
Ad una settimana dalle dichiarazioni di Riccardo Missiato, sindaco di Spresiano secondo il quale agli omosessuali dovrebbe essere vietato il campeggio sulle rive del Piave, il diretto interessato ha ridimensionato le proprie, omofobe, posizioni.
Secondo quanto riportato da gaywave.it, il primo cittadino veneto durante lo scorso fine settimana avrebbe precisato che per lui l’omosessualità non è una malattia e che le dichiarazioni riportate dalla stampa si riferivano, in realtà ad un ragionamento più ampio fatto sulla prostituzione maschile e femminile.
“La premessa che vorrei sottolineare – ha dichiarato Riccardo Missiato - è che non ritengo l’omosessualità una malattia, anzi ho il massimo rispetto per le persone e per i loro orientamenti sessuali. La mia azione amministrativa è volta a marginare un fenomeno ormai insopportabile di prostituzione femminile e maschile presente nel nostro territorio e che ha raggiunto un degrado morale inaccettabile”.
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Non è passato neanche un mese dall’ultima volta in cui il Governo nazionale, che teoricamente dovrebbe occuparsi della risoluzione della crisi economica, si è dovuto occupare di un caso di discriminazione ai danni di un omosessuale.
In attesa di capire come l’amministrazione Berlusconi intenderà rispondere a Gabriele, il ragazzo gay a cui è stato vietato donare il sangue (e di cui abbiamo già raccontato qui la risposta ufficiale dell’Avis, qui la cronaca della vicenda e qui del silenzio del Ministro della Salute Ferruccio Fazio), il Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, su esortazione di Arcigay, dovrà spiegare perché il sindaco di Spresiano ha potuto sostenere pubblicamente che gli omosessuali sono malati.
Le dichiarazioni fatte da Riccardo Missiato, malgrado l’intervento di Paola Concia, non hanno svegliato il Partito Democratico, il cui intervento è stato fondamentale alla vittoria politica del primo cittadino omofobo.
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La precaria stabilità del Governo Berlusconi per molti componenti della maggioranza costituisce un alibi. Una pericolosa scusante. Di quanto successo a Gabriele, il ragazzo omosessuale a cui è stato vietato donare il sangue a causa della propria sessualità, il Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna non ne ha parlato in questi giorni malgrado sia lampante il caso di discriminazione.
Il silenzio dell’esponente politico non è l’unico del Governo Berlusconi di cui bisogna indignarsi. Il Ministro della Salute Ferruccio Fazio, malgrado il pubblico disappunto di Alessandra Cerioli (Presidente della Lila), non ha spiegato perché l’amministrazione, di cui fa parte, ha deciso di disertare la diciottesima conferenza mondiale sull’Aids.
L’omertà adottata dal responsabile della sanità italiana non è giustificata nemmeno da ipotetici appuntamenti vacanzieri. Il Ministro Fazio, come raccontato in più occasioni dai mass media nei giorni scorsi, recentemente si è attivato affinché nelle corsie ospedaliere scompaiano le cravatte intrise di germi.
Come ha evidenziato Desperate Gay Guy nella piazza mediatica è scesa la chiesa cattolica contro la Carfagna, rea di aver difeso i gay e di aver definito gioioso il Pride.
Il popolo femminile di Facebook non ci sta a questa denigrazione della Carfagna, sia perché ha detto cose giuste, sia perché siamo al solito problema medievale delle donne che devono tacere:
Eccoci quindi, nostro malgrado, ricatapultati in epoca medievale, con tanto di tribunale inquisitorio, composto da tutti e soli uomini, Giovanardi compreso, ad intimare con parole decisamente aggressive (una volta c’era la tortura) la conversione e la penitenza della strega di turno, peccatrice che verrà perdonata, nella infinita misericordia della Chiesa, ma solo se rinnega ciò che ha detto. Solo se smentisce di avere un suo pensiero che, ogni tanto, si distacca da quello che gli uomini al potere le hanno scritto sul copione.
Continua a leggere: Facebook sostiene la Mara Carfagna che difende i gay

Pochi giorni fa vi avevamo parlato del problema degli affitti di appartamenti negati ai gay: grandi città esplicitano nell’annuncio di non volere inquilini omosessuali. Ne è nata una forte polemica, nella quale anche Mara Carfagna ha voluto sottolineare l’assurdità di tale richiesta:
“Sono episodi inaccettabili, indegni di un paese civile e democratico come è il nostro”
Il ministro che prende pubblicamente le nostre difese, dopo un video contro l’omofobia? Qualcosa di inaccettabile per la Chiesa che, dal suo solito sito, non risparmia critiche e parole velenose contro di lei. E non si limitano ad una critica, bensì ad una serie di accuse anche pesanti:
Continua a leggere: Attenzione attenzione: la Chiesa contro Mara Carfagna!

E’ tornata alla ribalta la moda di negare gli affitti a gay, nelle piccole e grandi città. Se alcuni annunci chiedono espressamente un coinquilino gay, molte altre invece negano specificano di non essere interessati ad avere omosessuali in giro per la stessa casa. Forse l’immaginario e il luogo comune “gay = sesso” intimidisce chi affitta: si pensa che la casa possa diventare un porto di mare di incontri e avventure di una notte. Anche la Carfagna si espone contro questo fenomeno sempre più in aumento:
“Sono episodi inaccettabili, indegni di un paese civile e democratico come è il nostro”
Mi verrebbe da sottolineare che non è solo per questi epidosi che il nostro paese non sia ultimamente così “civile” (restando in argomento Lgbt, le varie aggressioni ai danni di gay)… Luxuria, sebbene abbia trovato casa da ragazza, senza difficoltà, si associa alla protesta:
Continua a leggere: No case in affitto ai gay. Anche la Carfagna protesta

