Grande accoglienza da parte del pubblico al Festival del cinema “Berlinale“, per The Kids are all right (I ragazzi stanno bene) di Lisa Cholodenko. Il film, che sarà distribuito in Italia dalla Lucky Red, è stato accolto dal pubblico di Berlino con grande ammirazione per la storia raccontata, nonostante le difficoltà iniziali a trovare soldi per realizzarlo. Non è di tutti i giorni un film su due madri; e i produttori si erano dileguati spaventati.
Interpretato da Annette Bening e Julianne Moore, The kids are all right, racconta una famiglia di due donne con figli. Tutto bene finché i figli vogliono sapere del padre. Si rivolgono alla banca dello sperma e ottengono le informazioni che cercavano. Il tizio, un tale Paul, già a 19 anni si divertiva “a donare lo sperma piuttosto che il sangue”. Finisce però che Jules fa sesso con Paul e quando Nic se ne accorge, fa uscire Paul dalla loro vita.
Facile trovare vari risvolti alla vicenda, ma a quanto pare la sala ha gradito, con divertissement, l’idea che l’uomo fosse destinato ad essere un semplice donatore di sperma. Null’altro!
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In questi giorni si è tenuto a Roma un incontro del Pontificio Consiglio per la Famiglia sul tema I diritti dell’infanzia. Al termine dell’incontro il cardinal Ennio Antonelli – che è il presidente dell’organismo vaticano – ha presentato alcune annotazioni. E potevano mancare riferimenti all’omosessualità? Certo che no!
Il porporato affronta il discorso alla larga: il bambino ha diritto ad una famiglia che è composta da un padre e una madre – anzi specifica che devono essere di sesso diverso – e in caso di adozione il diritto del bambino è quello di essere adottato da una famiglia composta da un uomo e una donna uniti in matrimonio, perché “altro è essere padre e madre e altro è fare da padre e da madre; altro ancora è svolgere qualche funzione genitoriale”.
Riscaldati quindi i motori, Antonelli snocciola il suo rosario contro gli omosessuali, citandoli direttamente o indirettamente. In tredici punti espone il suo punto di vista, affermando, bontà sua, che, comunque, i gay devono essere rispettati “nella loro dignità e nei diritti umani fondamentali”. Se siete ansiosi di leggere questi punti, li trovate dopo il salto.
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Che le famiglie omoparentali abbiano dei figli lo si sa da tempo. E in molti paesi la legislazione o la giustizia intervengono per non lasciare apolidi di diritti quelle creature e i loro “genitori”. Formano una famiglia nonostante le tante sture che si sentono nel nostro Stato e molti sono figli di precedenti matrimoni formati da coppie di sesso diverso.
Ora, a Colonia, in Germania, una donna transessuale si è vista riconosciuta il suo status di padre. Anche dopo l’intervento che le trasforma in “donne”, i transessuali possono essere ritenuti “padri” per la legge. Lo ha deciso oggi la Corte d’appello di Colonia, nell’ovest della Germania. Tutto è stato possibile grazie al fatto che la transessuale aveva precedentemente fatto congelare il suo seme. Nei mesi scorsi la sua ex compagna era ricorsa alla fecondazione assistita facendosi impiantare il seme del suo compagno.
Poi all’anagrafe si erano registrati come coppia di fatto e d lì è scattato il riconoscimento della paternità. Ma qualche dubbio è venuto all’ufficio anagrafico, vedendo che la transessuale era a tutti gli effetti un donna e la questione è passata ai giudici. Ora la sentenza della Corte che ha riconosciuto la paternità della transessuale. “Il rapporto con i figli - hanno detto i giudici - dovrebbe rimanere intatto nonostante il cambio di sesso. E questo vale anche dopo il cambio di sesso. Conoscere la propria origine è di particolare importanza per i bambini”. Una ottima sentenza che aprirà forse altri casi del genere e credo farà discutere molto anche da noi.
Foto | nicoletta_bi
Steven Vanackere (in foto), ministro belga della funzione pubblica, ha siglato un accordo con i sindacati per garantire alle lavoratrici lesbiche la cui compagna è incinta un permesso di paternità. Il decreto entrerà in vigore all’inizio del 2010 e riguarderà prima le dipendenti statali e poi sarà esteso anche alle lavoratrici private. Yves Dario, del Centro per le pari opportunità e la lotta contro il razzismo, ha così commentato:
“L’accordo riguarda le impiegate dell’amministrazione pubblica federale. Le funzionarie della comunità fiamminga hanno già diritto a questo congedo, ma non quelle della comunità francese. È senza dubbio un progresso. Ma quello che vogliamo è che tutte le donne lesbiche impegnate in un progetto genitoriale comune si vedano riconosciuto questo diritto, comprese le lavoratrici private. I sindacati sono favorevoli e i padroni non si sono opposti: alcuni hanno già accordato autonomamente i tre giorni di congedo che le imprese si assumono per i dipendenti”
Pura fantascienza per noi italiani.
