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Gli approfondimenti di Queerblog: la Chiesa di Benedetto XVI, i gay e l’Italia

pubblicato da giovanni molaschi in: Approfondimenti

Come anticipato la scorsa settimana da Robo, a partire da oggi su Queerblog.it con cadenza precisa verranno approfonditi dei temi che fanno parte dell’attualità che siamo soliti raccontare su questo sito.

La polifonia che abbiamo riscontrato nei commenti ai diversi post, che abbiamo dedicato all’inchiesta di Panorama, ci ha indotto ad approfondire fin da subito il rapporto che la comunità GLBTQ italiana ha con la Chiesa Cattolica italiana.

A soli dieci anni dal Gay Pride romano, organizzato nella capitale proprio per ricordare a chi in quel momento partecipava al Giubileo deciso da Giovanni Paolo II la presenza di gay e lesbiche all’interno della comunità cattolica italiana, qualcosa è cambiato.

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Nichi Vendola, un omosessuale a Palazzo Chigi? Voi lo votereste?

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Camp Attack

“Se uno come Vendola - senza televisioni, aziende e grandi partiti alle spalle - può vincere e rivincere nel profondo Sudest. Se uno come lui riesce farsi apprezzare e applaudire nel profondo Nordest. (Anche se il presidente degli industriali vicentini, Zuccato, ha definito la Puglia “il Nordest del Sud”).
Se questo avviene: nulla è impossibile
“. Il giudizio arriva dopo che lo scorso mese, il presidente della Regione Puglia partecipa all’assemblea annuale dell’Associazione Industriali di Vicenza. Vendola si presenta per quel che da sempre è: politico di lungo corso, omosessuale, uomo di carattere. Poeta. In quella assise lo accolgono con rispetto e finiscono per tributargli una lunga e lusinghiera ovazione.

Ieri, chiudendo a Bari la tre giorni degli stati generali delle Fabbriche di Nichi che, come lui stesso dice, somigliano ai meeting di CL, ma potrebbero essere una versione più felice e contemporanea di quello che fece Prodi prima di andare al governo, col suo Fabbricone, ha lanciato quella che ancora tutti sapevano e nessuno osava parlarne: la sua candidatura alle primarie con o senza il Pd e la corsa premierato. Ne avevamo parlato a ridosso delle elezioni regionali; lo confermarono i lettori di Polisblog, preferendo Vendola e non Bersani ad una sfida elettorale con il leader del Pdl. L’omosessualità di un politico pare non essere più un ostacolo.

“Io mi candido - ha detto il dirigente di Sel - a ricostruire il cantiere dell’alternativa, sono candidato a sparigliare i giochi del centrosinistra se il centrosinistra si presenta con una vecchia liturgia. Mi candido per sparigliare il centrosinistra se il centrosinistra si presenta senza la voglia di pronunciare le parole chiare del desiderio radicale del cambiamento. Non c’è cambiamento – ha concluso Vendola – se non si dà una prospettiva chiara di fuoriuscita dall’ergastolo della precarietà”.

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Roberto Saviano: “Quale sarebbe il reato o lo scandalo nell'essere omosessuale?”

pubblicato da giovanni molaschi in: Cronaca


In questi giorni, lo sa bene chi è solito informarsi attraverso media alternativi ad Augusto Minzolini (direttore del Tg1), avrà notato sicuramente che il concetto di etica è al centro di importanti e, ahimè, necessarie considerazioni.

In molti, come è giusto che sia, si stanno occupando di Nicola Cosentino, il sottosegretario all’Economia che nei giorni scorsi ha rassegnato le proprie dimissioni dopo essere stato indagato nuovamente (in precedenza era stato citato nelle indagini riguardante il clan dei Casalesi).

Nessuno, fatta eccezione per Roberto Saviano, è più ritornato ad occuparsi del presunto scandalo che il coordinatore regionale del Pdl avrebbe costruito con la collaborazione di altri per delegittimare il collega Stefano Caldoro, attuale Presidente delle Regione Campania.

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Gay Pride. Appello di Vendola, Concia, Luxuria: "Dopo Napoli tutti a Roma il 3 luglio"

pubblicato da mario cirrito in: Movimento In Pride we trust


Nel momento delle piazze bisogna lasciare al vento, affinché li trascini altrove, ogni acredine, incomprensione; rivolgersi alle persone che lottano per avere quello che tu stesso necessiti; invitare coloro che si nutrono di indifferenza e smarrimento per dire loro che le speranze son dure a morire, che vale sempre continuare a lottare perché quelle speranze diventino certezze. C’è sempre un buon motivo per partecipare ai Gay Pride. Uno tra i tanti è proprio la questione dei diritti legali dell’individuo, diritti di cittadinanza spronati dall’Europa, rimasti ancora lettera morta per i nostri legislatori. Irrisolto il problema delle coppie di fatto omosessuali; quello di una dignità del lavoro per le transessuali, il bullismo omofobo nelle scuole, la libera circolazione delle coppie di fatto, etc. In più si è fatto urgente un intervento legislativo per punire gli atti di violenza omofoba e ogni forma di discriminazione.

