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Tutti gli articoli con tag paola binetti

Paola Binetti "Rispetto i gay ma una famiglia è solo quando c'è un rapporto stabile uomo e donna ed è sposata"

pubblicato da Desperate Gay Guy

paola binetti adozioni gay

Paola Binetti è tornata a parlare, questa volta dai microfono del programma di Radio2, ‘Un giorno da pecora’. Le viene chiesto se pensa ancora che essere gay sia una devianza. Diplomatica la sua risposta anche se appare evidente la sua totale presa di distanza dalla realtà:

“Rispetto gli omosessuali, ho molti gay e lesbiche tra i miei collaboratori. Ho rispetto per ognuno di loro, per la loro identità, per le loro scelte, e per i loro comportamenti. Ma se mi sta chiedendo se andrò al gay pride, la risposta è: no, non posso andare”

No, nessuno l’ha chiesto Paola, tranquilla. E sulle adozioni da parte di single? La sua idea mi ricorda tanto quella di Nicola Legrottaglie di cui vi abbiamo parlato ieri:

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Riconoscimento delle coppie gay. Idv, di Antonio Di Pietro, contro l'Udc, di Pierferdinando Casini

pubblicato da giovanni molaschi

Silvana Mura è una deputata dell’Italia dei Valori dal 2008, anno in cui è stata eletta in Emilia Romagna. Prima di lavorare con Antonio Di Pietro ha collaborato con Sergio Cofferati. Per l’ex sindaco di Bologna ha fatto l’assessore alle attività produttive.

Nei giorni scorsi Mura ha escluso un’alleanza con l’Udc per consolidare l’opposizione del proprio partito. Secondo l’esponente politico le dichiarazioni rilasciate sul riconoscimento delle coppie di fatto dall’onorevole Binetti, passata all’Udc dopo aver fatto parte del Pd, non sono compatibili con l’Idv:

“Anche alla luce dell’ultima proposta di legge dell’on. Binetti e dell’Udc, che considera l’unica vera famiglia l’unione di un uomo e una donna basata sul matrimonio e orientata alla procreazione, che ha già scatenato l’entusiasmo del ministro Sacconi, ci domandiamo come sia possibile realizzare un’alleanza che molti nel Pd continuano a vagheggiare con l’insistenza degna di uno stalker”. 

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Paola Binetti - Il ritorno: "Niente comunione ai gay peccatori come Vendola!"

pubblicato da Desperate Gay Guy

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L’altro giorno l’avevo nominata nel discorso sull’omofobia ed ecco che appare, tornando a criticare e giudicare. Peggio di ripetere Candyman 3 volte allo specchio… Di chi sto parlando? Ma di lei, di Paola Binetti che è stata intervistata da Klaus Davi. Appoggia il vescovo di Otranto per non voler dare la comunione al Presidente della Puglia. Ma come aveva detto l’uomo?

Nichi Vendola ostenta la sua condizione perversa e malata di omosessuale praticante”

Tralasciando il fatto che se fossi Nichi Vendola, per ringraziare, avrei già progettato un Bingo al posto della sede del Vescovo, a quel punto è intervenuta Paola Binetti, a cui si sono illuminati gli occhi di fronte a questa presa di posizione di cui era all’oscuro:

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Vittorio Feltri: "Su gay ed eutanasia più avanti di Fini"

pubblicato da mario cirrito

Vittorio Feltri: "Su gay ed eutanasia più avanti di Fini"

Quando si fanno le guerre occorre tatticismo oltre che armi da esplodere contro i nemici o presunti tali. Ci sono uomini che praticano il primo e altri le seconde. Il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, sa usare, allenato da anni, l’uno e l’altre con impareggiabile arguzia e furbizia. E professionalità. Se c’è da liquidare un potere scomodo al potere, sa come scatenare le sue truppe di penna, riesce dove ad altri il passo è sbarrato, off limits. La sua ultima pedina da eliminare dallo scacchiere è il presidente della Camera, Gianfranco Fini che, attraverso il cognato, è reo di una non specifica operazione acquisto casa a Montecarlo. E siccome la guerra la si fa su fronti diversi, oggi in un editoriale attacca Fini e i suoi accoliti persino sulle unioni omosessuali e il testamento biologico.