Foto | Steven Vanackere
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A leggere i quotidiani ieri, si capiva quasi subito che la candidatura a “Mister Pesc” per Massimo D’Alema, era naufragata quasi subito dopo essere stata proposta dal nostro premier ai Paesi membri UE. Poca convinzione in Europa sull’italiano, e forse anche poco appoggio da chi quella candidatura l’aveva proposta. Marco Travaglio, sul suo editoriale di ieri su Il Fatto Quotidiano, scriveva: “Si consuma così l’ennesimo trionfo politico di Max che – fra la Bicamerale, il minigoverno con Cossiga & Mastella, le poltrone sfumate di presidente della Camera e della Repubblica – ha collezionato più fiaschi di una cantina sociale”. Anche il PSE, alla fine si è schierato per Lady Ashton, e ciao ciao bell’Italia!
Pochi conoscono la laburista inglese diventata nuovo Ministro degli Esteri europeo; così come pochi sanno dell’ornitologo poeta, Herman Van Rompuy, cattolico, eletto presidente stabile del Consiglio europeo. I due sembrano essere agli antipodi: l’una laburista, impegnata da nni sul fronte dei diritti umani; l’altro, un fiammingo tutto d’un pezzo che pare abbia il dono di mettere d’accordo le persone quando in politica spesso ognuno avanza per proprio tornaconto.
L’elezione della baronessa, Catherine Ashton, 53 anni, ha fatto esultare le associazioni glbt britanniche che conoscono il suo impegno in patria per i diritti degli omosessuali. In tanti oggi ricordano che fu lei a impegnarsi - e parecchio - per le famiglie omogenitoriali. Ora dovrà dirigere un servizio diplomatico di 4 mila funzionari. Di brava, dicono essere proprio brava e impara in fretta. Auguri Lady Ashton e sia dura con l’italica omofobia.
Foto | !paco!
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Rio de Janeiro pare essere la meta preferita per le vacanze gay. Berlino, invece, è la capitale europea degli omosessuali. Gli omosessuali a Berlino sono trecentomila, almeno quelli dichiarati, e, come sottolinea Andrea Tarquini su La Repubblica sono “attivi [non in quel senso, ndr], fantasiosi, si organizzano sempre più”.
“Nella Germania che ha una donna dell’est cancelliere, un gay dichiarato vicecancelliere e ministro degli Esteri e altri due omosessuali maschi, decisisi da tempo al coming out, governatori (Klaus Wowereit, spd, a Berlino, e Ole von Beust, cdu, ad Amburgo), la grande svolta delle pari opportunità è anche questa: i gay vivono la città come la loro, se la sono giustamente ripresa.”
A mio avviso due sono gli aspetti importanti di questa disponibilità/possibilità a vivere liberamente la città. Il primo aspetto – esterno, diciamo così – è la presenza di servizi aperti anche al mondo gay (gallerie d’arte e librerie, club, medici e dentisti, ortopedici, psicoterapeuti e via dicendo). L’altro – più interno – è quello dell’attenzione alla persona omosessuale nella sua totalità (Vorspiel è il più importante circolo sportivo omosessuale d’Europa; Seitenwechsel è il suo equivalente per le lesbiche; Balsam è l’associazione dei gay anziani, Over the Rainbow l’agenzia di viaggi per loro; Wirtschaftsweiber è il gruppo delle lesbiche in carriera; Voelklinger Kreis è l’associazione federale dei manager gay; Queer and Kids è l’associazione che aiuta omosessuali maschi e femmine desiderosi di avere o crescere figli a mettersi in contatto tra loro, o a realizzare altrimenti il sogno).
Che ne dite di trascorrerci qualche giorno per le prossime festività natalizie? Magari poi ci raccontate come è andata.
Foto | chtfj21
È uscito in questi giorni per i tipi della Mursia il saggio di Antonella Montano dal titolo Mogli, amanti, madri lesbiche. Sentimenti, sesso, convivenza, maternità: le nuove sfide della coppia. La dottoressa Montano – antropologa e psicoteraupeta – in sette capitoli affronta il tema delle donne che amano donne, sviluppando il suo studio a partire da diverse testimonianza dirette di mogli, amanti e madri lesbiche che desiderano amare la propria partner, costruire con essa una famiglia e avere un figlio. Vengono affrontanti temi quali la sessualità lesbica, la relazione di coppia tra donne, il matrimonio omosessuale, la maternità, la fecondazione assistita, l’influenza della genitorialità lesbica sulla crescita dei figli, il punto di vista dei bambini. Molto materiale, come si può ben capire, che viene presentato sulla base dei più recenti studi scientifici senza perdere d’occhio, comunque, il lettore comune.
Abbiamo intervistato la dottoressa Antonella Montano, soffermandoci in particolare sul tema dell’omogenitorialità. Prima di lasciarvi all’intervista segnalo per gli amici di Roma che il libro sarà presentato il 5 dicembre prossimo alle ore 18,30 presso la libreria Gabi International.
Le nuove sfide della coppia: quali?