Servono a questo i Gay Pride: a risvegliare le coscienze sui diritti per le minoranze sessuali; servono a stabilire un’eguaglianza tra cittadini, tra persone, tra studenti, tra condomini. In questo strano paese l’orgoglio delle rivendicazioni per i diritti deve partire da noi, soggetto per soggetto, militante per militante, sigla per sigla, mantenendo le proprie specificità ma ruggendo coralmente per i diritti che ci facciano sentire più Europa.

Credo sia anche per questo che in occasione del Gay Pride di Roma, che si svolgerà il 3 luglio prossimo, siano scesi in campo i leaders delle organizzazioni lgbtq capitoline: Di Gay Project, con Imma Battaglia; l’Arcigay di Roma, col presidente Fabrizio Marrazzo; la deputata Pd Anna Paola Concia, Vladimir Luxuria, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Certo, che manchino altre importanti realtà come il Mario Mieli, cercheremo di capirne le ragioni. Roma dovrebbe essere la città che chiude le manifestazioni dei Gay Pride. Importante la presenza e l’adesione di Nichi Vendola che, credo, non mancherà all’appuntamento nazionale di Napoli.

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In Belgio potrebbe essere gay il prossimo premier. Si chiama Elio Di Rupo, metà italiano e apertamente omosessuale

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Mondo

E ti pareva che al Giornale, di proprietà della famiglia del nostro premier, non perdessero l’occasione di screditare un politico un po’ straniero, radici italiane, che però si guarda bene dall’esaltare quel malore politico che oramai serpeggia qui da noi; anzi se ne vuole tenere alla larga, perché dalle sue parti, in Belgio, la politica è altro che affarismo clientelare e sciacquettii di pulzelle da beauty farm. Se poi ci mettete che il protagonista di tanto vituperio è uno che si candida a diventare primo ministro, e fin lì nulla da eccepire, ma che è da sempre apertamente omosessuale, allora la questione diventa necessaria a essere screditata. O così pare!

Il politico cui il Giornale presta onorata attenzione si chiama Elio Di Rupo, nome e cognome italianissimo, figlio di immigrati che si spaccarono ossa e salute nelle miniere belghe. Di Rupo è nato a Morlanwelz, il 18 luglio 1951. Ha una laurea in chimica, ma la sua passione è da sempre la politica. Nel 1982 viene eletto deputato alla Camera dei rappresentanti belga conservando sempre il suo seggio. Nel 1999 diventa presidente del PES, il Partito Socialista belga, sempre confermato con una alta percentuale di sostenitori. La sua omosessualità è pubblica e siccome stiamo parlando del Belgio, dove gli omosessuali possono sposarsi e anche adottare, del fatto che lui ami altri uomini, non interessa a nessuno se non all’interessato.

Se i pronostici dovessero essere confermati, Di Rupo diventerebbe il primo capo di governo francofono, omosessuale, a guidare la politica belga, scalzando i fiamminghi dopo 30 anni. Per una a noi strana congettura politica, sarebbe il vantaggio dei nazionalisti fiammighi di N-Va, guidati dal controverso Bart De Wever a poter favorire proprio Elio di Rupo. De Wever è un astuto stratega che ha come obiettivo finale la scissione e l’indipendenza delle Fiandre. Ora, del perché Di Rupo faccia storcere il naso a casa nostra, è un po’ a causa del suo antico astio verso certa nostra destra; un po’ per la rabbia nostrana che vede un omosessuale diventare premier, alla faccia del tanto acclamato machismo dei nostri politici.

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Chi sono i vari politici apertamente omosessuali in giro per il mondo?

pubblicato da Robo in: Camp Attack Citizen Gay Mondo

Chi sono i vari politici apertamente omosessuali in giro per il mondo?

Tiene banco in questi giorni un discutibile sondaggio proposto da The Sun che, a seguito delle dimissioni di David Laws da viceministro, si chiedeva (e chiedeva ai suoi lettori) se un ministro potesse essere gay. La risposta per noi è scontata: certo! Forse, però, non lo è per tutti se si è sentita l’esigenza di chiederselo.

