Tutti gli articoli con tag paolo patanè

Lettera aperta a Paolo Patané che difende la coppia gay di Viareggio

pubblicato da giovanni molaschi in: In Pride we trust Omofobia

Quanto successo a Viareggio, dove due ragazzi hanno sostenuto (prima di essere smentiti da un video) di essere stati vittime di un carabiniere omofobo, è stato commentato da Paolo Patanè.

Scrive il Presidente di Arcigay su gay.it:

“Nelle ultime ore la vicenda dei due ragazzi gay che a Viareggio hanno segnalato di aver subito un comportamento discriminatorio da parte di un militare dell’Arma che gli aveva chiesto di lasciare i locali di un bar cittadino, a causa dei loro atteggiamenti affettuosi, ha assunto toni e contorni che rischiano di far saltare la giusta percezione delle cose, ma soprattutto di smarrire il significato esemplare della vicenda.

Non si può però accettare che i due, da vittime di un gesto comunque brutto ed ingiusto, debbano passare dalla parte del torto. Io credo che la vicenda non possa avere un senso nel voler a tutti i costi inseguire la logica di chi cerca colpevoli o innocenti. La vicenda è chiara e non sono le sfumature che la cambiano, perché è inammissibile impedire alle persone di manifestare la propria identità entro i limiti del buon gusto e della liceità. Punto”.

Caro Paolo,
rimandare la responsabilità alle forze dell’ordine, come ha fatto lei in altri passaggi del suo intervento, credo che danneggi la comunità omosessuale italiana (che anche lei rappresenta in qualità di Presidente di Arcigay) tanto quanto il tentativo dei due ragazzi di verificare se attorno a sé ci fossero delle persone omofobe.

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Nasce OSCAD, l'Osservatorio per combattere l'omofobia

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Omofobia

Ai primi di giugno di quest’anno, dopo le aggressioni omofobe a Milano e nella capitale, GayLib e Arcigay, avevano chiesto un incontro urgente con il capo della Polizia, Antonio Manganelli. L’emergenza omofobia lo imponeva. Il dottor Manganelli ha ricevuto le due organizzazioni omosessuali dichiarando piena collaborazione da parte della polizia contro la violenza verso le persone omosessuali. In quella occasione, sia Enrico Oliari, presidente di GayLib che Paolo Patanè, presidente di Arcigay si dichiararono soddisfatti di quell’incontro, dichiarando che le forze di polizia sono una risorsa per tutta la comunità gay italiana.

Da quell’incontro è nato l’OSCAD, l’Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori, voluto e istituito proprio dal dottor Manganelli. Una sinergia che da oggi vedrà le associazioni lgbtq e le forze di polizia unite per contrastare ogni atto di violenta discriminazione; che, ci auguriamo darà coraggio ai tanti che non denunciano, per paura di altra persecuzione e violenza.

Siamo molto soddisfatti per la celerità con cui il progetto si sta realizzando - spiega Enrico Oliari -, poiché, purtroppo, continuano gli atti di violenza nei confronti delle persone omosessuali. Il prossimo passaggio, dopo l’estate, sarà quello di organizzare un incontro con i vertici delle Forze dell’Ordine e le principali associazioni gay e trans, poiché, a nostro avviso, è necessario interagire in modo da far percepire alla comunità omosessuale e transessuale la Polizia come una risorsa, come un’istituzione ‘amica’.

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Perché Panorama ha sbagliato sull’inchiesta dei preti gay?

pubblicato da giovanni molaschi in: Omofobia Edicola Cronaca

In queste ore tutti, o quasi, i siti a tematica GLBTQ si sono occupati dell’inchiesta di Panorama riguardante i sacerdoti che sono soliti frequentare discoteche gay. Per queerblog.it si è occupato dell’inchiesta Desperate Gay Guy a questo link.

Al di là di come ognuno possa giudicare i sacerdoti coinvolti nell’inchiesta credo sia opportuno, a 48 ore dalla pubblicazione delle anticipazioni, spiegare perché il settimanale della Mondadori ha sbagliato anteponendo il clamore, che puntualmente è scoppiato, alla sostanza.

