
Il cardinale, le trans e le suore. Non, non vi spaventate: non è il quadretto di un sordido incontro smascherato da Vittorio Feltri, ma una foto ricordo scattata a Genova, che ci restituisce il cardinale Bagnasco in una dimensione dolce di pastore, vicino anche alle persone omosessuali e trans. Niente di più distante dall’acrimonia di altri presuli, come monsignor Scatizzi.
Il presidente della Cei, che è anche vescovo di Genova, ha incontrato un gruppo di trans dei vicoli, dell’associazione Transgenere, durante una visita pastorale alla parrocchia di San Siro, grazie alle suore contemplative. E, secondo le parole di Regina Satariano, il cardinale
«è stato molto cordiale, ha stretto la mano a tutti. Sicuramente non ha condiviso la naturalezza del mio essere transessuale, ma siamo riusciti a dialogare. Vorrà dire che aspetteremo magari cent’anni, come secoli ha atteso Galileo prima che di essere accettato dalla Chiesa. Siamo convinte di essere nel giusto».
Un segnale di apertura e comunque di accoglienza da parte del massimo esponente dell’episcopato cattolico in Italia. Ai gay e alle trans credenti farà sicuramente piacere; anche se noialtri preferiremmo più incontri pastorali e meno ingerenze pubbliche da parte delle gerarchie cattoliche. In ogni caso, meglio un cardinale che incontra le trans e si fa fotografare con loro, piuttosto di uno che addita gay e trans come creature del demonio.
Continua a leggere: Il cardinale Bagnasco incontra le trans di Genova

Tutti i vescovi della chiesa cattolica la pensano come monsignor Scatizzi? O sono allineati sulle posizioni più conservatrici? Non possiamo dirlo affatto, anzi a smentire questa ipotesi arriva a proposito l’intervento di un vescovo alla riunione del gruppo di gay cristiani “Il Guado”, a Milano.
Monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, ha partecipato ieri all’incontro del gruppo milanese, per raccontare la sua esperienza del Concilio Vaticano II, quando l’allora giovane vescovo citò l’opera di Antonio Rosmini, allora messa all’indice dei libri proibiti.
Un vescovo che non è nuovo, quindi, al coraggio di prendere posizioni non del tutto in linea con la gerarchia o con la Curia, pur rimanendo pienamente dentro la comunione cattolica. Lo ha dimostrato anche nel suo ultimo libro, che si intitola non a caso In dialogo con i lontani. Memorie e riflessioni di un vescovo un po’ laico.
Monsignor Bettazzi in passato si era espresso a favore di un riconoscimento per le coppie di fatto e comunque con la sua presenza ieri al Guado testimonia una vicinanza non pietosa, non distante da un gruppo di fedeli che hanno un orientamento sessuale diverso, ma credono nello stesso Dio.
Continua a leggere: Milano: un vescovo cattolico alla riunione gay del Guado

Tornano le polemiche, gli articoli di giornale, le proteste in Rete sulle dichiarazioni anti-gay di vescovi cattolici, di siti cattolici tradizionalisti, di ambienti clerico-conservatori. Stavolta, ci racconta Repubblica, un vescovo emerito (cioè in pensione), monsignor Simone Scatizzi, ha tuonato dalle colonne di Pontifex, sì ancora lui, il sito dei conservatori cattolici sempre attenti - in modo quasi ossessivo - al mondo gay.
Secondo Scatizzi i “gay conclamati” non dovrebbero ricevere la comunione perché sono “in stato di disordine” e darebbero “grande scandalo”. Sinceramente in queste parole non mi sembra di vedere nulla di nuovo, anzi è l’ennesimo ritornello trito e ritrito, condito dal pietismo e paternalismo per cui
“con gli omosessuali è necessario usare delicatezza e misericordia e alla fine il giudice ultimo è Dio, pertanto sulla Terra nessuno è autorizzato ad emettere sentenze”
Continua a leggere: "Niente comunione ai gay!". Ma quanto valgono gli attacchi della chiesa?
Correva l’anno 2005 e l’allora vescovo di Pistoia, Simone Scatizzi, prese carta e penna e scrisse una lettera al consiglio comunale della cittadina toscana nella quale criticava una mozione che preludeva all’approvazione del registro delle unioni civili. Nella sua lettera Scatizzi parlava di “svilimento della mascolinità”, di “confusione dei generi” e di una società che si va sempre più “femminilizzando”. La prova di questo fatto sarebbe che gli uomini spendono sempre più in cosmetici vari, parrucchieri e chirurgia estetica.
Passano gli anni, monsignor Scatizzi va in pensione, ma le sue idee rimangono ben vive. Così oggi il settantontenne vescovo in pensione continua a riflettere sulla virilità maschile – lui, uomo in gonnella, come gli si fece notare nel 2005 – e sul fatto che non esistono più i papà di una volta: colpa dell’accentuazione della femminilità innaturale negli uomini che spesso fanno perdere loro la caratteristica della virilità, ne riduce la dimensione maschile e, ovviamente, dell’omosessualità dilagante:
Credo che da quello stato [l’omosessualità, ndr] sicuramente anormale si possa guarire e convertirsi. Il dato oggettivo, che comunque non va anteposto a quello individuale e soggettivo, è che la pratica degli atti omosessuali, peccato gravissimo, ci allontana da Dio. Ma con la stessa fermezza dico che a noi uomini nessun giudizio di condanna è lecito, dovendoci rimettere alla valutazione e alla misericordia di Dio, cui spetta la parola definitiva. Sicuramente la omosessualità è una condizione patologica, in qualche caso dipende da disfunzioni genetiche, ma la maggioranza è riconducibile a condotte disordinate, caotiche, sfrenate, da non incoraggiare. Scelte di vita assolutamente fuori da ogni etica.
Certo, per uno per cui è “un vero dramma, con possibili ripercussioni sulla unità della famiglia, quando il marito, anche per prendere un caffè, deve chiedere il denaro alla moglie” non è che ci potesse aspettare qualcosa di diverso. Almeno ha avuto la buona creanza di non condannarci…
Foto | Gay Lesbiche Prato