Ma quanti sono i politici apertamente gay? Quali i più famosi? Ecco una lista con alcuni esponenti politici apertamente gay attualmente “in carica”. L’elenco è in ordine alfabetico per cognome:

  • John Berry, Capo dell’Ufficio di Gestione del Personale dell’amministrazione Obama
  • André Boisclair, politico canadese
  • Anna Paola Concia, parlamentare italiana
  • Bertrand Delanöe, sindaco di Parigi
  • Alan Duncan, Ministro dello Sviluppo Internazionale del Regno Unito
  • Blanca Inés Durán, sindachessa di Chapinero/ Bogotá D. C. (Colombia)
  • Miquel Iceta, portavoce del Partito Socialista Catalano nel Parlamento catalano
  • Corine Mauch, sindachessa di Zurigo
  • Annise Parker, sindachessa di Houston
  • John Pérez, presidente dell’Assemblea della California
  • Jerónimo Saavedra, sindaco di Las Palmas de Gran Canaria
  • Ivan Scalfarotto, vicepresidente del PD
  • Johanna Sigurdardottir, prima ministra dell’Islanda
  • Gábor Szetey, segretario di Stato per le Risorse Umane dell’Ungheria
  • Nichi Vendola, presidente della Puglia
  • Ole von Beust, sindaco di Amburgo
  • Guido Westerwelle, vicecancelliere e ministro degli esteri della Germania
  • Klaus Wowereit, sindaco di Berlino
  • Pedro Zerolo, membro dell’esecutivo federale del Partito Socialista Operaio Spagnolo

Scrivete nei commenti i nomi di altri politici attualmente in carica dichiaratamente gay.

Foto | Flickr

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Nichi Vendola parla di Chiesa e coppie gay a "Victor Victoria"

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Nozze e dintorni Popular Vaticanerie Tv

Nichi Vendola parla di Chiesa e coppie gay a "Victor Victoria"

Nichi Vendola è stato ospite ieri sera nel programma “Victor Victoria” e ha anche affrontato, tra i vari argomenti toccati, quello della questione omosessualità/Chiesa. Lui è sempre stato un cattolico dichiarato, con posizioni apertamente a favore dell’attuale Papa: così, la Cabello gli ha chiesto la propria opinione sui continui e duri attacchi della Chiesa nei confronti delle coppie di fatto. E lui ha spiegato l’inutilità di atteggiamenti anticlericali:

“A questo spirito di intolleranza che a volte soffia forte in Italia, nel mondo ecclesiastico e nel mondo politico non bisogna rispondere con atteggiamenti anticlericali, con una intolleranza di segno contrario. Non dobbiamo abbattere i muri dell’intolleranza e dobbiamo discutere”

Vendola vorrebbe sfidare la Chiesa e comprendere questo senso di peccato insormontabile:

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Nichi Vendola ospite da Fazio: "Non mi sento unito agli italiani razzisti e omofobi"

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Omofobia Tv

Nichi Vendola ospite da Fazio: "Non mi sento unito agli italiani razzisti e omofobi"Appare in televisione, annunciato da Filippa mentre Fabio Fazio gongola di soddisfazione, con lo stile che oramai ci è familiare, con quei suoi capelli spruzzati dall’argento dell’età, viso pulito, orecchino, giacca e cravatta. Nichi Vendola, parla a “Che Tempo che fa”, proprio mentre su Rai Due il premier manda un messaggio alla nazione. È il 25 aprile Festa della Liberazione; ci si abitua ai proclami come alle riflessioni su una giornata che per molti è stata di sole, per altri di contestazioni. Non riusciamo quasi più a raccontare la nostra storia presi dall’acredine o dal disinvolto menefreghismo. Lui il pluripresidente pugliese dice di averlo celebrato a Marzabotto. È da subito chiaro che le domande ghiotte saranno politiche, e nello stile caro a Nichi: un racconto delle proprie (e altrui) idee su questa nostra lacerata Italia, in sospeso tra immagini neoplastiche di poetica concretezza, e l’esperienza di anni di militanza politica e di Movimento. Così, quando Fazio gli chiede un significato sul 25 aprile Nichi affascina:

“Si dice che è una festa che dovrebbe unificare gli italiani. Ci sono dei connazionali con cui non mi sento unito; se in alcune parti d’Italia si può immaginare una propensione naturale alla pulizia etnica, io non mi sento unito. Se trovo un sindaco che immagina di dover punire dei bambini per stigmatizzare l’atteggiamento delle loro famiglie, io non mi sento unito a quel sindaco. Se c’è chi pensa che l’omofobia, il razzismo, la xenofobia, la mitologia negativa del diverso, siano ingredienti con cui convivere, io non mi sento di unirmi a chi pensa che l’intolleranza sia un fatto naturale”.