Per sbugiardare il lavoro della redazione di Giorgio Mulè (ex direttore di “Studio Aperto”) sarebbe sufficiente, come giustamente ha osservato Franco Grillini, ricordare pubblicamente i casi analoghi che nel corso degli anni sono scoppiati.

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Gay Pride 2010: Alla luce del sole

pubblicato da Robo in: In Pride we trust

Napoli Pride by Queerblog

A partire dal grave episodio di intolleranza con il quale si è aperto il Napoli Pride 2010, vi abbiamo fornite alcune sommarie info su come si svolgeva la giornata dell’orgoglio lgbtqqi nel capoluogo campano.

Non appena possibile i collaboratori di Queerblog che sono a sfilare ci racconteranno come è andata.

Update ore 19,13
Aelred ci fa sapere che il corteo è arrivato in piazza. Cominciano a cadere gocce di pioggia il concerto va e un po’ di gente sfolla via mentre altri incuranti della pioggia restano in piazza e applaudono il sindaco Iervolino per aver sostenuto il Pride e supportato l’organizzazione.

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Aspettando il Pride bisogna cambiare bandiera?

pubblicato da giovanni molaschi in: In Pride we trust


Ad una settimana dal Pride milanese, in attesa di quello napoletano, mi piacerebbe capire con voi la vostra idea di bandiera. In risposta al post scritto proponendovi le considerazioni di utente di 02blog.it, che legittimamente si chiedeva come un aggressore omofobo fosse a conoscenza dell’orientamento sessuale della propria vittima, alcuni utenti mi hanno fatto presente che i gay picchiati sovente indossavano una spilla riconducibile ad Arcigay.

Erano, per tanto, riconoscibili come lo sono spesso i partecipanti dei Pride benedetto dall’associazione oggi di responsabilità di Paolo Patanè. Cambiano le persone ma non la scenografia all’interno della quale si muovono.

Lecito a questo punto chiedersi se i mancati passi in avanti fatti nel nostro paese, a causa anche delle associazioni, altro non siano che una buona motivazione per cambiare bandiera. Quelle finora sventolate hanno, nei migliori dei casi, garantito alle persone un pagina delle gallery che Repubblica è solita realizzare per raccontare i colori di una comunità.

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Motivazioni della Consulta sui matrimoni gay: intervenga il Parlamento o lo faremo noi. Ecco il testo integrale!

pubblicato da mario cirrito in: Nozze e dintorni Famiglie

Motivazioni della Consulta sui matrimoni gay: intervenga il Parlamento o lo faremo noi. Ecco il testo integrale!

Passati i commenti, è arrivata la motivazione della Corte Costituzionale. Pare avessero ragione avvocati e professori di diritto, quelli della Rete Lenford, del Comitato “Sì, lo voglio” e tutti gli altri; meno i saccenti politici che in queste ore hanno cantato vittoria senza saggezza e senza attendere le motivazioni della Consulta. Peggio per loro. Prendetevi un po’ di tempo; leggetela bene e vedrete che non tutto è andato perso; che ci sono speranze vive che somigliano a certezze. Probabilmente la Corte ci invita ad ulteriori passaggi; probabilmente siamo noi ora i veri protagonisti, sta a noi agire come ha suggerito ieri Sergio Rovasio e Paolo Patanè: si sveglino cento, mille coppie di fatto e agiscano. La Corte ha detto diversamente da un no definitivo, proprio come affermano Marilisa D’Amico, Ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Statale di Milano e l’Avvocato Massimo Clara: “Questa è una prima tappa in cui la Corte indica la strada costituzionale per il riconoscimento della piena uguaglianza fra coppie omosessuali ed eterosessuali e se il Parlamento non intervenisse sarebbe evidente il vulnus costituzionale per il riconoscimento delle unioni tra coppie gay”. Di seguito sintesi dei tre punti rilevanti favorevoli alle coppie gay, venute fuori dalla motivazione:

  • 1) riconoscimento che l’unione omosessuale, come stabile convivenza, è una formazione sociale degna di garanzia costituzionale perché espressione del diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia.
  • 2) neppure il concetto di matrimonio è cristallizzato dall’Art. 29 della Costituzione e quindi non è precluso alla legge disciplinare il matrimonio tra gay, anche se restano possibili per il legislatore soluzioni diverse.
  • 3) il legislatore deve intervenire e se non interviene la Corte potrà intervenire per ipotesi particolari, in cui sia necessario costituzionalmente un trattamento omogeneo tra la coppia coniugata e la coppia omosessuale.