La coppia è un modo di stare insieme e, volenti o nolenti, ripetiamo il modello familiare. Questo non vale per le persone gay e lesbiche che non hanno un riferimento socio-culturale. Questa è già una prima sfida. Se poi noi consideriamo che tutte le società del mondo hanno optato per il matrimonio e che quest’istituto, al momento, non è disponibile per coppie lesbiche e gay italiane, allora il loro stare insieme necessità di altri elementi per essere stabile: questa è la vera sfida. Le coppie omosessuali si trovano dinanzi alla sfida della convivenza, del mantenimento degli impegni, della vitalità del sesso e del desiderio di maternità/paternità senza avere quel sostrato sociale e culturale delle coppie etero. E il tutto avviene all’interno di una società omofobica.
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Inizia oggi a Genova la Festa Democratica, cioè la festa nazionale del PD, che andrà avanti fino al 6 settembre. A differenza degli altri anni non ci sarà nemmeno uno spazio dedicato alla comunità gay. Lo denunciano Paola Concia e Andrea Benedino sulle pagine de L’Unità.
Per anni, prima nei DS e più recentemente nel PD, ci abbiamo pensato noi. Ogni anno, in occasione delle Feste Nazionali abbiamo organizzato dibattiti e assemblee per costringere il nostro partito a confrontarsi con le tematiche lgbt, con le nostre battaglie e le nostre speranze. Per anni abbiamo supplicato, con alterne fortune, i più autorevoli dirigenti nazionali a intervenire in questi momenti e in alcuni casi le Feste sono state un importante momento per lanciare iniziative e proposte politiche. Per questa volta non abbiamo voluto occuparcene. Così, per vedere l’effetto che fa, come direbbe Jannacci. Perché, infatti, dobbiamo essere sempre noi attraverso i nostri corpi a ricordare al nostro partito l’esistenza degli omosessuali?
Invece nulla. Non si è nemmeno preso in considerazione che lo scorso giugno a Genova si è tenuto un Pride Nazionale che ha coinvolto moltissime persone ed è stato un momento importante per la comunità glbtqqi italiana.
Continua a leggere: Festa PD 2009: nemmeno un angolino per i gay

Hanno visi puliti, giovani, belli. Di mestiere fanno i poliziotti a Southampton, nell’Hampshire. Si chiamano Ivan Sigston di 48 anni e Steven Ponder di 28 anni. Si amano da tempo e in loro è cresciuto il forte desiderio genitoriale. Così hanno chiesto alla sorella di Ponder, Lorna Bradley, di 31 anni di prestare l’utero per una gravidanza. Lorna è stata felice di accontentare la coppia ed è nato un bellissimo bambino che è stato chiamato William. A Ivan Sigston è stato concesso il permesso di paternità da parte della polizia e potrà stare a casa a curare e coccolare il pargoletto.
I due neogenitori hanno preparato le cose con cura e per William una bella stanza decorata da sembrare un bel vivaio verde, pieno di ninnoli e di soffici accoglienze. Secondo il Daily Mail che insieme alla notizia pubblica diverse foto della coppia e del neonato, la notizia doveva rimanere riservata, ma quando è venuta fuori è stata proprio la sorella a dichiararsi felice di essere ora parte della famiglia del fratello.
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Guarda fuori e Quell’abbraccio così sono i due racconti di Roberto Pellico pubblicati nella collana GayTags delle 18etrenta edizioni. In entrambi si narra della fine di una storia tra uomini: nel primo l’addio è affidato a una lettera, nel secondo a un confronto diretto tra i due amanti con in più la presenza del figlioletto di uno dei due. Testi brevi, com’è nello spirito della collana, ma non per questo meno interessanti. Anzi, dovendo essere limati per rientrare nelle sedici pagine della collana sono dei piccoli ceselli. Personalmente mi è piaciuto di più Quell’abbraccio così in cui si affronta la rottura di una coppia gay, nella quale uno dei due ha un figlio. Si legge nel racconto:
Ho provato per settimane a gridargli il mio dolore. Mi sembrava assurdo il fatto che parlasse degli “altri” come dei soli genitori “normali”. Gli ho ricordato che tra noi esistevano patti d’amore che andavano al di là dei diritti legali, e che c’erano due cuori di cui avrebbe dovuto tener conto. Non riuscivo a credere che dopo tutti questi anni la nostra storia potesse finire così, e sopratutto che volesse impedirmi di vedere Alessio. Mi sembrava inammissibile, io e Davide avevamo condiviso troppe cose per farci del male.
Roberto, presentati ai lettori di Queerblog ma in una maniera “originale” non come un curriculum.
Presentarsi è sempre una cosa difficile. Non fate prima a guardare il profilo su Facebook? Ho ventisei anni, lavoro come impiegato, mi definirei una persona normale. Mi piace “normale”, in tempi come questi pare che la normalità sia un’eccezione preziosa. Amo l’arte, qualunque forma: la poesia, la letteratura, i quadri, la gente che ha qualcosa da raccontare. Mi piacciono le storie, ce ne sono tante, solo che a volte non facciamo abbastanza attenzione per accorgercene. E poi c’è la musica con il condominio minaccia continuamente lo sfratto se non la smetto di suonare. Però cosa vuoi, le passioni sono così, quando mi siedo al piano non esiste più niente.
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