomo Cellottini del libroAmore civile, dal Diritto della tradizione al Diritto della Ragione (MIMESIS - Quaderni Loris Fortuna). Il volume è frutto di quasi due anni di lavoro dei parlamentari radicali e di Certi Diritti sulla proposta di riforma del Diritto di famiglia.
Continua a leggere: L'Associazione "Certi Diritti" a Congresso

Probabilmente nessuno ha avvisato l’attuale segretario Pd, Dario Franceschini, che a interrogare le organizzazioni glbtq italiane, su cosa vertono le battaglie per i diritti alle famiglie di fatto, la risposta corale sarebbe: matrimonio, o se proprio non si vuole una lacerazione e una guerra santa che probabilmente scatenerebbe il Vaticano, un Pacs alla francese, forse andrebbe bene. Certo, la nostra comunità non è cieca e neppure dimentica di quanto la politica in questi anni è stata assente sui diritti civili; un governo di centrosinistra che dava speranze alla fine ha abdicato di fronte ai Mastella e alle Binetti.
In una intervista rilasciata al portale GAYin.tv, Franceschini, parlando di diritti e famiglie di fatto, ha detto: “Io sono assolutamente favorevole al riconoscimento dei diritti alle coppie conviventi. E’ una questione di civiltà, che non va in nessun modo in contrasto con le famiglie fondate sul matrimonio. Noi avevamo tentato con i dico e credo dovremmo riprendere questo percorso, anche stando all’opposizione“.
Di tentare una legge che ci avrebbe riportati tra i paesi civili d’Europa, il centrosinistra fece due tentativi, andati a male. Il progetto, come tutti sanno, fallì miseramente. Sui DiCo, l’Italia si spaccò in due e in tanti assistemmo da parte della Chiesa e di uomini politici in quota vaticano, ad un parossismo di intolleranza e beceri attacchi alle coppie di fatto. Ci fecero pure un Family Day dove i presentarono, novelli farisei, politici divorziati, fedifraghi e quant’altro.
Continua a leggere: Famiglie. Franceschini crede ancora ai DiCo

Marco Cappato e con lui la fronda Radicale che negli anni passati hanno operato al Parlamento Europeo, in questa nuova legislatura hanno abbandonato gli scranni di Bruxelles perché non sono riusciti a raccogliere intorno a loro e alla loro politica, un consenso del 4 per cento elettorale che li avrebbe salvati dall’estromissione. Credo sia un peccato, perché Cappato, come il grande ed encomiabile lavoro svolto negli anni da Ottavio Marzocchi ci restituiva un po’ di quella sicurezza perduta in patria sui diritti glbt. Come Radicali, si sono spesi generosamente perché in Europa si abbattesse ogni forma di omofobia, di sopruso spesso veicolato da alcuni governi come è capitato in Polonia e Russia, contro le persone glbt. Fecero abbassare la cresta a Buttiglione che sognava di diventare commissario europeo.
Ora, questo Parlamento UE si è spostato più a destra, assorbendo tutto le nuove paure verso i nuovi migranti, col rischio che anche nuove libertà glbt vengano eluse e lasciate a dimenticare nei paesi dove l’omosessualità è ancora mal vista; dove i governi ragionano con la religione dimenticando la laicità e il laicismo.
Ora le Istituzioni europee, hanno rese pubbliche alcune delle interrogazioni che ci riguardano, che Cappato, insieme a Michael Cashman e altri, hanno depositato su richiesta di Certi Diritti, prima della fine della passata legislatura. Riguardano l’omosessualità punita in Egitto, Bahrein e Marocco; iniziative comunitarie contro la pena di morte in Iraq e le persecuzioni delle persone glbt; donazione di sangue da parte degli omosessuali.
Continua a leggere: Gli ultimi fuochi di libertà glbt Radicali al Parlamento Europeo
In 160 hanno firmato una proposta di reciproco riconoscimento a livello europeo delle unioni contratte fra persone dello stesso sesso nei paesi in cui alle persone omosessuali è permesso di unirsi civilmente o di sposarsi.
Era la proposta al parlamento europeo dei Liberal Democratici inglesi che ha però ottenuto un numero di consensi troppo basso per passare allo step successivo: l’adozione della proposta da parte del parlamento in qualità di risoluzione, il passaggio alla commissione e, successivamente, ai rispettivi governi degli stati membri.
La proposta, conclusasi in un nulla di fatto, proponeva una maggior fluidità nel riconoscimento delle coppie gay sposate o unite civilmente con diverse formule fra stati che hanno approvato o in cui fosse in discussione una legislazione in merito e non avrebbe riguardato dunque paesi come l’Italia, in qui il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali continua a rimanere un miraggio.
Pretesto perfetto per proporre il tema in sede europea era sembrato essere il Rapporto sulla situazione dei Diritti Fondamentali nell’Unione Europea, presentato a scorsa settimana, che sollecitava proprio gli stati già disposti di adeguata legislazione in merito a confrontarsi per trovare fronte di dialogo e confronto e proporre delle linee guida per garantire anche alle coppie omosessuali il diritto di libera circolazione all’interno degli stati dell’Unione senza che vengano loro negati i propri diritti esattamente come avviene a qualsiasi coppia eterosessuale unita in matrimonio.
Continua a leggere: Europarlamento: in 160 per il riconoscimento delle unioni gay