Buona lettura e grazie a voi tutti per queste ore in cui ci avete seguito con affetto e discusso con noi, grazie ai vostri commenti.

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Se il Vaticano confonde la pedofilia dei suoi preti con l'omosessualità

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Vaticanerie Omofobia Mondo

Se il Vaticano confonde la pedofilia dei suoi preti con l'omosessualità

Qualcuno dovrà fare da capro espiatorio. E se non qualcuno, una intera categoria di persone. Sembra pensarla così il cardinale, segretario di Stato vaticano, monsignor Tarcisio Bertone. La categoria da mettere sotto accusa, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, è quella degli omosessuali, ahinoi, rei di essere così sporcaccioni da infangare l’illibatezza dei minori, magari sotto talari spoglie. L’improbabile e antisociale equazione omosessualità uguale pedofilia, di oscurantista memoria, è tornata in auge per bocca di uno dei maggiori responsabili della gestione politica e religiosa dello Stato del Vaticano. Una facile equazione, quanto terribile e anacronistica. Pensavamo finora ad una Chiesa lontana e dimentica del suo periodo inquisitorio, e invece monsignor Bertone, ricaccia indietro nei secoli, una modernità e una realtà pare mai accettata da loro.

“È stato dimostrato da molti psicologi e psichiatri - dice il segretario di Stato Vaticano - che non c’è legame tra celibato e pedofilia. Abbiamo statistiche dell’Onu e dell’Unicef relative a migliaia di casi riguardanti tutte le categorie e che non parlano solo della Chiesa cattolica, perché - ha aggiunto - è una percentuale minima. È ora di finirla con questi attacchi sempre solo alla Chiesa cattolica. Molti altri studiosi hanno invece dimostrato un legame tra omosessualità e pedofilia”.

Scusi, Eminenza, quali altri studiosi, chi? Faccia i nomi per, quanto meno, dialogare con loro e constatare noi stessi come e dove poter estirpare questa insana equazione. La leggerezza, invece, con cui Ella afferma questo strano binomio, è a dir poco grave e anche pericoloso verso una categoria di persone di cui mi onoro far parte e alle quali mi unisce un forte legame di civiltà e di battaglie sui diritti civili che la sua Chiesa combatte a volte con incomprensibile ferocia.

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Matrimoni gay. La Consulta rinvia a domani mattina. Cronaca di una giornata difficile

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Nozze e dintorni Camp Attack Famiglie


Tutto ha inizio intorno alle 11.00 di questa mattina, quando la Corte Costituzionale ha aperto la seduta pubblica per discutere sull’ammissibilità costituzionale del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Passano pochi minuti e la Corte si ritira in camera di Consiglio; deve decidere sull’ammissibilità dell’intervento delle coppie richiedenti e dell’Associazione Radicale Certi Diritti: in pratica sulla costituzionalità del matrimonio tra persone dello stesso sesso in Italia. Non impiegano molto e dopo circa quindici minuti di camera di Consiglio, la Corte ritiene inammissibile l’intervento. Si inizia a trepidare e qualcuno comincia a temere il peggio. Viene dichiarato inammissibile l’intervento in aula degli avvocati di Certi Diritti e di una coppia di fatto omosessuale.

Nel ricorso all’esame dei giudici si afferma che il divieto viola il principio costituzionale di uguaglianza tra cittadini ed è in contrasto con le norme europee in materia. Ne deriverebbe inoltre una “irragionevole disparità di trattamento” tra omosessuali e transessuali dal momento che a questi ultimi - dopo il cambiamento di sesso - è consentito il matrimonio tra persone del loro stesso sesso originario.

A costituirsi in giudizio per parte della Presidenza del Consiglio, è presente l’avvocatura di Stato che si batte per l’inammissibilità su tutti i fronti. Secondo quanto affermano davanti al giudizio della Consulta: si produrrebbe una “operazione di manipolatura del tessuto normativo” che compete al legislatore.