“Sono favorevole - dice il direttore Feltri - a che le coppie gay abbiano gli stessi diritti delle altre unioni, anche se sul matrimonio ammetto di avere dei dubbi. Io sono coerente, ma non non so se la storia dei finiani è coerente con quello che dicono oggi. Io, per dire, non mi sognerei mai di sostenere che un maestro gay debba essere allontanato dalla scuola solo perché è gay, come diceva Fini…”

Sperando che al direttore passino i dubbi sull’istituto matrimoniale per le coppie dello steso sesso, magari guardando più ampiamente al resto dell’Europa, piace questa sua nuova posizione sui diritti civili gay. Un po’ substrata, tirata fuori per contrastare l’ipotetico nemico, ma poi sapendo come è messo il Movimento lgbtq nostrano, anche quella di Feltri potrebbe far mugolare di piacere. Più pragmaticamente, visto l’allenamento, Il Giornale potrebbe continuare a “marchiare” il terreno dei diritti gay, lesbiche e transessuali, e non farla morire lì, solo per far capire a Fini e fianiani che: “Io so’ mmeglio e te”, per dirla alla partenopea.

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Giuseppe Civati a Queerblog: “Il Pd è contro gli omofobi” (come il sindaco di Spresiano)

pubblicato da giovanni molaschi


Al termine della scorsa settimana, quando ancora Riccardo Missiato non aveva rettificato la propria posizione sulla comunità omosessuale, abbiamo raggiunto al telefono Giuseppe Civati che insieme a Paola Concia e Ivan Scalfarotto ha sostenuto la candidatura di Ignazio Marino alla segreteria del Partito Democratico.

Abbiamo deciso di commentare con Giuseppe Civati quanto è accaduto in Veneto per capire se il Partito Democratico, di cui fa parte, ha (come sostenuto in più occasioni da diversi utenti della community) deciso di escludere dal proprio programma politico la tutela del proprio elettorato non eterosessuale.

Il questo periodo dell’anno, nel 2009, sostenevi la candidatura di Ignazio Marino alla segreteria del Partito Democratico. Marino è stato l’ultimo, tra i grandi leader del Pd, a parlare di tutela delle persone omosessuali e delle coppie di fatto. Il tuo partito, nel frattempo, si è dimenticato queste tematiche?
No, non le ha dimenticate ma forse non ha scelto di fare la cosa più importante che era di assumere queste tematiche come integranti di una proposta politica contemporanea che sa sa affrontare la società in cui viviamo. Mi pare che il paese, nel frattempo, anche alla luce di episodi molto gravi abbia fatto un passo indietro. Forse, a maggior ragione, ci vorrebbe un impegno più vistoso del Partito Democratico su questi argomenti cominciando da una visione condivisa sulle coppie di fatto che rientrava nella proposta di Ignazio Marino.

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Torna Paola Binetti: definire l'omosessualità un grave peccato non significa discriminare

pubblicato da Robo

Torna Paola Binetti: definire l'omosessualità un grave peccato non significa discriminare

Dopo aver lasciato il PD, dopo essersi presentata alle elezioni regionali con l’UDC correndo come presidente dell’Umbria (dove ha racimolato poco più del 5%), Paola Binetti torna a parlare dei gay (ormai è un chiodo fisso per tutti!). Commentando il fatto che sia stata chiesa la chiusura del ben noto sito Pontifex, la Binetti sostiene che non bisogna lasciarsi intimidire e procedere per la retta via. Considerato, poi, che, a quanto pare, la richiesta di chiusura del sito Pontifex sia arrivata da qualche non ben precisato gruppo gay, l’ex PD afferma:

“Vi è una componente di omosessuali – che in verità nel tempo hanno subito ingiuste repressioni – che vanno al di qua del lecito, con una certe intolleranza, proprio la stessa cosa che rimproverano agli altri. Ora bisogna ricordare che la discriminazione è una cosa, la critica ben altra, anche se aspra. Valutare in modo negativo la omosessualità sul piano ideologico o teologico definendola, se praticata, un grave peccato non significa discriminare. Questa opera si attua quando non si ammette un gay al lavoro o cariche pubbliche, ma non è il caso che ci riguarda”.