Grande maggioranza ieri per una risoluzione del Parlamento Europeo di Strasburgo che tutela il diritto delle donne all’aborto.
Significativa, inoltre, soprattutto per le conseguenze in termini di prevenzione e lotta all’aids e alle altre malattie a trasmissione sessuale, la presa di posizione dell’Europarlamento sui contraccettivi: Strasburgo infatti deplora “il divieto di usare contraccettivi” che da sempre è uno dei principali cavalli di battaglia della Chiesa in materia di sesso, con le tragiche e ben note conseguenze in termini di diffusione dell’hiv nei paesi del Terzo Mondo.
Tempestiva e prevedibile la replica della Conferenza Episcopale Italiana: “i grandi valori della vita e della dignità umana” non stanno a cuore ai parlamentari europei, secondo i vescovi.
Continua a leggere: Profilattici: il Vaticano contro Strasburgo
Ci sono tante domande sulla nascita del Partito Democratico che non trovano risposta. Non perché nessuno non tenti di darne, ma perché risposte logiche ed esaurienti non ce sono. Restano dubbi, critiche, perplessità, tristi certezze, poggiati a squallide dichiarazioni.
Se anche voi, come noi, non vi capacitate di dove sia andata a finire la sinistra italiana, stasera alle 19 c’è un’occasione per guardare questa nuova sinistra dritta negli occhi e porre domande dirette. Se prima vi abbiamo parlato del culo di Luca Zingaretti (che piace tanto ai gay), ora passiamo al fratello (che si dedica altrettanto alla comunità). L’argomento dell’incontro infatti è l’interrogazione parlamentare che Nicola Zingaretti ha presentato (ma quanto si danno da fare questi due fratelli), con il Presidente dell’Intergruppo per i diritti LGBT Michael Cashman, al Parlamento Europeo per chiedere che venga garantita la piena trasposizione della Direttiva 2004/38 sul ricongiungimento familiare. Il testo della direttiva stabilisce che il ricongiungimento debba essere riconosciuto anche alle coppie di fatto e risponde all’esigenza dei
tanti casi di coppie di italiani lesbiche e gay che contraggono Unioni Civili con partner stranieri, che purtroppo in Italia non sono garantite neanche del permesso di soggiorno per il proprio partner. Come la coppia di ragazzi Italo-Zelandese a cui, di recente, dopo aver utilizzato la legge per le unioni civili in Nuova Zelanda, una volta trasferita in Italia, è stato negato il permesso di soggiorno al partner straniero.
Nicola Zingaretti risponderà a gay e lesbiche, a domande sul Partito Democratico. Dove? Al Teatro Belli, in Piazza di Sant’Apollonia 11/a, a Trastevere. Moderatrice: Lucia Annunziata. Un’occasione succulenta per chi ha domande e crede che esista ancora una risposta soddisfacente. Inutile continuare a lamentarsi, senza agire.
Continua a leggere: Nicola Zingaretti incontra la comunità gay romana