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Scritte omofobe contro Franco Grillini. Il Movimento si mobilita

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Omofobia


In un clima di campagna elettorale, tra i peggiori che ricordiamo, avvelenato e contumelico, si è consumato l’ennesimo atto di intimidazione omofoba, questa volta ai danni di Franco Grillini, candidato dell’Italia dei Valori nelle regioni di Emilia Romagna e Lombardia. L’esecrando atto è avvenuto in Lombardia dove il camion elettorale del candidato padre di innumerevoli battaglie per i diritti lgbt, è stato preso di mira da elementi che speriamo vengano presto scoperti. Durante la notte scorsa è stato seriamente danneggiato da ignoti uno dei due camion che per le vie di Milano trasporta la vela con il manifesto elettorale del candidato Idv Franco Grillini a Milano e provincia. Sono state tagliate quattro gomme ed è stato danneggiato lo sportello, tanto da impedire l’accesso al mezzo. Sul manifesto elettorale sono comparse le scritte: “frocio di merda vai a lavorare”, “w la figa”.

Un atto ignobile, più denigratorio e insulso perché rivolto ad una persona come Franco che conosciamo per il suo instancabile impegno civile, per le sue passate battaglie in Parlamento a favore delle coppie di fatto e contro ogni discriminazione; per questa sua nuova avventura politica che, se vinta come ci auguriamo, potrà portare nuove ventate di democrazia e di diritti nelle regioni in cui sarà eletto. Non solo volgari, quelle scritte che denunciamo un clima avvelenato, di disperata ignominia per coloro che lo hanno attuato, credendo di rendere più difficoltoso il percorso della campagna elettorale di Grillini, che così risponde agli ignoti omofobi:

“La violenza, l’omofobia e i soprusi sono odiosi sempre, ma lo sono ancora di più quando si cerca di alterare la dialettica democratica. Si tratta di un atto vigliacco e stupido di chi vuole impedire la campagna elettorale su Milano di un candidato fortemente caratterizzato sui temi dei diritti civili e di libertà. Mi sono candidato a Milano nelle liste dell’Idv per combattere lo strapotere clericale del ‘ventennio’ di Formigoni. Non sarà certo una vile intimidazione a fermare una campagna che porta avanti soprattutto ideali di libertà e laicità”.

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Queerblog intervista Maura Chiulli, della Segreteria Nazionale Arcigay

pubblicato da Robo in: Movimento

Queerblog intervista Maura Chiulli, della Segreteria Nazionale Arcigay, con delega alla Scuola, Giovani e Politiche di GenereMaura Chiulli, riminese, fa parte della nuova segreteria nazionale Arcigay e ha la delega alla scuola, ai giovani e alle politiche di genere. Conosciamo Maura come scrittrice – suo il bel romanzo lesbo Piacere Maria – ed è un vero piacere incontrarla in questa nuova veste istituzionale. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Maura in merito al suo incarico, alle sue speranze e ai suoi progetti futuri.

Domanda che potrebbe essere un titolo per un convegno: scuola e omosessualità - che fare/come fare?
Sono davvero onorata di questa grande responsabilità: la Scuola, un’agenzia formativa seconda solo alla famiglia. La formazione e l’educazione alla “diversità”, il lessico, la cultura, il riconoscimento e la comprensione dei generi, degli orientamenti sessuali, questi sono gli obbiettivi e le finalità dei tanti progetti realizzati da Arcigay nelle e per le Scuole, dal mio predecessore (egregio) Marco Coppola e da un gruppo folto di volontari. Proseguire sulla strada dell’informazione e della cultura è irrinunciabile.

A tuo modo di vedere quali sono le principali difficoltà che si incontrano nel presentare nelle scuole la realtà lgbtqqi?
La scuola non è che lo specchio giovane, e in questo senso forse il più pulito, della società nella quale viviamo. In essa si incontrano le culture e pulsioni diverse, sguardi ed età, colori e le lingue: la scuola è diversità, e questo dato intrinseco può solo facilitarci. Informare, parlare, raccontare, formare gli Insegnanti e i Presidi a fornire risposte coerenti e autorevoli ai ragazzi è tutto ciò che stiamo facendo.

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