Dunque, se ho ben capito, noi siamo i cattivi che dobbiamo ammettere il nostro grave peccato, fare ritorno all’ovile ecclesiastico (magari pure con un cilicio, tanto che ci siamo) e supplicare dinanzi alla porta della chiesa di essere un pochino considerati. Solo così potremo salvarci. Che modo triste di vivere!

Foto | PoliticadeMente

Per Bossi è il premier a salvare l'Italia dai matrimoni gay. Anche il Pd tiepido sulla Consulta

pubblicato da mario cirrito


Che la politica gongolasse, anche sulle sentenze non emesse, ci era nuovo. Le miti dichiarazioni di speranza di alcuni per il rinvio sulla decisione della Consulta, sono diventate gocce in un oceano politico dove destra e sinistra ci si sono fiondate a navigare in rotta verso le elezioni regionali e comunali di un tre quarti di Paese. Ci stiamo abituando, o tentano di farci abituare, alle regole mai scritte, spesso improponibili e inattuabili. La magistratura, i poteri istituzionali dello Stato, qualche volta persino il Presidente della Repubblica, vanno bene, sono bravi, ma se assecondano il potere esecutivo. Altrimenti….

Un politico di successo e di bravura come il leader del carroccio, Umberto Bossi, pare oramai aver raggiunto l’apice di sacralizzazione verso il leader del Pdl, attuale primo ministro. Avendo egli l’incontrastata egemonia nel suo partito, dove non si muove foglia che Bossi non voglia, ora intende portare agli onori della Repubblica il premier, suo alleato, ex nemico, oggi “il migliore tra noi”.

Così, durante una intervista rilasciata a Sky Tg24, il ministro padano, nonostante sapesse il rinvio della Consulta sulle nozze tra persone dello stesso sesso, nonostante il rispetto che quel rinvio necessita, si immerge in un elogio fantasioso e fantastico sul premier:

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"Non si può dare del gay a un altro". Le reazioni del mondo lgbtq alla sentenza della Cassazione.

pubblicato da mario cirrito


Il coro del mondo lgbt italiano è unanime (o quasi): la sentenza della Corte di Cassazione emessa ieri è un passo importante e una vittoria non solo per colui che si era rivolto ai tribunali, ma per tutto il movimento e per le sue battaglie. Probabilmente pesa molto l’attesa del 23 marzo, quando un’altra sentenza, importantissima, dovrà essere emessa sui ricorsi di alcune coppie omosessuali che si son viste negare il diritto a celebrare pubblicamente la loro unione. L’attesa per questa nuova sentenza è molta, fuori e dentro la comunità lgbt italiana, perché da lì, dicono in tanti, può partire una nuova primavera dei diritti o l’arresto e la disillusione che in Italia non c’è spazio per le coppie di fatto omosessuali. E si dovranno trovare nuove strategie politiche e giuridiche.

Intanto quel che è accaduto ieri ha svegliato, in qualche modo, i mass media che, in casi come questi, ci si fiondano come api al miele. Il Corriere della Sera, ad esempio, ha intervistato un uomo di alta dignità come Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela e ora eurodeputato del Pd. Crocetta è sempre stato un uomo che ha difeso e protetto la sua omosessualità, così come ha difeso e protetto la sua politica dagli sgherrami della mafia che lo voleva e lo vuole eliminato dalla terra. Del perché, hanno fatto bene i giudici, si dice assolutamente d’accordo:

“Assolutamente. Ma non solo per una generica difesa degli omosessuali come categoria a diverso orientamento sessuale. Per una questione di rispetto dell’individuo. Io posso essere gay e dirlo a tutti, come ho fatto io, ma posso esserlo e non volerlo dire a nessuno, condurre una vita dignitosa senza sbandierarlo ai quattro venti […] Anche se viene scritto in una lettera privata e si fa riferimento a episodi del passato di una persona si manca di rispetto. È la mia vita privata, siamo nella sfera della privacy. Qui è chiara la volontà dispregiativa. Perché devo essere definito gay se non voglio?”.