Domani, sabato 26 giugno 2010, sfilerà il Gay Pride a Napoli e le polemiche nate nelle scorse settimane, non solo non accennano a diminuire, bensì sembrano accendersi ed alimentarsi giorno dopo giorno. Contemporaneamente, aumentano anche le aspettative per questo corteo che dovrebbe ospitare circa 30.000 persone (anche se l’ottimista direttore artistico del Gay Pride, Andrea Canavesio pensa che possano arrivare anche in 200.000 vista l’elevata attesa).
La scelta di tornare a Napoli dopo 14 anni dall’ultimo Gay Pride sembra interessare molte persone, disposte a partire anche con i propri mezzi da città lontane pur di partecipare all’evento e ribadire i propri diritti. E le voci di dissenso non accennano a diminuire, anzi, diventano sempre più furiose, l’esatto opposto del senso pacifico dei manifestanti. Il consigliere regionale del Pdl Pietro Diodato non ha mezzi termini nel descrivere il suo pensiero:
“Il cosiddetto Gay Pride, ma per meglio dire, l’esibizione gay prevista in città, offende Napoli ed i napoletani e rende colpevoli gli amministratori consenzienti. Nel primo caso attribuisce alla nostra città un profilo di intolleranza estraneo alla sua cultura ed alla sua tradizione. A meno che non si vogliano addirittura condannare le sue profonde convinzioni religiose. Nel secondo caso, attraverso l’adesione dei suoi amministratori, legittima una manifestazione che, surrettiziamente, si propone di difendere alcuni valori o pseudo tali, mentre in realtà rappresenta un’altra tappa verso l’accreditamento di una condizione, quale quella omosessuale”

Detto e (non) fatto. Mara Carfagna aveva ammesso di aver cambiato idea e opinioni sui gay dopo un incontro illuminante con Paola Concia e le altre associazioni gay. Chiedeva addirittura scusa per non aver compreso, fino ad allora, situazioni e condizioni del popolo omosessuale, proprio (guarda caso) durante la Giornata nazionale contro l’omofobia. E invece, ecco il cambiamento di rotta nel suo pensiero: durante un’intervista a Famiglia Cristiana (…), il ministro ha nuovamente ripetuto la propria (solita, vecchia) opinione sui matrimoni Lgbt:
“Resto contraria a equiparare le unioni omosessuali con il matrimonio. Sono invece aperta a discutere il riconoscimento di alcuni diritti come la possibilità di visitare il partner in ospedale e in carcere, oppure il diritto di subentrare nel contratto di locazione”
E dopo aver letto la sua dichiarazione, la prima domanda che mi sorge è l’uso del verbo “equiparare” legato al termine “matrimonio”. Come se, insieme, le due possibilità facessero attrito come l’acqua e l’olio. Poteva mancare, successivamente, la solita frase fatta perbenista? Ovviamente no…
Continua a leggere: Mara Carfagna ritratta: "Unioni omosessuali non equivalgono al matrimonio"

Il giovane 22enne vittima di un’aggressione la scorsa settimana, a Roma, e nemmeno aiutato dai clienti di un bar poco distante che si sono rifiutati di porgergli dei fazzoletti per tamponare sangue e ferite, è stato dimesso dall’ospedale e resta a casa sua, insieme ai familiari, senza però esporsi pubblicamente per non ostacolare le indagini. Ma lancia un appello, direttamente al Presidente del Consiglio:
“Volevo ringraziare Gay Help Line per il sostegno ricevuto e tutte le istituzioni per la solidarietà espressami, però credo ci sia bisogno di azioni concrete e volevo fare un appello al presidente Berlusconi affinché venga approvata la legge contro l’omofobia e nello stesso tempo mi auguro che le forze dell’ordine risolvano il mio come tutti gli altri casi irrisolti. Come atto di civiltà spero che ci sia una partecipazione attiva al prossimo Gay Pride di Roma del 3 luglio dove sicuramente parteciperò anche io”
Infine il commento di Vladimir Luxuria che riprende il concetto espresso da più esponenti politici: è ora di smetterla di esprimere solidarietà solo in questi casi ed è il momento di agire concretamente:
“Tutti i recenti casi di violenza contro gay e trans hanno due fattori comuni: la giovane età e l’agire in gruppo contro una sola persona che dimostra più vigliaccheria che virilità. Purtroppo la promessa del ministro delle Pari opportunità di presentare una proposta di legge a marzo sull’omofobia è ancora disattesa e mi auguro che alle chiacchiere inutili di solidarietà seguano presto fatti concreti che facciano sentire meno impunito il crescente popolo di omofobi”
Via | Corriere
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Dopo la notizia dell’aggressione ad un ragazzo gay a Roma, nella notte tra il 25 e il 26 maggio che ha rischiato di perdere un occhio, ecco le parole di alcuni esponenti politici e di associazioni Lgbt italiane.
Fin dal commento di Aurelio Mancuso è evidente la necessità di agire concretamente e non parlare solo teoricamente di quanto sia criminale e feroce la violenza omofobica in Italia:
“Ricomincia l’estate e ricompaiono con più frequenza a Roma e in Italia le aggressione ai danni delle persone omosessuali. Non sappiamo se sia il caldo a dare la testa, di certo le bande composte spesso da giovani e giovanissime continuano ad agire indisturbate, sicure di non essere individuate e nel caso di non subire eccessive conseguenze. Nell’esprimere la mia solidarietà nei confronti del ragazzo aggredito, faccio appello al Governo, in particolar modo al ministro delle Pari Opportunità, affinchè come gesto di chiara volontà politica di agire, si approvi con urgenza un decreto legge che introduca l’aggravante per i reati da odio ai danni delle persone omosessuali e transessuali”