L’uomo Vendola, il poeta Vendola, il politico, sta lì dentro nelle parole che pronuncia con convinzione, senza enfasi a con calore. Il rumore delle posate sui piatti a cena di amici si appiattisce e si resta attenti a quelle parole necessarie non solo a noi commensali di una domenica di festa. In una sola parola, Nichi mette tutta la sua esperienza passata al servizio degli omosessuali, mai dimentico del presente. Naturalmente è la sinistra, la sua parte politica, che lo interessa, che lo infervora maggiormente. Qualcuno già lo pensa il candidato ideale alle politiche del 2013, lo acclama seduta stante l’amico carissimo che ci ospita a cena. Contrastato da un altro che cita Saviano.

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Nichi Vendola: "Più facile dire la mia omosessualità ai preti che al partito"

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Vaticanerie Famiglie

In tempi di riflessione sul cattolicesimo, sul rapporto tra chiesa e fede, sull’essere cristiani e cattolici non rinnegando la propria condizione omosessuale, una delle voci più autorevoli del Movimento lgbtq, un poeta dei ragionamenti, parla del suo rapporto con i sacerdoti e il cattolicesimo, in forme quasi nuove di ecumenismo. In una intervista pubblicata dal “Corriere della Sera”, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, eletto per la seconda volta, nonostante gli strali di una certa sinistra, si lascia andare a riflessioni che riguardano la sua omosessualità e il rapporto con preti illuminati come il cardinal Carlo Maria Martini che, da arcivescovo di Milano, difese gli omosessuali; come il suo vescovo, Tonino Bello, ma anche figure femminili con cui ha cercato di relazionare il suo essere omosessuale con la fede. Un giovane omosessuale di altri tempi, Nichi; un politico dalle sensazioni forti, irrinunciabili, che riesce a dar valore, raccontando se stesso, alla vita degli altri.

Pietre di paragone uomini di altri tempi e riflessioni: Sergio Quinzio, Pier Paolo Pasolini, Fassbinder e Giovanni Testori; ovvero la cultura fatta passione e raccontata audacemente con la carnalità e la spiritualità. Soggetti fatti propri da Nichi che, però avverte di rifiutare la loro visione del senso di colpa. Lo ebbe Pasolini che quella omosessualità la incarnò nella madre verso il Golgota; e lo ebbe Testori nelle sue tante preghiere-teatro che cercano un pudore, quasi un perdono. Per non parlare di Fassbinder che trascinava tutto nell’autodistruzione dei sensi.

“Sono sempre stato cattolico e omosessuale, non l’ho mai nascosto - dice Nichi -. E dichiararsi non è pettegolezzo. È carne, fatica, sangue, dolore, emarginazione, offese, violenza. Sono sempre stato anche cattolico e comunista, come la mia famiglia. Ed è stato forse più facile dire la mia omosessualità ai preti che al partito. Ho parlato della mia omosessualità con molti preti, con uomini e anche con donne di Chiesa — racconta Vendola —. Non mi sono mai sentito rifiutato. Sono state anzi interlocuzioni belle, profonde. La Chiesa è un universo ricchissimo e complicato, non riducibile a nessuna delle categorie politiche che usa la cronaca. Nella Chiesa ci sono molte sensibilità, molte cose; e qualcuna crea dolore e tristezza, quando evoca stereotipi pseudomorali che non hanno solo l’effetto di indicare identità ideologiche, ma anche di ferire la vita delle persone”.

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Italo Bocchino (Pdl): "Direi sì a un premier gay. Se gli uomini vanno a trans colpa del femminismo"

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Cronaca

Le spara grosse sugli uomini del Carroccio, tanto da urtare qualcuno; dice la sua sulle frequentazioni ai trans che chiama “travestiti” e sulla possibilità remota di avere un premier omosessuale. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, napoletano, classe 1967, intervistato da Klaus Davi per KlausCondicio, si lascia andare a riflessioni che riguardano la vita politica del nostro Paese, un po’ confondendo le cose, come quando assimila travestitismo e transessualità e un po’ fa emergere la sua parte di buonismo politico, dicendosi sereno e collaborativo nel caso in cui dovesse accadere di eleggere un premier omosessuale.

“Sono contrario a qualsiasi forma di discriminazione - ha affermato il deputato a Davi - e se un premier omosessuale venisse eletto dal popolo avrebbe tutto il diritto di governare il Paese. Sono contro le discriminazioni per l’orientamento sessuale. Detto questo, non considero che la cosa sia semplice; anzi, sul piano del costume non lo è certamente, ma non ci troverei nulla di strano”.

Immagino, qualche vespaio questa dichiarazione lo susciterà se, come afferma successivamente il deputato ex missino, le porte rimarrebbero chiuse invece ad una possibile candidatura di un leghista, questo perché dice:

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