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Paola Binetti, antigay cattolica per eccellenza, lascia il Pd

pubblicato da Desperate Gay Guy

Paola Binetti, antigay cattolica per eccellenza, lascia il Pd

Paola Binetti al Pd era diventata, ultimamente, molto scomoda. Aveva osteggiato fortemente un’eventuale apertura verso il popolo Lgbt, nonché minacciato di andarsene di fronte all’eventuale candidatura di Emma Bonino a presidente della regione Lazio. E anche il nostro Mario Cirrito, durante la diretta dell’incontro Arcigay a Perugia, aveva sottolineato la presenza “ingombrante” della Binetti, all’interno del partito. Ed ecco la recente notizia: lei ha abbandonato il Pd. Bersani commenta così l’annuncio:

“So che a qualcuno potrà sembrare strano, ma lo dico sinceramente: l’allontanamento dell’onorevole Binetti è quello che mi dispiace di più. Non posso, ovviamente, condividere le sue motivazioni, in particolare a proposito della candidatura di Emma Bonino.”

Ma del resto, già oggi la Binetti aveva dichiarato che il Pd è fallito e ha accusato Bersani di non essere mai stato a capo della sintesi coi cattolici. E ha concluso, con un’accusa ben precisa e mirata (la solita, del resto):

“Io volevo restarci, nel Pd. Ma vista l’insistita e menzognera tendenza a dimostrare che tra la cultura cattolica e quella radicale non ci sono differenze, restare non ha più senso”

Foto | Panorama

Pierluigi Bersani interviene al Congresso Nazionale dell'Arcigay

pubblicato da mario cirrito

Pierluigi Bersani parla al Congresso dell'Arcigay di Perugia
Sembra un miracolo, ma quando intorno alle 11.00 si palesa all’ingresso del Palazzo della Camera di Commercio di Perugia, il segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani, la nebbia che aveva avvolta la dolce città si dirada per lasciare spazio ad un sole che scalda e mette di buon umore. Il solito capannello di telecamere ci impedisce una visione di quel che sta accadendo; origliamo e si parla della vicenda Bertolaso senza che qualcuno recepisca di trovarsi al Congresso nazionale Arcigay. Ma così è!

Bersani poi entra nella sala gremita dai delegati e attende in prima fila di prendere la parola, mentre ai piani superiori alcune commissioni che si stanno occupando da stanotte di questioni organizzative che riguardano lo Statuto Arcigay, sono agli sgoccioli del loro esausto lavoro.

“Quello che oggi vengo a proporre al vostro Congresso è la ripresa di un dialogo tra noi e voi; un certo ragionamento in un tempo difficile e controverso. Quando si muove un’idea di uguaglianza, di uguale libertà e dignità; quando le ingiustizie riescono a riprendere un po’ di voce, allora si apre uno spazio ideale, culturale e politico per l’avanzamento dei diritti. Probabilmente questo avviene in reciprocità; a volte ci sono dei risvegli sul piano culturale, civile, che aprono orizzonti nei quali ci si trova meglio ad operare e agire. Io credo che un grande partito come il mio deve, comunque, mettere il piede su queste questioni a partire dai grandi temi dei diritti civili ai temi della giustizia sociale, tenendo sempre presente che il concetto di uguaglianza sia un concetto irrinunciabile e indivisibile che attiene all’uguale libertà, dignità, eguaglianza per tutti. Se non c’è, se non gira questo concetto di uguaglianza o se in giro ne esiste poco, allora bisogna farlo risorgere e, lo dico prima di tutto a me, bisogna predicarlo di nuovo”.

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